Si Fallor Sum – Crossroads di Jonathan Franzen – Einaudi

Della famosa trasmissione di Canale 5 “C’è Posta per te”, sapientemente guidata da Maria De Filippi, si può parlare molto bene o molto male. Non sono ammesse mezze misure. Uno dei punti di forza è la capacità di raccontare e di incidere nelle storie familiari degli ospiti, della conduttrice. Avanzando a larghe falcate per lo studio, con il suo inconfondibile tono di voce, riempie di senso e di vissuto quelle facce, spesso attonite, che aspettano un verdetto dall’altra parte della busta.

Quella trasmissione vive di storie, di storie di famiglie, raccontate ed agite. Non importa che siano vere, importa che siano raccontate, lacrimate, spiattellate, rappresentate. Attraverso quelle storie e quelle famiglie Maria De Filippi incatena innumerevoli spettatori davanti alle tv.

La forza del romanzo, che, pur pieno di medici dotti e sapienti al suo capezzale, non morirà mai, sta nelle storie, nel racconto di quelle storie, nel tono di voce, nei dettagli che le rendono credibili. Un Maestro nella costruzione dei personaggi e nel racconto delle loro storie è Jonathan Franzen. Chi ha letto “Le correzioni” è rimasto incantato da questa sua magistrale capacità.

Alla fine di questa secondo anno di pandemia il Maestro è tornato. Con “Crossroads” viene a raccontarci un’altra famiglia, gli Hildebrandt. Un pastore, sua moglie e quattro figli. Ancora una famiglia, ancora una analisi di una famiglia. Per Franzen la famiglia è il campo di approfondimento privilegiato per indagare l’animo umano, per raccontarne la storia e l’evoluzione.

“Allora parti subito, disse Felipe. Niente è piú importante della famiglia.” 

I sei personaggi centrali di questo romanzo, di questa storia, di questa famiglia, vengono raccontati in una fase della loro vita molto importante. Negli anni settanta americani, nel periodo in cui la società occidentale affronterà alcuni importanti cambiamenti, anche gli Hildebrandt, tra Indiana, Illinois e Arizona, si troveranno davanti al loro incrocio stradale, quello che definirà per sempre le loro vite future.

Il racconto si dipana per poco meno di un migliaio di pagine. 

E’ lungo? 

Si, inevitabilmente lungo. 

Ma come le stampanti ad aghi, che nascevano negli anni in cui questa storia si sviluppa, passavano e ripassavano più volte sulle singole linee per aumentare la definizione del risultato finale, così Franzen, passa e ripassa sui singoli personaggi, sui singoli elementi, che dissemina tra una pagina e l’altra, per completare un quadro rotondo, pieno, di ognuno di essi. Solo questo lavoro sistematico di costruzione della psicologia dei personaggi, delle loro storie pregresse, delle loro interazioni, delle cose dette, delle cose non dette, può rendere così fluida e così credibile la concatenazione degli eventi che contestualmente porterà tutti davanti al loro incrocio. La lunghezza di questo lavoro e il suo dettagliato sviluppo sono la premessa per l’altissima definizione con cui viene raccontato il finale, l’incrocio, l’attraversamento e la strada percorsa dopo. 

In questa storia il fulcro passa attraverso due pulsioni fondamentali: il sesso e la religione. Non solo ovviamente per il pastore e sua moglie, ghost writer di sermoni folgoranti. Ma per tutti i personaggi e per tutte le comunità raccontate nel romanzo. La comunità parrocchiale, la comunità navajo in Arizona, i vari gruppi sociali che si intersecano in questo lungo racconto.  

Franzen racconta di una religione antica e moderna insieme, dove si sperimentano nuove strade, nuovi incroci, e ci si confronta con il peso ed il valore della tradizione.

“L’idea era che Dio andava cercato nelle relazioni, non nella liturgia e nei riti, e che il modo di venerarLo e accostarLo era emulare il modo in cui Cristo si relazionava con i suoi discepoli, esercitando la sincerità, il confronto e l’amore incondizionato.”

Tra le relazioni che Franzen indaga con il suo acume, con la sua penna felice e libera, fluida e trascinante, le predilette sono quelle intrafamiliari. La relazione tra i coniugi, le varie fasi di evoluzione ed involuzione. Con altrettanta attenzione si dedica all’indagine delle relazioni tra fratelli e, soprattutto, tra genitori e figli. Nei racconti di queste relazioni ed interazioni prendono corpo passo dopo passo, i personaggi di questa storia, con una crescente ed abbagliante definizione.

“L’uomo che aveva ammirato per la sua forza ora gli sembrava un’oscena macchia di grossolanità. Non sopportava di trovarsi nella stessa stanza con lui. Avrebbe rinunciato al rinvio di leva per mostrare a suo padre come si comportava un uomo forte.”

Il cattolicesimo che ci racconta Franzen, quale elemento costitutivo di quel mondo, è un cattolicesimo post conciliare, che tende a superare odio e rancore, che sono un freno al libero sviluppo, un’ostinato dibattersi nell’errore che si autoalimenta e si giustifica.

“Comprese che, per avere una possibilità con lei, forse avrebbe dovuto abbandonare l’odio. Ma il suo cuore non voleva. Sarebbe stata una perdita enorme, avrebbe sciupato i mille giorni passati a nutrire il rancore, li avrebbe resi insensati. ”

Una religione che riscrive i suoi fondamenti con linguaggi diversi, con un uso del corpo più libero, con una visione meno stereotipata del peccato.

“Chi non era seriamente cattolico non capiva che Satana non era un colto e affascinante tentatore, né un buffo diavoletto con il volto paonazzo e il forcone. Satana era dolore senza limiti, annientamento della mente.”

Un Dio che ama  i suoi figli anche quando peccano, soprattutto forse quando peccano, perché quello è il momento in cui serve stare loro più vicino.

“Una volta Russ aveva dedicato un sermone domenicale all’inquietante profezia fatta da Gesú a Pietro durante l’Ultima Cena – la predizione che il suo discepolo piú fedele lo avrebbe rinnegato tre volte prima del canto del gallo. La conclusione che Russ aveva tratto dall’avverarsi della profezia, e dalle lacrime versate da Pietro per aver tradito il Signore, era che in realtà quella profezia era stata un profondo dono d’addio. Gesú, praticamente, aveva detto a Pietro che conosceva la sua umana imperfezione, la sua paura della condanna e del castigo terreno. La profezia era la promessa che sarebbe rimasto dentro di lui anche nell’istante del suo piú doloroso tradimento – che ci sarebbe sempre stato, l’avrebbe sempre capito, sempre amato, malgrado la sua umana debolezza. Nell’interpretazione di Russ, Pietro aveva pianto non solo di rimorso, ma anche di gratitudine per quella promessa.”

Ma ciò che non cambia nella consistenza del peccato è la sua natura intrinsecamente legata al sesso. Per tutti i personaggi di questa storia il momento di massimo turbamento di fede, ed ad un tempo,  il momento in cui credono di ritrovare la via che porta a Dio, è sempre legato a vicende di sesso, di sesso desiderato, temuto, ricacciato indietro, atteso spasmodicamente, rifiutato, ritrovato, attraversato e superato.

Questa abiezione che in qualche modo si attacca a queste vicende di sesso è il percorso che li porta all’incrocio. Nel momento in cui l’incrocio arriva e la vita svolta per tutti, sono tutti alle prese con questo desiderio, con queste vicende di sesso. 

Un incrocio è pur sempre una croce, a cui rivolgersi, da cui aspettarsi una grazia.

Il peccato, questo peccato, è il primo gradino della scala fatta di perdono e di espiazione che li riporta al centro della loro via principale verso Dio. Qualunque strada prendano al loro incrocio, vanno tutti verso Dio, verso la consapevolezza, verso la pienezza, verso il superamento di Satana, del dolore

Dove li aspetta la gioia, dove li aspetta Dio.

“- Non merito la gioia!
– Nessuno la merita. È un dono di Dio.”

Per conoscere di quali pietre è lastricata la strada che dal peccato porta alla gioia, occorre abbandonarsi alla lunga ed articolata narrazione che Franzen ci regala ancora una volta. La gioia da lettore è assicurata.

Se le storie e le famiglie della De Filippi si offrono di fatto al nostro inane voyeurismo, le famiglie e le storie che ci raccontano gli scrittori, i romanzieri, come Jonathan Franzen, ci offrono costanti spunti di confronto e di crescita, come sempre la letteratura di qualità ci ha promesso.

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