Anche Adele riflette su Sant’Agostino? – “Oh My God” – Il nuovo video

Quando nel 2008 Adele irruppe sulla scena con Chasing Pavements, con la sua voce, con la sua musica, con quel video, anche i giovani da più tempo come me se ne accorsero.

Dai suoi diciannove anni di allora, nella coda del 2021, oggi trentenne, la White Soul Singer britannica, torna con un nuovo album, 30, appunto.

Ho più volte dato atto ai miei figli di tenere desta la mia attenzione nel mondo musicale suggerendomi (anche senza volerlo) ascolti sorprendenti su cui puntare.

Ieri sera lo spunto è arrivato da mia moglie, con cui avevamo condiviso la sorpresa di Chasing Pavements. Attratta dall’apparizione di provetti ballerini swing, la sua recente passione, sullo sfondo del video, mi ha segnalato l’uscita di un nuovo video estratto dall’album 30: Oh My God.

Aspettando il programma della sera abbiamo visto il video.

La canzone ed il video sono davvero molto accattivanti ed hanno qualcosa di particolare che cattura. L’emozione sottostante a tutto il video ed alla canzone si è legata ad altre riflessioni che sono nate a cavallo di questo passaggio di anno.

Una ritmica base soul black, accompagna questo viaggio in contrastatissimo bianco e nero, con decine di Adele che si ripropongono in questa sarabanda.

Diverse negli abiti, nelle acconciature, nel trucco, uguali nello sguardo e nella volontà e nella determinazione.

Un enorme loft con tante sedie, personaggi, performers, raccoglie innumerevoli suggestioni cinematografiche, sostenute dalla musica, dal testo e dalle immagini.

Il video si svolge tutto in questo loft, ma all’unità di spazio non corrisponde una unità di tempo e di azione.

Una sedia con una mela, arciclassica e iconografica (persino la fogliolina), apre la carrellata accogliendo la prima delle tante Adele che si susseguiranno.

Adele è una nuova donna, è cresciuta, è matura, è determinata, sa cosa vuole.

I know that it’s wrong
But I want to have fun
Mmm, yeah, mmm, yeah
Oh, my God, I can’t believe it

La sua nuova consapevolezza non le impedisce di rendersi conto di quanto ci sia di sbagliato, di quanto difficile sia mostrare i propri desideri, di quanto possa costare dire la verità, anche durante la caduta.

I ain’t got too much time to spare
But I’ll make time for you to show how much I care
Wish that I would let you break my walls
But I’m still spinning out of control from the fall
Boy, you give good love, I won’t lie
It’s what keeps me comin’ back even though I’m terrified

Già dalla comparsa della mela abbiamo capito quale tema farà da guida a questa carrellata: il peccato. Un lungo serpente bianco, avvinto alla spalliera di una sedia ci toglierà ogni dubbio.

Il peccato consapevole, il peccato coscientemente perseguito, nonostante tutto, nonostante tutti. 

Il peccato quale via per la libera determinazione.

Sempre in bilico tra dannazione e santità.

‘Cause this is trouble, but it feels right
Teetering on the edge of Heaven and Hell
Is a battle that I cannot fight
I’m a fool, but they all think I’m blind
I’d rather be a fool than leave myself behind
I don’t have to explain myself to you
I am a grown woman and I do what I want to do

Una battaglia persa, meglio una battaglia che non si può combattere, che non serve combattere. 

Adele, non ha nulla da spiegare ma fa quello che vuole fare.

Punto.

Nel teatro di posa, spoglio, ma pieno di sedie, le tante, molteplici Adele scorrono mentre il ritmo sostiene ballerini provenienti da Hellzapoppin.

Altri ballerini si lanceranno nello swing, altri performer animeranno questo palcoscenico scorrevole, ricordandoci Kazan, il giovane Marlon Brando, scene da teatro off, Broadway, tram che si chiamino desiderio, corpi appassionati, materasso per terra, sedie infuocate per protesta, vendetta o gelosia.

Una Adele cardinalizia, con la croce di catene e bottoni sul petto, ed una amazzone fiera e nera, ci suggeriscono anche riferimenti alla sarabanda felliniana alla otto e mezzo.

Corpi che si snodano, che si arroccano, un carnevale di appassionata disperazione, che culmina nell’ultima sedia, su cui si spegne il riflettore, proprio mentre l’ultima Adele, fasciata di rosso fuoco, addenta con piena e consapevole voluttà la mela che ha attraversato tutto il rullo.

“Lord, don’t let me,” I say, “Lord, don’t let me”
I say, “Lord, don’t let me, let me down” (Oh Lord)
“Lord, don’t let me,” I say, “Lord, don’t let me”
I say, “Lord, don’t let me, let me down” (Don’t let me let myself down)
“Lord, don’t let me,” I say, “Lord, don’t let me”
I say, “Lord, don’t let me, let me down” (Oh, my God)
“Lord, don’t let me,” I say, “Lord, don’t let me”
I say, “Lord, don’t let me, let me down” (Oh, oh-oh-oh, oh-oh-oh)

Signore, non lasciarmi, dico, non lasciarmi abbattere.

Addentata la mela, Adele, nel buio si alza e va per la sua vita.

Qualcosa nella pandemia deve aver sbloccato vecchie paure, antiche sensibilità. Come quando la guerra si accinge a finire, si rivedono le proprie posizioni e si rivalutano, si tutelano, le proprie emozioni sino ad allora sacrificate. 

Così da più parti, dal ritrovato Franzen di Crossroads, e dalla nuova Adele di 30, ci si ritrova a riflettere sulla vitalità di ciò che si riteneva peccato, sulla conoscenza che deriva dal peccato, sulla forza cogente di ciò che dal peccato ci riporta al desiderio di addentare la vita.

Si fallor sum…

Ecco il video uscito ieri.

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