Natale in casa Cupiello, una inossidabile tradizione familiare

Agli inizi degli anni Sessanta, un giovane produttore Rai, Andrea Camilleri, convinse Eduardo a registrare alcune delle sue opere più significative per la televisione. Ne nacque un ciclo importante e fondamentale di sperimentazione del teatro in televisione. Bianco e nero, assenza di pubblico, palcoscenico mobile ed articolabile, per superare la scena fissa del teatro.

Ma in quegli anni ancora non c’ero o non ero in grado di comprendere.

Nel decennio successivo, un’altra sperimentazione tra televisione e teatro vide protagonista Eduardo e la sua compagnia, ormai sistematicamente arricchita dalla partecipazione del figlio Luca. Pubblico ancora assente (ma simulatamente omaggiato con inchini e uscite sul proscenio, riprese dal fondo del palcoscenico). Torna però la scenografia fissa per ogni atto e l’inquadratura dall’esterno. Arriva il colore.

Di questo prezioso ciclo, imperitura testimonianza dell’arte della commedia di Eduardo, per molti anni veniva replicata nella sera dell’antivigilia, proprio la giornata in cui la vicenda del palcoscenico si svolge, Natale in casa Cupiello.

Nella casa dei miei nonni, con i miei zii, e non ancora con i miei cugini che sarebbero nati dopo, divenne un appuntamento imperdibile, una tradizione, seguirla ridendo e scherzando, e commuovendoci, rilanciando i tormentoni (anche se ancora non si chiamavano così) del testo.

Natale in casa Cupiello è uno dei primi testi del Teatro De Filippo, della compagnia composta dai tre figli illegittimi del Maestro Scarpetta. Nata come atto unico, grosso modo il secondo della stesura ultima, si arricchisce di un atto di apertura, che si svolge il 23 dicembre del 1931, appunto, e di un terzo atto conclusivo che si volge tra il 27 ed il 28 dicembre.

Commedia umoristica, ricca di battute esilaranti, divertenti, non nasconde al suo interno accenni ad elementi della poetica di Eduardo, che avremmo imparato a a conoscere dopo la lacerante separazione dei fratelli nel 1944, con il nuovo teatro di Eduardo, emblematicamente rappresentato da Napoli Milionaria e seguenti.

La vicenda è ormai abbondantemente nota, quindi, ritengo irrilevante l’eventuale presenza di spoiler della trama, da qui in avanti nel racconto, però siete avvisati della loro presenza.

Il personaggio su cui si impernia la vicenda è Luca Cupiello, uomo irrisolto, sognatore e romantico, inetto alla vita ordinaria, manuale, organizzata, capofamiglia senza leadership, di una famiglia che gli sfugge e che lo esclude da tutte le dinamiche rilevanti, perché ritenuto incapace anche solo di gestire le emozioni, figuriamoci gli eventi.

La sua condizione lo porta ad evadere nel presepio, nella sua costruzione, nella competizione con gli altri presepi condominiali, nella ricerca dei pastori e delle altre statuine, per mercati e botteghe.

Questa sua passione romantica non è condivisa da alcun membro della sua disarticolata famiglia. In particolare da Tommasino, il figlio maschio più piccolo che si ostina a rispondere uno sprezzante no alla richiesta sempre più accorata del padre Luca: “Ti piace ‘o presebbio?”.

Embrione di contestazione giovanile e generazionale.

Intorno a Luca ed alla sua irrimediabile solitudine, ruotano gli altri personaggi.

Concetta, moglie stanca e alle prese con le bizze dei figli, consapevole della assoluta incapacità di Luca a svolgere una benché minima funzione genitoriale, o a condurre insieme a lei, le dinamiche conflittuali di questa famiglia.

Pasquale, fratello di Luca, inquilino e pensionante sui generis della famiglia di Luca. Dinamiche conflittuali e insofferenti attraversano il quotidiano convivere, reso più difficile dalle persistenti difficoltà economiche.

Ninuccia, figlia maggiore di Luca e Concetta, moglie borghese, ricca ed insoddisfatta di Nicolino, imprenditore di bottoni è tutto ciò che può farsi con corna e materie simili (ironia fortemente voluta). Capricciosa, immorale, bizzosa, quasi isterica, nella sua pretesa di seguire il vero amore, Vittorio, bello e robusto, un vero bellimbusto.

Tommasino, l’altro figlio di Luca e Concetta, scansafatiche e mariuolo, irriverente ed impunito. Protetto dalle gonne di mammà. Contestatore sprezzante delle vecchie tradizioni come il presepe, appunto.

Eduardo scrive delle scene memorabili per raccontare le dinamiche di questa famiglia così allargata. I dialoghi curati, ogni gesto, anche appena accennato, perfettamente incastonato nella narrazione moderna, davvero moderna per il 1931, delle dinamiche familiari.

Una famiglia non borghese, come quelle che raccontava con il suo inconfondibile sguardo Pirandello. Una famiglia povera, di misera estrazione, ma che viene attraversata dai disagi esistenziali, senza averne consapevolezza, come tutte le famiglie.

La vena umoristica è prevalente, e si ride, si ride tanto, nel godersi lo svolgimento delle vicende di questa famiglia.

L’abitudine ormai consumata di tenere fuori Luca dai fatti e dalle circostanze che si succedono, tanto non saprebbe fare nulla, in due cruciali occasioni, realizza le condizioni perché Luca faccia precipitare involontariamente la situazione. Esplode il conflitto tra Ninuccia ed il marito, si infrange la parvenza di rispettabilità e di relativo benessere raggiunti con il suo matrimonio.

Il tema della famiglia disarticolata dall’assenza della funzione genitoriale, che corre il rischio di dissolversi e disgregarsi definitivamente, tornerà con maggiore profondità ed analisi in altre pregevoli commedie di Eduardo. Napoli Milionaria, Mia Famiglia, su tutte.

Questa visione risente certamente della sua condizione familiare, della appartenenza a quel clan, più che famiglia, che era casa Scarpetta, in questa commedia sviluppa già le prime articolazioni e riflessioni.

Il terzo atto racconta della ricomposizione della famiglia intorno alla tragedia incombente. Luca, resosi conto del disastro, non regge e si abbandona ad un ictus che lo porterà in poche ore alla morte.

Intorno al suo capezzale i vicini, i curiosi, e tutto lo zoo tipico di un quartiere napoletano, si alternano generando ancora momenti di sorriso umoristico, anche se più contenuto.

Al centro della scena, i figli e la moglie, si affannano a mostrare il loro amore al moribondo Luca.

In alcuni passaggi più o meno evidenziati, già negli altri atti era emerso che una corrente d’amore sotterranea unisce la famiglia. Al di là degli scontri e degli scatti nervosi, la trama dell’amore impedisce a questa famiglia di affondare definitivamente.

Anche in questa occasione Eduardo non perde l’occasione di rimarcare la prevalenza dell’amore sui vincoli formali. Nella scena finale dell’atto e della commedia, Luca scambia per il genero Nicolino, l’amante Vittorio e benedice la sua fedifraga unione con la figlia, sottolinenando che il loro amore è più forte di ogni difficoltà e che devono seguire il loro sentimento, essendo nati l’una per l’altro.

Infine, ottenuto il desiderato si dal figlio Tommasino all’ennesima volta che gli domanda se gli piace il presepio, Luca, attratto da un immaginario presepio, il più bel presepe che abbia mai visto, lascia i suoi cari e questa vita avara.

Il tempo è nel frattempo passato. Rispetto a quando ero bambino, non siamo più costretti ad attendere le decisioni del programmatore televisivo di turno per vedere lo spettacolo che vogliamo. Ci sono tanti canali e piattaforme per scegliere cosa vedere.

Così anche ieri sera, antivigilia di Natale, come ormai facciamo da circa venticinque anni, ci siamo ritrovati tutti e quattro sul divano ed abbiamo rivisto Natale in Casa Cupiello, ridendo e commuovendoci negli stessi passaggi, come ogni anno.

Coltivando una tradizione familiare che costituisce parte dell’ossatura di questa nostra famiglia, che sempre più spesso vive separata, ma che attende e custodisce alcuni momenti topici, in cui rinnovare la gioia e l’incanto di stare insieme e condividere emozioni.

Il teatro è sempre un modo fantastico per festeggiare la vita, e per festeggiare il mio compleanno con la mia famiglia.

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