Miti e numeri – Una vita platonica, una mamma mitica

I Beatles si che sono stati geniali. Interrompere l’attività al culmine del successo li ha cristallizzati nella dimensione del mito.

Non hanno più potuto sbagliare un disco, una dichiarazione, una presa di posizione.

John, Paul, George e Ringo hanno ancora occupato palchi e schermi, ma non era la stessa cosa, non era la ditta Beatles che si esprimeva.

John, poi, fu doppiamente geniale, chiudendo all’apice del suo mito personale nell’Immacolata del 1980.

I Beatles non sono invecchiati, non hanno mostrato incomprensione per il mondo che li circondava e li superava.

John non ha corso il rischio di farsi scoprire a villeggiare nelle campagne di Villasmundo per il lockdown.

Questa cosa di farsi cristallizzare nel mito è importante.

Tanti artisti, scrittori, personaggi pubblici in genere, quando spariscono per scelta, o per necessità, incassano il dividendo di quanto hanno fatto fino a quel momento, e lo preservano da inevitabili oscillazioni del gusto, del valore, errori vari.

Non possono riflettersi su quel passato più o meno glorioso una presa di posizione ideologica controtendenza o marchianamente sbagliata, una e senza accento alla lavagna quando vuoi orientare un referendum sulla caccia, manifestare contro un vaccino, senza far ridere nessuno, spacciare un Green Pass falso quasi come il nasone che ti porti in giro.

Mio padre se la deve essere studiata così, anche lui nel 1980. Infatti l’Immacolata del 1980 è stato il primo compleanno di mia mamma che non abbiamo festeggiato insieme. Da quel momento ha cominciato ad evitare di sbagliare il regalo di compleanno. Ha evitato di mostrarsi affaticato e dolorante, ha evitato di mostrarsi rancoroso verso un futuro che gli sarebbe sfuggito, ha evitato di mostrarsi incerto, al limite della inettitudine, nel maneggiare pc, smartphone e tablet.

Ha evitato la dipendenza da farmaci, o da assistenza anche corporale. Ha evitato l’umiliazione della vecchiaia.

È rimasto quello splendido, non ancora, cinquantenne, che giocava ancora molto bene al calcio, che ballava instancabilmente, che rideva di cuore anche alle sue stesse battute, che sembrava sempre sapere cosa fosse giusto fare, dire, non dire, non fare.

Il tempo non ha scalfito quel sorriso sornione ed indecifrabile come l’antico marinaio.

Il 1980 è un anno cruciale anche per la vicenda familiare dei Pearson di This Is Us, di Dan Fogelman, come abbiamo ormai più volte ricordato.

È l’anno in cui nascono i Big Three.

Anche nella famiglia Pearson ad un certo punto Jack Pearson entra nel mito, e da quella collocazione iconica, condiziona, indirizza, sostiene la vita dei tre fratelli. Jack rimane per sempre la roccia, solid dice Kevin, concreto, operativo, che sembra sempre sapere cosa sia giusto fare, dire, non dire, non fare.

Per fortuna abbiamo superato lo shock del mortificante confronto con il remake italiano, Noi, tiepida ed insoddisfacente imitazione del capolavoro originario. Noi sta a This Is Us come i riassunti pubblicati mensilmente da Selezione dal Reader’s Digest, stanno ai romanzi originali.

La soluzione per chi ha visto ed amato la serie americana è semplice: non vedere Noi.

Per fortuna abbiamo continuato a vedere la serie originale, peraltro in una versione in lingua originale, con ottimi sottotitoli, e abbiamo continuato a godere della creatività di Dan Fogelman, che ha portato le vite dei Pearson al culmine atteso, ed anticipato da qualche proiezione temporale, di quelle che ci deliziano.

In particolare abbiamo apprezzato l’episodio sette della sesta ed ultima stagione. L’episodio del discorso di Rebecca ai figli.

Una scena intensa ed emozionante, un vero e proprio punto di svolta della stagione, se non di tutta la serie.

Una svolta illuminante. Per quasi sei stagioni abbiamo seguito i tre fratelli riconoscendo ad ogni passo, ad ogni sovrapposizione temporale, l’influenza del mitico Jack, dell’inossidabile Jack, dell’immutabile Jack.

Abbiamo dimenticato di osservare quanto sia stata rilevante per la loro formazione, per la loro crescita, sviluppo, determinazione, prima e dopo la morte di Jack, Rebecca.

Rebecca che ha dovuto a sua volta ricostruirsi, ripartire da Miguel, che non ha potuto evitare gli errori a cui è andata incontro, che ha conosciuto gli insulti del tempo, che ha mostrato le debolezze dell’invecchiamento, della malattia, che ancora di più ha mostrato debolezza e dipendenza.

Rebecca che trova la forza di dire ai suoi figli:

“non voglio che vi roviniate la vita a causa mia, voglio che siate coraggiosi, che osiate, che inseguiate la vostra strada”.

Dopo questa scena, è possibile rileggere molte delle scene e delle situazioni precedenti con un’ottica diversa. Riconoscere con più enfasi il ruolo di Rebecca, mitica madre, senza cristallizzarsi nel mito.

Tutta la sesta stagione, fino al treno della penultima puntata, restituisce a Rebecca la sua importanza, la sua capacità resiliente di condurre la locomotiva dei Pearson.

Mandy Moore in questa stagione ipoteca seriamente un Emmy, o altro prestigioso premio.

Abbiamo già più volte rilevato l’importanza dei numeri nella serie americana This Is Us, sei stagioni di diciotto episodi ciascuno, vicenda temporale divisa in tre periodi di diciotto anni ciascuno. Tutto ruota intorno al sei e ai suoi multipli.

E allora importante che io faccia questa riflessione oggi, che chiudiamo il dodicesimo anno di assenza di mia mamma. Che riconosca oggi, tardi, quanto sia stata mitica, senza cristallizzarsi nel mito, anche mia mamma, che coraggiosamente, con resilienza, si è rimboccata le maniche, e ha continuato senza sosta, instancabilmente, senza temere gli errori, o gli insulti del tempo, l’opera che aveva condiviso con mio padre, fino al giorno in cui lui si è rifugiato nel mito.

Grazie mamma !

I get this moment with you, forever now

It all hits me at once forever now

If there’s a right way to say it

I’m still learning how

All that we have is a forever now

‘Cause I get this moment with you, forever now

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.