Una Tammurriata sentimentale – Sono felice. Dove ho sbagliato? di Diego De Silva – Einaudi

Ad un certo punto nella mia famiglia si diffuse la certezza che Don Costa, Domenico Costa, il direttore d’orchestra, arrangiatore e colonna musicale delle canzoni di Paul Anka, fosse nostro parente.

Don Costa ha vissuto sostanzialmente all’ombra del cantante canadese, di “Diana”, che ebbe grande popolarità anche in Italia, dove pubblicò la cavalcata western in italiano “Ogni volta”.

Nella maturità Don Costa ebbe il suo momento di grandissima popolarità, quando accompagnò la sua terza figlia, Nikka Costa, quale baby cantante prodigio, novella Shirley Temple, con la sua “(out here)On My Own”.

Mettendo insieme le notizie in possesso di Nikka con le mie ricerche genealogiche, ho dovuto smentire la famiglia, dato che le sue origini sono siciliane, ma di un ceppo di Costa di Francavilla di Sicilia, non collegato al nostro.

Questo non diminuisce il piacere di ascoltare le hit di Paul Anka, a partire proprio  da “Diana”.

Einaudi ha pubblicato una nuova avventura dell’avvocato Vincenzo Malinconico, “Sono felice, Dove ho sbagliato?” di Diego De Silva.

Ormai stabilizzato nelle due relazioni, sentimentale con Veronica, professionale con Benny, Malinconico torna a raccontarci un altro pezzo della sua vita. 

Superata l’inattesa ingombrante presenza che gli aveva consentito di riconsiderare i valori importanti della vita, si prepara all’attesa di un’altra più gradita, anche se ugualmente sorprendente, presenza.

La vicenda che racconta è l’occasione per affrontare in maniera più estesa e dettagliata le relazioni amorose. Viste dalla prospettiva speciale degli “impantanati”, come li definisce Malinconico.

“Il miraggio è un effetto collaterale dell’amore impantanato. Quando passi la metà del tempo a rimuginare sul tuo dramma, ti capita d’intravedere una luce in fondo al tunnel ogni tanto, anche se la luce non c’è. Il pantano amoroso è cosí: uno stallo che può avere tipologie diverse.”

Malinconico definisce quattro diversi tipi di pantani amorosi, con caratteristiche diverse e opzioni differenti.

Da questa visione estremizzata delle relazioni amorose impantanate, De Silva mette Malinconico al centro di una vicenda surreale, a metà tra lo psicologo pratico (da manuale per vivere un amore pieno e consapevole) e l’avvocato fantasioso (che inventa class action su ogni argomento che possa dare visibilità).

Attorno a questa principale vicenda surreale che coinvolgerà profondamente anche le relazioni di Malinconico e di Benny, ci sono altre vicende che hanno sempre al fondo una storia di amore, anche amore negato, offeso, violentato. Oppure amore coronato, fortunato o ritrovato.
Tanti frammenti barthesiani di un discorso amoroso.

Così il romanzo scorre come la famosa “Tammuriata Nera” con i tamburi della NCCP di Roberto De Simone ed Eugenio Bennato, con un ritmo incalzante, susseguirsi di sorprese, di ripensamenti, di riscoperte, di nuove scoperte, al ritmo sfrenato di una rumba dei sentimenti, travolgenti ed irresistibili.

Non mancano le ormai note digressioni musical esistenziali, gli addentellati cinematografici, i rimandi filosofici costruiti su elementi fortemente identificativi della nostra cultura popolare, di canzonette, pubblicità e pellicole.

Questa volta a meritare l’analisi filosofico esistenziale di Malinconico è proprio “Diana”, la canzone di Paul Anka, arrangiata dal mio mancato illustre parente.

Malinconico ne valorizza la portata rivoluzionaria, inconsueta nella trattazione di un amore con forti differenze di età “I’m so young and you’re so old”. In cui so old è la componente femminile della relazione, novità e scandalo.

Tutte le vicende amorose di questa storia, principali e collaterali, si sbrogliano in modi a volte decisamente sorprendenti, e preparano il terreno ad una forma suprema di amore, pura e bella, che non lascia spazio a dubbi o ripensamenti, che non si impantana, che va oltre il sangue, oltre le generazioni, il tempo e la genetica.

Non abbiamo ancora avuto modo di vedere agire in tv Malinconico con le fattezze di Massimiliano Gallo, quindi abbiamo ancora la libertà di immaginarcelo come vogliamo.

Forse indotto dalle sue speculazioni cinematografiche esistenziali, per quasi tutto il libro me lo sono immaginato con le fattezze di Spencer Tracy, alle prese con il suo Heidelberg / Poldo D’astan, papà della bellissima Liz Taylor, nel sequel di “Il Padre della Sposa”, dal titolo “Papà diventa Nonno”.

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