Avez-vous compris? – Ci tocca ancora parlare di Madame

Vi ho parlato altre volte dei motti di spirito di mio papà (forse dovrei dire mots d’esprit).

Uno che lo faceva ridere tanto era concludere un ragionamento, spesso pedagogico, con la domanda in francese “avez-vous compris?”. Allargava il suo sorriso sardonico (quello dell’ignoto marinaio, per capirci) in una risata e stemperava il clima serio, che non gli riusciva di tenere troppo a lungo.

A questo suo francesismo ho subito pensato quando Madame ha passato le Alpi offrendo ad Hatik la versione francofona di Tu m’hai capito – Tu m’as compris.

Ho provato a resistere alla tentazione di scrivere un altro post su Madame, vorrei evitare che questo blog si riducesse ad una fanzine.

Ma ieri sera sul palco di Sanremo, Laura Pausini, prossima conduttrice dell’ESC Italian Style, con Mika e Cattelan, ha portato la sua nuova canzone Scatola, e ne ha raccontato la genesi.

Siccome, notoriamente, so resistere a tutto, ma non alle tentazioni, parliamone di questa canzone della Pausini, scritta da Francesca/Madame.

Pausini ci ha raccontato che mandò un messaggio di complimenti a Madame l’anno scorso dopo la sua performance sanremese. Successivamente si sono sentite, forse incontrate, e Laura raccontò a Francesca l’idea che sta alla base del film che stava realizzando.

Laura Pausini stava girando un film in cui esamina la sua personale sliding door: la vittoria a Sanremo.

La rappresentazione della vita che ha avuto dopo la vittoria di Sanremo, affiancata alla rappresentazione narrata della vita che avrebbe potuto avere se non avesse vinto Sanremo.

Le due vite mostrate scatto dopo scatto in un contestuale impossibile divenire.

Racconta sempre Pausini, che dopo questo racconto, la stessa notte, (se ci fosse stato Fiorello avrebbe detto imitando Califano: aequaaattro) Madame/Francesca le inviò un mp3 con la canzone “Scatola” già quasi finita. Canzone che oggi è la colonna sonora di quel film.

“Scatola” racconta di un dialogo impossibile, ma molto intrigante, tra la Pausini del 2021, che ce l’ha fatta, ha vinto Sanremo ed è qui tra di noi, e la Pausini che non aveva ancora vinto Sanremo, che non pensava ancora di vincerlo.

Ancora una volta Madame si cimenta con l’analisi del doppio. Aveva portato il dialogo con la sua Voce sul palco di Sanremo, interrogandosi sui cambiamenti che la dimensione pubblica avrebbe portato alla sua più intima personalità. Aveva provato a capire come difendersi dalla Marea montante del successo, senza diventarne schiava o spersonalizzata.

Oggi si interroga su cosa è rimasto di Laura dentro la Pausini.

Ha davvero una spiccata sensibilità pirandelliana la giovane vicentina.

E la capacità di costruire ricordi che non le possono appartenere nel senso letterale, ma le appartengono in quanto lunghi topici della formazione degli uomini e delle donne di ogni generazione.

E ballavamo sulle note di Billie Jean

Rompendo le doghe del letto

Truccandoci in un modo orrendo

Pochi cenni d’immagine e si ricostruisce una generazione.

Io ti dicevo che volevo cantare

Tu cosa volevi fare?

E tu cosa volevi fare?

Quale parte di Laura è rimasta fuori dal percorso vincente della Pausini. Quali speranze, ambizioni, desideri hanno ceduto il posto alla canzone, al successo, alla dimensione internazionale?

Ti ho lasciato in una scatola per poterti ricordare

Perché cucire di ricordi il sole serve a non dimenticare

Anche il video conferma questa visione: Laura con le mani in tasca che si muove serena dentro la sua scatola, muta, guarda e non parla, non canta. Canta la Pausini, voce che cerca il dialogo, da fuori, dall’altra dimensione, dall’altro lato della sliding door della canzone.

Dalla giovanissima una lezione di maturità, di consapevolezza, inattesa.

Anche una volta scelta la sliding door della canzone, è buona regola conservare in una scatola quella parte che non ha attraversato la porta. Una scatola del cucito, dove ad essere cuciti sono i ricordi, intorno al sole se necessario, per non dimenticare.

Ti ho lasciato in una scatola per poterti ricordare

Perché coprire di ricordi il male serve a non dimenticare

La coperta realizzata cucendo i ricordi può essere utile anche a coprire il male, ad avvolgerlo, a custodirlo, perché fa sempre parte della nostra vicenda, ne ha tracciato la strada insieme al bene che ci è occorso.

Ma come nelle altre canzoni che abbiamo citato, anche in questa Scatola, Francesca e Madame, Laura e Pausini, si ricompongono, sono una sola cosa.

Ma io non ti ho dimenticata, io non ti ho dimenticata

Ricordati che io, ricordati che tu, siamo la stessa cosa

Il rischio di dispersione, di sfrangiamento, è scongiurato. La consapevolezza ed i ricordi, cuciti e stesi, hanno permesso a Laura e Francesca di restare centrate, di restare armonicamente connesse.

Un altro sconfinamento di Madame, che entra a piedi uniti nel pop, a cercare altre strade, altri modi, altre voci per raccontare la complessità della sua sensibilità.

Avez-vous compris?

Ti ricordi quando noi eravamo solo una

In un viaggio un po’ insicuro per la nostra età, e

Dormivamo anche di schiena, perché non ci preoccupava

Il crescere o il doverci separare

E ballavamo sulle note di Billie Jean

Rompendo le doghe del letto

Truccandoci in un modo orrendo

Io ti dicevo che volevo cantare

Tu cosa volevi fare?

E tu cosa volevi fare?

Ti ho lasciato in una scatola per poterti ricordare

Perché cucire di ricordi il sole serve a non dimenticare

Ti ho trovato in una scatola, c’era il tuo numero di cellulare

Ti ho cercato ma niente da fare, chissà se mi hai dimenticata

Ma io non ti ho dimenticata, io non ti ho dimenticata

Ricordati che io, ricordati che tu, siamo la stessa cosa

Ti ricordi quando noi fissavamo il cielo scuro

Chiedendoci cosa ci fosse oltre, e

Giocavamo con il buio, l’innocenza e le paure

Cercando un senso a tutte quelle cose

E leggevamo solo libri sull’amore

Sognando le più belle storie

Amando le più misteriose

Poi ti dicevo mi volevo sposare

Tu cosa volevi fare?

E tu cosa volevi fare?

Ti ho lasciato in una scatola per poterti ricordare

Perché coprire di ricordi il male serve a non dimenticare

Ti ho trovato in una scatola, c’era il tuo numero di cellulare

Ti ho cercato ma niente da fare, chissà se mi hai dimenticata

Chissà se mi hai dimenticata

Ma io non ti ho dimenticata, io non ti ho dimenticata

Ricordati che io, ricordati che tu, siamo la stessa cosa

Ma io non ti ho dimenticata, io non ti ho dimenticata

Ricordati che io, ricordati che tu, siamo la stessa cosa

Scatola – Francesca Calearo, Laura Pausini ed altri
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