Madame sbarca a Sanremo, Francesca l’accompagna sul palco più impietoso di Italia

Per non fermarmi a pensare che questo Sanremo è un’anomalia, che non potremo festeggiarlo insieme in tanti, rumorosi e abbracciati, divertiti e ilari, come negli ultimi quarant’anni circa, mi rifugio nei dettagli. Mi dedico ad una riflessione (detta così sembra seria, ma non lo sono io, perciò…) sulla performance della mia cantante preferita di quest’anno, di cui ho già parlato qui: Francesca, in arte Madame.

Grandi aspettative per questa performance. 

Un segno dei tempi che Madame, il cui primo vero disco non è ancora uscito, sia sul palco dell’Ariston, acclamata come una diva consumata.
Il disco uscirà il 19 marzo. Si l’onomastico dell’anonimo estensore di questo blog. Sarà un caso?

Francesca ha solo 19 anni, ma Madame gioca con la musica e l’intelligenza con una maturità ben più corposa.

A Sanremo si è presentata vestita di specchi, un mosaico classico monocromatico in cui altri ventenni si potessero riflettere e ritrovare. 

Ha portato una canzone difficile, una canzone da riascoltare più volte. 

Un testo denso, con tanti riferimenti, come ormai ci ha abituato. (In fondo al post lascio il testo intero).

L’ha cantata nel suo specialissimo modo, fatto di metrica spezzata, inconsueta, di accenti scivolati (swing?), passando dal canto al sussurro. La definiscono rapper, ma è una definizione limitativa.
La musica del pezzo con i suoi segmenti elastici, trattenuti e poi rilasciati nel ritornello completa la rappresentazione di una incertezza, di un bivio, di una scelta.

Sulla sua canzone più volte si è avvoltolata, fisicamente proprio, quasi volesse proteggerla maternamente dalle cattive occhiate, dalle parole feroci, dalle insensibili risate.

Influenzato da una sua intervista Instagram, rilasciata prima dell’esibizione, ho seguito la performance di ieri sera.

Nel testo ho ritrovato Madame e Francesca. Ho ascoltato un dialogo tra la maschera ed il volto, tra la persona e l’idolo, tra Francesca e Madame, la sua voce.

Francesca teme e desidera che la sua voce si allontani, che crescendo cambi. Comprende di essere nascosta, protetta da ciò che la sua voce rappresenta. Teme di perderla, di perdere la sua creatività, la sua vitalità, di rimanere schiacciata nell’ombra, una volta che questa sia andata via.

Negli occhi delle serrande
Si stenderanno e io sparirò
L’ultimo soffio di fiato
E sarà la voce ad essere l’unica cosa più viva di me

Ma al tempo stesso desidera liberarsi di questa ingombrante altra lei, che la oscura, la ignora, la ricaccia dentro, la priva dell’amore degli altri che ora amano solo Madame, e non vedono più Francesca.

Fumo per sbarazzarmi di lei, ma torna da me

Questa dicotomia è illusoria. Madame non è altra da Francesca, è una parte di lei, non sappiamo se la migliore, ma è lei.

Dove sei finita, amore?
Come non ci sei più?
E ti dico che mi manchi
Se vuoi, ti dico cosa mi manca
Adesso che non ci sono più
Adesso che ridono di me
Adesso che non ci sei più

Inutile allontanarla, inutile affrancarsene, è lei. Francesca è Madame.

E se negli occhi delle serrande
Si stenderanno e io sparirò
L’ultimo soffio di fiato
Darà la voce a quella che è l’unica cosa più viva di me
Voglio che viva a cent’anni da me
Perché in giro mi chiedono di me
E mi chiedo di te anch’io

Fare pace con se stessa, con il proprio idolo è il modo migliore per affrontare la molteplicità  (un bosco) dei possibili esperimenti di se stessa.

Baby, ti ho cercata in ogni dove
Nelle corde di gente che non conosco
Ma, in fondo, bastava guardarsi dentro più che attorno
Sei sempre stata in me e non me ne rendevo conto


Ed ancora


In un bosco di me
C’è un rumore incessante e lo faccio da parte
Tu sei la mia voce

E per sempre sarà, sì, per sempre sarà
Che tu sei la mia voce

Il video ufficiale della canzone è una conferma. Nel video si alternano momenti da Madame, con momenti di Francesca. In un paio di occasioni Francesca/Madame è con la madre (pasolinianamente?). Francesca trova la sua voce, la voce della sua anima in Madame. Sono e resteranno indissolubili.

La sua voce è quella che abbiamo imparato a riconoscere, ad amare. La sua voce che si inerpica sugli accenti, che tronca le parole, lasciandoci incuriositi.

Sia nell’esibizione sul palco, sia nei video, sia sul suo canale Instagram Madame fa un uso “sincero” della sua immagine. Non insegue un corpo modellato dall’appiattimento culturale edonistico imperante. Non nasconde l’unicità dei suoi denti, del suo sorriso. Non tormenta i suoi capelli dentro modelli e stili imposti.

Tutti questi elementi vengono usati con naturalezza e compongono la sua immagine, ormai iconica. E’ una liberazione dalla costrizione dei modelli.

Non nasconde nemmeno i suoi riferimenti culturali, inconsuetamente non banali. 

Nei testi delle sue canzoni e nei suoi interventi social, su Instagram, nelle nuove stanze di ClubHouse dov’è perfettamente a suo agio, usa un linguaggio costruito, sintassi e logica svelano una capacità di riflessione più profonda.

Su ClubHouse l’ho sentita divertirsi, ridere e condividere arte e musicalità con altri giovani artisti, sprizzando l’entusiasmo della sua età. 

Ma in altre stanze l’ho sentita pure prendersi cura, ascoltare, intimamente, i suoi giovanissimi fan, che esprimevano a lei disagi che forse non avrebbero saputo esprimere ad altri. In quelle occasioni l’ho sentita sforzarsi di aiutare questi giovanissimi, a credere in loro stessi, l’ho sentita manifestare lei per prima uguali disagi, per usare l’identificazione e poter porgere loro messaggi delicati, non invasivi, rispettosi, ma sinceri e capaci di aiutare. Toni caldi, parole giuste, capacità di creare metafore, di proporre strade e vie, possibili. 

Il modello che propone ai suoi followers non è un modello canonico, e perfetto, stretto dentro misure, angolazioni, profili codificati. In tutte le sue manifestazioni propone una possibilità di vita umana, libera, consapevole, in pace con se stessa. Invita tutti a trovare la propria voce e a difenderla, ad amarla, perché è la propria, e a fregarsene degli occhi delle serrande.

Madame mi ha adescato con il Modern Jazz Quartet. Oggi continua a tentarmi con lo spirito pirandelliano del dualismo maschera volto, con l’accento pasoliniano della madre reale in carne ed ossa a dirmi che in fondo questo dualismo è fittizio e che vita e arte non possono separarsi.

Se tutto ciò è veramente farina del suo sacco, del suo estro, del suo genio, siamo davanti ad un talento inarrestabile che troverà sempre forma per esprimersi.

Altrimenti, vuol dire che la prima serata di questo Sanremo mi ha annoiato molto e questo post è solo wishful thinking.

Mi ricordo di te, ah
Ricordo i mille giri sulle giostre su di te
Ho fatto un’altra canzone, mi ricorda chi sono
Ho messo un altro rossetto sopra il labbro superiore
[Pre-Ritornello 1]
Negli occhi delle serrande
Si stenderanno e io sparirò
L’ultimo soffio di fiato
E sarà la voce ad essere l’unica cosa più viva di me
Voglio che viva a cent’anni da me
Voglio rimanga negli anni con me
Fumo per sbarazzarmi di lei, ma torna da me
[Ritornello 1]
Dove sei finita, amore?
Come non ci sei più?
E ti dico che mi manchi
Se vuoi, ti dico cosa mi manca
Adesso che non ci sono più
Adesso che ridono di mе
Adesso che non ci sei più
Non so sе
Ti ricordi di me
Quanto è bello abbracciarmi
Per sentirti un po’ a casa
Sarà bello abbracciarti
Dirti: “Mi sei mancata”
In un bosco di me
C’è un rumore incessante e lo faccio da parte
Tu sei la mia voce
[Strofa 2]
Mi ricordo di te, ah
Mi vedevano ridere sola, ma eri te
Ho baciato un foglio bianco e la forma delle mie labbra
Ha scritto da dove nasci tu e che non morirai
[Pre-Ritornello 2]
E se negli occhi delle serrande
Si stenderanno e io sparirò
L’ultimo soffio di fiato
Darà la voce a quella che è l’unica cosa più viva di me
Voglio che viva a cent’anni da me
Perché in giro mi chiedono di me
E mi chiedo di te anch’io
[Ritornello 2]
Dove sei finita, amore?
Come non ci sei più?
E ti dico che mi manchi
Se vuoi, ti dico cosa mi manca
Adesso che non ci sono più
Adesso che ridono di me
Adesso che non ci sei più
Non so se
Ti ricordi di me
Quanto è bello abbracciarmi
Per sentirti un po’ a casa
Sarà bello abbracciarti
Dirti: “Mi sei mancata”
In un bosco di me
C’è un rumore incessante e lo faccio da parte
Tu sei la mia voce
[Bridge]
Baby, ne ho fatte
Baby, ne ho fatta di strada, uh
Baby, ti ho cercata in ogni dove
Nelle corde di gente che non conosco
Ma, in fondo, bastava guardarsi dentro più che attorno
Sei sempre stata in me e non me ne rendevo conto
[Ritornello 3]
Dove sei finita, amore?
Come non ci sei più?
E ti dico che mi manchi
Se vuoi, ti dico cosa mi manca
Adesso che non ci sono più
Adesso che ridono di me
Adesso che non ci sei più
Io so che
Ti ricordi di me
Perché è bello abbracciarmi
Per sentirti un po’ a casa
Ti ricordi le notti
Che urlavamo per strada?
Ma nel bosco di me
Ora siamo tornate e per sempre sarà
Che tu sei la mia voce
[Outro]
Che noi siamo tornate
E per sempre sarà, sì, per sempre sarà
Che tu sei la mia voce

VOCE – MADAME

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3 pensieri su “Madame sbarca a Sanremo, Francesca l’accompagna sul palco più impietoso di Italia

  1. Ancora una volta non deludi le aspettative, così come Francesca. Questo post merita di essere letto da Madame, quanto “la voce” merita l’ascolto di Gingolph e dei suoi fan.

  2. Gingolph, il tuo è un quadro dipinto con le parole, dove le parole e le atmosfere create sono spesso accecanti. La tua facilità di sciogliere in parole le tue emozioni è enorme.
    Esaminando il personaggio Madame, sembrerebbe figlia dei nostri giorni, fresca viso pulito, immagine curata con un corpetto provocatorio, dove fra il luccichio dei lustrini si ergono i seni e l’ombelico in bassorilievo, simboli di maternità ed erotismo, con cui la nostra diciannovenne gioca senza pudore, affidando la sua bisessualità alle penne dei cronisti.
    Mi schiaccia la sicurezza ed l’incoscienza con cui questi nuovi artisti calcano il palco sacro, da sola a piedi nudi, evocando una liberta di espressione che dal pavimento della sua stanza di casa si trasferisce all’università della musica. Nessun timore, sfrontatezza e quasi arroganza nel trammettere il suo messaggio, i tempi di non ho l’età sono così lontani e quasi irrazionali al confronto.
    Madame è una rapper che si intinge nelle tendenze Urban e moderne, nuova espressione del modo di fare musica, sempre legato ad un messaggio che va oltre il testo, e che si lega al personaggio spesso in evoluzione. Non ha una voce esplosiva, ne può e potrà fondare il suo successo su questo, vedremo se sarà meteora, sono curioso di seguire i suoi cambiamenti. Sono certo che nessuno ha recensito con tanta cura e maestria Francesca Calearo, e che il tuo regalo arrivi a lei.

    1. Certamente è ancora troppo presto per concludere se i talenti espressi nelle sue canzoni edite nel frattempo che esca il disco, siano sopravvalutati o effimeri.
      The answer is blowing in the wind

      Ascoltandola cantare, ascoltandola parlare sui social, ho individuato alcuni elementi che mi spingono a propendere per un robusto talento genuino, fatto di consapevolezza e riferimenti culturali, di senso musicale (melodie e ritmi, oltre il rap), di voce curiosa, manovrata, elaborata.
      Questi talenti possono evolversi e raffinarsi, o disperdersi e svuotarsi, certo.
      Oggi non lo sappiamo.
      La performance di giovedì, con la cover di Celentano, ha rafforzato la mia sensazione. Come ha spiegato lei stessa dopo, sul palco dell’Ariston, una studentessa dell’ultimo anno, in attesa della maturità ci ha raccontato che il mondo va avanti ma la scuola no. E la sua voce è stata netta, diretta, pronunciando parole incomprensibili, ma concetti chiarissimi (in piena aderenza al modello Celentano).
      Sulla maglietta portava ricamate queste parole:
      “A volte mi chiedo perché, non sentendo necessario parlare agli altri, lo faccia così sovente e con tanto amore”

      Sovente… a diciannove anni, oggi…

      Meteora?
      Ai posteri l’ardua sentenza

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