LA LUPA – Terza serata del Ciclo Verghiano – Terzo tassello del puzzle

Domenica sera, nell’ambito della iniziativa Venti di Primavera, ci siamo ritrovati presso il Centro Polifunzionale della Biblioteca Civica di Lentini, per analizzare un altro tassello del puzzle della figura di Giovanni Verga, attraverso una rappresentazione cinematografica.

Il dirigente Giuseppe Cardello ha introdotto la serata, insieme all’assessore alla cultura Cristina Stuto, annunciando altri appuntamenti dell’iniziativa Venti di Primavera, la presentazione del libro Giuditta ed il Monsù di Costanza Di Quattro, giovedì 28 aprile, ed il primo appuntamento in collaborazione con Slow Food, Parlando di cibo, ricette e ricettari, venerdì 29 aprile.

Per il nostro puzzle verghiano siamo concentrati su due elementi:

1- La figura della donna in Verga;

2- Il ruolo del pregiudizio.

Abbiamo visto la volta scorsa emergere nella Cavalleria Rusticana la figura di Santuzza. Abbiamo condiviso che la sua passione, la sua gelosia, la inducono a comportamenti in varie direzioni, e che questi comportamenti spingono la vicenda verso il suo tragico epilogo.

Ieri sera abbiamo affrontato la seconda novella iconica, La Lupa.

Una storia assolata, di campi arsi dal sole e di donne e uomini arsi dalla passione. Sesso e sangue nel quadro della fatalità tragica greca.

Il calore soffoca, come la passione blocca il respiro.

Il linguaggio di questa novella è pienamente rispondente ai canoni del verismo che Verga persegue.

Un italiano con locuzioni e costrutti dialettali, narra “impersonalmente” una vicenda torbida, senza compiacersi in alcun modo degli eventi, neanche quando precipitano rapidamente nella tragedia.

Un italiano fatto di colori, di corpi, di fatti, di cose, coagulato in manufatto letterario di mirabile fattura e di immediato impatto.

Francesca del gruppo Gli Amici di Casa Costa, con grande intensità ci ha restituito la vivida materia letteraria di cui è fatta questa novella.

Verga ci racconta una donna esclusa, emarginata dalla comunità a causa della sua violenza passionale.

Il pregiudizio che la circonda fin da un passato immemore, la costringe alla ferinità, alla sua natura animalesca, ai suoi gesti rudi e forti.

Verga, consapevole della sua forza e della qualità, aveva già operato una riduzione teatrale di questa novella, che ha visto nel tempo vari interpreti, tra cui Anna Magnani.

Ieri sera ci siamo rivolti al genio artistico di una ditta teatrale che ci ha regalato innumerevoli capolavori.

Gabriele Lavia per la quarta volta esce dal teatro e tenta la via del cinema, offrendo alla sua compagna artistica e nella vita, l’occasione di interpretare questa donna sensuale, forte, insolita ed unica. La straordinaria Monica Guerritore entra completamente nei panni della gnà Pina, diventata Lupa per costrizione e per volontà, e ci regala una delle sue interpretazioni più superbe.

Lavia, ricorre ad una fotografia accecante, ardente, come un film western, per riportare a Vizzini e nelle sue campagne questa storia universale.

Un acerbo Raoul Bova si aggiunge “a miracol mostrare”.

Supportano la felice prova interpretativa della Guerritore, due mostri sacri, perfettamente in parte, come Giancarlo Giannini, e Michele Placido.

Il numeroso pubblico accorso a partecipare a queste nostre serate all’insegna del divertimento leggero e scanzonato, ma mai banale, ha ricevuto anche questa volta una sorpresa.

Monica Guerritore,donna ed attrice insuperabile, ha dedicato espressamente un suo saluto al pubblico dell’evento.

Dopo il film, come ormai consueto e gradito al pubblico, per più di un’ora i partecipanti si sono confrontati, condividendo impressioni ed emozioni provate durante la visione del film.

Abbiamo condiviso che il film pur avendo caratteristiche cinematografiche di grande valore, a partire dalle interpretazioni attoriali, in qualche modo tradisce l’impostazione verghiana, basata sull’essenzialità e sulla asciuttezza della prosa, efficace e diretta, impersonale, come vogliono i canoni del suo verismo.

Il film, invece, risente della impostazione teatrale del suo regista e dei suoi principali interpreti, e della visione barocca, tipica del teatro di Lavia.

Abbiamo potuto riflettere sulla modernità e sulla sostanziale universalità della figura della donna in Verga. Una donna che a tratti appare libera, anticonformista, indipendente dalla morale, dalla religione, dalla stessa famiglia. Ma che in altri tratti appare malata, consumata, dalla sua stessa passione, non a caso definita Lupa da Verga, con riferimento alla funzione dialettale di questa definizione, quale malata, affetta da disturbi del comportamento, sempre smodato e famelico, come una lupa.

Abbiamo potuto riflettere sulla condanna del pregiudizio che spesso spinge il malcapitato destinatario del pregiudizio, a incardinarsi su di esso, a confermarlo per sfida, a subirlo senza scampo, ad assomigliare a come pensa gli altri lo vedano.

Appuntamento a domenica 8 maggio con la quarta serata del Ciclo Verghiano, la quarta tessera del puzzle.

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