La Messa, la Pace, la Guerra

C’è una leggenda della mia famiglia circa un mio prozio più avvezzo ad incontri prosaici, di corpo, di carne, che spirituali, di anima.

Si narra che, costretto dall’obbligo sociale a partecipare alla Messa di un funerale, fuori dal suo paese, come Leopold Bloom, si era distratto appresso al suo flusso di coscienza. Quando il suo vicino gli porse la mano per il consueto scambio di un segno di pace, ancora distratto, rispose prontamente presentandosi con la formula che prevede “Piacere! Il cognome ed il paese di provenienza”, disorientando il povero malcapitato vicino di banco.

Le messe per le cerimonie hanno tutte lo stesso format, sia che si tratti di matrimoni, battesimi, o funerali.

Nelle prime file gli sposi, i genitori e i padrini, o i dolenti, cercano di trovare il difficilissimo equilibrio, tra le proprie emozioni e la inevitabile rappresentazione che il rito comporta.

Nelle altre file, si compongono e ricompongono gruppetti, fazioni, amici dello sposo o della sposa, amici del de cuius o dei dolenti.

Queste divisioni venivano confuse, venivano attraversate da ponti, quando arrivava il momento dello scambiatevi un segno di pace (se non ci si distraeva come il prozio di sopra).

Braccia distese, sorrisi, sguardi di compassione e ci si sentiva tutti affratellati nella Pace del Signore. Si dimenticavano estrazioni sociali, appartenenze genealogiche e familiari, iscrizioni a circoli e partigianerie.

Durava poco, ma era palpabile, almeno io lo osservavo realizzarsi quasi sempre.

Il Covid19 ci ha tolto anche questo.

Ad un affettuoso funerale cui ho partecipato ieri, il momento della costruzione del ponte, tanto atteso, come avviene da ormai due anni, è stato sostituito dallo scambiatevi uno sguardo di pace.

Tra mascherine che mutilano lo sguardo e la mancanza del toccarsi, del sentire fisicamente sulla propria pelle il tocco di altre pelli, di altre dita tra le proprie dita, il ponte stenta a realizzarsi.

Restiamo insoddisfatti sulle nostre sponde, girandoci subito dall’altra parte.

Quanto avrà inciso questo indebolimento dei ponti della Pace nelle nostre cerimonie religiose, sulla nostra incredibile e sorprendente capacità di accettare di nuovo la Guerra nelle strade e nelle città d’Europa a demolire i ponti, invece di costruirli?

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