Il punto di flesso e i suoi intorni – L’Attimo Prima di Francesco Musolino – Rizzoli

Quando la matematica al liceo divenne speculazione come la filosofia, e bellezza come la poesia, tra derivate, integrali, funzioni, punti di flesso ed altre specialità, rimasi affascinato dal concetto di intorno del punto.

Cioè il punto, un punto qualsiasi attraverso il quale passa la funzione che vogliamo analizzare e descrivere, non è solo un punto, unico, cruciale, immutabile. Si può indagare con ulteriore grado di approfondimento, scomponendolo nel punto vero e proprio, la sua essenza diciamo, e i suoi intorni, intorno destro, sinistro, superiore, inferiore, le sue potenzialità diciamo.

Se la funzione fino a quel punto ha avuto un andamento prevedibile e previsto, nell’intorno destro di quel punto tutto può cambiare, pendenza, andamento, direzione, verso.

Mi sembrava la rappresentazione plastica di un ragionamento molto complesso e filosofico sulla vita e sui cambiamenti che possono imporsi all’improvviso, irreversibili. In ogni punto, proprio nello stesso punto in cui ti trovi, la vita può cambiare all’improvviso, e da quel momento, altre derivate, altri campi di esistenza, da scoprire, da inventare, da subire.

A questa faccenda del punto e dei suoi intorni ho ripensato leggendo il libro di Francesco Musolino, L’Attimo Prima, Rizzoli.

Nel punto della vicenda in cui Lorenzo, il protagonista, che, così come Danny Boodman TD Lemon Novecento quando nel capolavoro di Baricco provò a lasciare la sua nave, a sua volta prova a lasciare la Sicilia. Raggiunge l’aeroporto di Catania in auto, ma non mi ritrovo. Non riconosco paesaggio e strade. Infatti io raggiungo l’aeroporto di Catania da sud, dall’intorno sinistro diciamo, mentre Lorenzo, che viene da Messina, raggiunge l’aeroporto da nord, dall’intorno destro, diciamo.

Il punto, l’aeroporto, è uno, è lo stesso, ma la faccenda degli intorni cambia completamente la prospettiva. Non foss’altro perché l’Etna incombe solo sull’intorno che proviene da nord.

In verità lo snodo della vicenda appena citato non è l’unico colpevole del rimando alle curiosità matematico filosofiche sulle approssimazioni ai punti. Tutto il romanzo mi ha sollecitato in questo senso, mi ha costretto a ritornare a riflettere su di un mio importante punto di flesso.

È stato inevitabile confrontare le emozioni suscitate da questa lettura, con le emozioni suscitate dalla lettura di un altro bellissimo ed illuminante (almeno per me) libro, La Mattina Dopo di Mario Calabresi.

Con quel libro di Calabresi è cominciato il mio percorso di analisi ed approfondimento della condizione di orfano, la cosiddetta orfananza, che come la “luccicanza” di Shining, marchia ed individua alcune persone, ne condiziona sviluppo e potenzialità, e consente una sorta di riconoscimento reciproco tra loro. Una appartenenza che portiamo negli occhi, e che tra di noi luccica.

Se il punto di flesso della nostra funzione è l’istante, il giorno, in cui da figli diventiamo orfani, Calabresi ne indaga l’intorno destro, cosa fare, come fare, che direzione prendere.

Francesco Musolino ne indaga l’intorno sinistro, come eravamo, che direzione, che potenzialità avevamo prima del tonfo e del grido.

In entrambi i casi si tratta di un blocco, su cui lavorare, da cui uscire.

Calabresi si posiziona nell’intorno destro, con le spalle all’evento, e scruta l’orizzonte alla ricerca dei nuovi campi di esistenza.

Musolino, o meglio Lorenzo, il protagonista, si posiziona sul punto, gira le spalle all’intorno destro, e ostinatamente si rivolge all’intorno sinistro, lo scruta, lo analizza, non vuole nemmeno guardare alle potenzialità dei nuovi campi di esistenza. Trasforma il punto di flesso in un punto terminale della sua funzione, che perde la sua continuità e si rivela spezzata e ripiegata su se stessa.

La vicenda di Lorenzo si sviluppa così concentrica, con una straordinaria forza centripeta verso il momento in cui diventa orfano. Un enorme buco nero che attrae dentro di sè energie, spinte, umori, amori.

Forse con qualche ripetitività Musolino indaga a fondo su questa condizione, ce ne rimanda una narrazione approfondita, dettagliata, così dettagliata da tradire una condizione autobiografica. Questa sensibilità, così elevata, così urgente, giustificherebbe le ripetitività.

Quando queste fiamme di fuoco bruciano così forte nel centro del petto, ne devi parlare, ne devi scrivere, le devi far uscire.

Traspare palpabile una sincerità, quasi oscena, pornografica, di questo stato, che da sola è già un pregio sufficiente per leggere questo libro.

Così tra viaggi a pacchetto (senza figli, potenziali orfani, guarda caso), cucina vegetariana per dimenticare, fughe alle Eolie, sorelle con la fissa giapponese, amici pendolari tra continente ed isola, cucina ritrovata per ripartire da odori e sapori, Marsiglia sullo sfondo dove possono trovare ricovero tutti gli infanti della Patria, Lorenzo completa lo studio della sua funzione, e, finalmente, trova il suo campo di esistenza. Può girare le spalle al buco nero, al momento della funzione in cui direzione e verso hanno avuto il loro flesso, ed imboccare, con titubanza, con timore, con incertezza, ma con fiducia il percorso individuato dal suo intorno destro.

Raggiungendoci nel mondo degli orfani, di coloro che hanno superato il flesso, ed ora sanno quanta fatica costa superarlo.

Se poi davvero lo si supera…

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