Periscope, uno sguardo dal ponte sulla guerra

Nel 1955 Raf Vallone, vinse il David di Donatello per la sua magistrale interpretazione del film Uno Sguardo dal Ponte, tratto da una commedia di Arthur Miller.

Un drammone amoroso, in cui il protagonista si caccia in vicende pericolose e discutibili, perché ossesso da un amore, inconfessabile per una ragazza, di fatto sua figliastra. Entrato in guerra con la sua famiglia, con il potenziale fidanzato della figliastra, precipitato in un abisso immorale, finirà per perdere la vita, per non dover rivelare la verità inaccettabile.

In ogni nostra guerra ognuna delle parti ha la sua verità, ed il modo di raccontarla fa parte della strategia e ne condiziona l’esito, come avvenuto ad Eddie, il personaggio di Raf Vallone.

Vi ricordate Periscope?

Ad un tratto ci sentivamo tutti reporter dalla strada. L’app Periscope permetteva a chiunque di collegarsi e mandare in diretta ciò che poteva riprendere con il suo smartphone.

Nell’epoca che protestava contro ogni forma di intermediazione, anche svalutando la competenza, giudicata sempre mercenaria, ci sembrava una rivoluzione: il giornalismo senza giornalisti. Todos cronistas.

Ci eravamo illusi che quello che avrebbe raccontato Periscope sarebbe stata la verità, finalmente.

Come spesso accade, le funzioni precipue di Periscope vennero assorbite dagli altri social e di Periscope si perse traccia.

Fin da quando Orwell ci raccontò la Guerra di Spagna nel bellissimo Homage To Catalonia, abbiamo imparato che le guerre sul terreno, sono accompagnate da altrettanto formidabili ed efficaci guerre di comunicazione.

Notizie, resoconti, numeri che ballano. Immagini che non rivelano, che nascondono o addirittura travisano la verità.

Le due guerre, quella materiale di corpi e sangue, e quella immateriale di parole ed immagini, si influenzano reciprocamente e servono entrambi per vincerla la guerra, una buona volta.

Tutto si evolve ed anche questa forma di comunicazione si evolve. Nel tempo, nelle guerre, abbiamo avuto varie declinazioni, fino all’ossimoro del giornalista embedded, osservatore osservato, delle azioni militari.

La guerra che ci è scoppiata alle porte di casa, giovedì grasso, come macabro scherzo di carnevale, sta segnando altre tappe di avanzamento ed evoluzione del processo di comunicazione in tempo di guerra.

La professionista della comunicazione, Santina Giannone, sottolinea la parabola (ma faremmo meglio a dire, l’iperbole) di Zelensky, il presidente ucraino, che con le sue riprese dal “campo” in abiti da “combattimento”, ha trasformato il racconto di questa guerra, compattando ed eccitando alla Resistenza la popolazione civile.

Immagini, parole, linguaggi e tratti supersegmentali delle sue comunicazioni al popolo ucraino ed al mondo intero stanno caratterizzando questa guerra. La sua esperienza di uomo di spettacolo si sta rivelando un’arma in più in questo drammatico frangente storico.

Gli storici ci diranno meglio quanto abbiano influito sull’evoluzione della guerra sul campo.

Basti oggi riflettere sul disorientamento dell’Armata Rossa che non si aspettava questa reazione popolare (nel senso di popolo, proprio, come da tempo non si sentiva più parlare) e si trova a gestire una guerra che lampo non sarà più.

Ma non sono esperto di comunicazione, nè di geopolitica, nè di strategia militare, quindi mi limito ad osservare ciò che vedo da essere umano, tra esseri umani.

Una forte caratterizzazione di questa pericolosissima guerra la trovo nella pluralità di fonti indipendenti che la raccontano.

Potenzialmente tutti i cittadini ucraini, tutti gli ospiti di quella sfortunata terra, giornalisti o no, possono inquadrare con il loro smartphone e raccontare a tutti ciò che vedono, così come lo vedono.

Possono inquadrarsi e raccontarci cosa succede alle loro case, alle loro famiglie, ai loro amici.

In diretta. Real time, proprio.

Frammenti di verità, che possono essere ricomposti per definire una traccia di verità, che non eravamo abituati ad associare agli eventi bellici in corso.

Le Tv di tutto il mondo se ne sono accorte subito, e fanno a gara per accaparrarsi queste immagini e rimandarle sul web, sulle Tv, sui social.

Non ricordo, a memoria mia, altra guerra vissuta da tutti noi al fronte come questa. Una sorta di Grande Fratello, (stavolta televisivo e non orwelliano), dove la casa è tutta l’Ucraina, e dovunque si trovi un ucraino che racconti un pezzo di vita, un pezzo di verità.

Questi racconti frammentati e spezzettati sono comunque storie, storie di umanità e di vita, che raccontate in diretta influiscono sul nostro stato d’animo e sulla nostra disposizione verso gli eventi bellici ufficiali.

Insieme alla vicinanza geopolitica, ritengo che questo elemento stia giocando un ruolo rilevantissimo, nella definizione dello stato d’animo della popolazione europea di fronte alla guerra. Sta moltiplicando la nostra sensibilità e la nostra attenzione.

Non a caso la Russia ai negoziati (anch’essi quasi in streaming, con l’ingresso degli uomini al tavolo delle trattative in diretta social universale, manco fosse una riunione dei Cinque Stelle delle origini) ha chiesto l’oscuramento di internet su tutta l’Ucraina.

Non a caso, a guerra appena iniziata ed in corso, il Tribunale dell’Aja, è già sceso in campo con i suoi osservatori, ed ha indicato un pubblico indirizzo mail, cui inviare foto, video, racconti che possano servire a integrare gli estremi per una incriminazione per crimini di guerra.

Lo spirito di Periscope si è reincarnato nei racconti di Tik Tok dal suolo offeso ucraino.

Non sono così tanto integrato, da non vedere i pericoli che potrebbero preoccupare la parte apocalittica di me che osserva questo mondo.

La verità e la disponibilità dei mezzi per raccontarla, non crescono sugli alberi. In questa fase i padroni della rete, i GAFA, sono tutti dalla stessa parte, e non hanno interesse ad occultare, a condizionare, questi frammenti di verità che partono come missili lanciati dal suolo ucraino verso l’Europa ed il mondo (sebbene la matrice cinese di Tik Tok, mi preoccupi per la sua successiva libertà di raccontare, se le cose si dovessero ingarbugliare ancora).

Una seria riflessione squisitamente politica su questi aspetti antidemocratici dell’assetto proprietario, sovranazionale, ed indifferente ai governi, della rete internet, andrà fatta, e al più presto. Anche seguendo le istanze neo anarchiche che studiano approfonditamente il tema.

Bella, la verità”, direbbe al riguardo la Rosalia di Retablo di Consolo.

Tornando a Periscope, quando era uscito pensavamo alle sue potenzialità nel racconto di eventi culturali, politici, di manifestazioni di protesta, come voce indipendente, voce di verità.

Non pensavamo certo di rivalutarne le potenzialità nel racconto della guerra in casa, della sua orribile verità.

Ma così va il mondo, in questo già terribile Ventidue.

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1 pensiero su “Periscope, uno sguardo dal ponte sulla guerra

  1. A proposito di “rete internet”, l’informazione telematica legata ai siti che comunemente utilizziamo è visionata dalla newsguard, (una sorta di supervisore), che si definisce “Strumento di affidabilità di internet”, “estensione browser internet” ed indica con icona le vere dalle fake news, ma che, tuttavia, è una società “americana “, privata finanziata da abbonamenti…Insomma, anche qua ci sarebbe da riflettere

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