Tra gli ulivi e i carrubbi, anime siciliane per la bellezza – Nel furor delle tempeste di Luigi La Rosa – Piemme Edizioni

Una nutrita schiera di appassionati e di amanti della letteratura e della musica ieri sera si è raccolta sotto gli ulivi e i carrubbi di Borgo Nocchiara.

L’occasione era la conversazione tra Gingolph e Luigi La Rosa intorno al suo ultimo libro, Nel furor delle tempeste, Breve vita di Vincenzo Bellini, edito da Piemme edizioni.

La passione, la vita, l’arte, la morte, intrecciate e tramate sul corpo e la vita di Vincenzo Bellini, il cigno catanese.

Le associazioni Prometeo Lentini e Futuro Giovani, l’Archeoclub di Carlentini, Lyons e Rotary di Lentini hanno unito le loro forze per sostenere un altro evento curato ed organizzato da Giuseppe Cardello (anima profondamente siciliana). Una edizione unica e speciale di Andar per Libri, versione estiva. I sindaci di Melilli e di Lentini, Giuseppe Carta e Rosario Lo Faro, hanno aperto con i loro saluti istituzionali.

Il filo conduttore della serata è stato riunire alcune anime siciliane come Bellini, e provare a riflettere quanto costa raggiungere la bellezza, quanto dolore, quanta nostalgia, malinconia un artista è disposto a soffrire per raggiungere la bellezza.

La prima e la principale anima siciliana con cui abbiamo provato a sviluppare queste riflessioni sulla bellezza è stato il nostro ospite Luigi La Rosa, scrittore siciliano dalla prorompente sensualità, che si divide tra la Sicilia e Parigi.

Questa biografia del geniale musicista catanese è come esplosa appena pubblicata. Il suo autore è impegnato in un estenuante tour tra tante città non solo meridionali. Ha recentissimamente vinto il Premio Elmo 2022.

La Rosa ha registrato una irrefrenabile voglia di uscire all’aperto, di celebrare un genio assoluto, che ha sempre goduto di una popolarità eccezionale, che il popolo di ogni generazione ha sentito suo.

Questo calore popolare sta gonfiando la mongolfiera di questo libro che vola sempre più in alto.

Luigi La Rosa non ha mancato però di raccogliere la denuncia di Enzo Bianco circa la corrispondente ed opposta freddezza istituzionale nei confronti di Bellini, emblematicamente rappresentata dall’assenza di opere belliniane nei cartelloni 2022, 2023 e 2024 del Teatro Massimo Bellini proprio di Catania.

Con i racconti appassionati ed affettuosi di La Rosa abbiamo ripercorso la precoce infanzia, la veloce adolescenza catanese di Bellini, il trasferimento a Napoli, i primi maestri, gli amici (Florimo) ed i primi amori.

Simone del gruppo Gli Amici di Casa Costa ci ha letto i turbamenti adolescenziali di Vincenzo, appena diciassettenne per l’altrettanto giovane figlia del magistrato Fumaroli, Maddalena, Lena.

Con l’autore abbiamo analizzato i tanti amori dell’affascinante giovane musicista.

Tutti amori caratterizzati da difficoltà, da asperità, da tensione e delusione. Amori senza pienezza di gioia, ma tanta pena e supplizio.

Questa pena e questo supplizio sono stati le materie prime con cui sapientemente Bellini ha, più o meno consapevolmente, forgiato le sue eroine, i loro canti espressivi, le melodie che hanno avvinto gli ascoltatori di tutti i tempi.

Tra le tante donne che hanno ruotato intorno a Bellini abbiamo poi  concentrato l’attenzione su Marianna Pollini. Una vera e propria seconda madre per Vincenzo. Amorevole ed attenta, severa e determinata, nel compensare le sue disattenzioni, le sue trascuratezze.

Bellini ricambiò per tutta la vita questo affetto.

Dopo diverse piacevoli soirée torinesi, organizzate dalla locale associazione musicofila in casa dei coniugi Bilotti, Bellini ripassò velocemente da Milano, trattenuto per qualche giorno dai Pollini. L’affetto degli amici si rivelò immutato, e lui ricompensò la cara Marianna con una serie di nuove composizioni strumentali.”

Siamo nel 1829, Bellini compone per la cara Marianna Pollini, mezzosoprano dilettante, sei ariette.

Nei nostri incontri culturali che facciamo insieme agli amici di Lentini e Carlentini, ci prefiggiamo di sostenere alcune tesi e, quindi, dimostrarle.

La tesi che ci ha spinto nella preparazione dell’incontro di ieri, vuole dimostrare che Bellini si distingue in maniera netta dai suoi contemporanei colleghi, Donizetti, Mercadante, lo stesso Rossini, perché nella sua musica manteneva vivi elementi della musica popolare, antica siciliana, che gli si erano appiccicati all’anima e lo influenzavano, più o meno consapevolmente, nelle sue composizioni. All’interno, alla base, della sua musica, manteneva viva la sua anima siciliana.

Anche Luigi Nono, studiando la musica di Bellini, la rilesse al di fuori delle categorie operistiche, concentrando l’attenzione su una particolare concezione del suono, della voce e dei silenzi, le cui radici – secondo musicologia contemporanea – affonderebbero nella musica della Grecia antica e dell’area del Mediterraneo piuttosto che nella moderna tradizione musicale europea.

Per dimostrare questa tesi abbiamo chiesto al maestro Salvo Amore, e alla voce di Rachele Amore, di rileggere alcune pagine belliniane, riportando in superficie queste tracce della sua anima siciliana.

Rachele e Salvo Amore, con il supporto del chitarrista Davide La Rosa, ci hanno donato la rielaborazione di due di queste ariette composte per Marianna Pollini:

Vanne, o rosa fortunata, su versi di Metastasio;

Malinconia, ninfa gentile, su versi di Ippolito Pindemonte.

Il sapiente arrangiamento del Maestro Amore ha offerto alla stupenda ed incommensurabile voce di Rachele Amore la possibilità di portare le anime siciliane degli spettatori presenti, oltre il tetto degli ulivi, tra i cieli e tra le divinità dello spirito e della bellezza. In particolare la pregevole melodia ipnoticamente avvolgente e struggente di Malinconia, ninfa gentile, ha strappato i cuori a tutti i presenti con la stessa forza con cui tutti si sono spellati le mani in applausi.

Questa cifra caratteristica del pur giovane e bello compositore catanese, la malinconia, ha caratterizzato in maniera crescente la sua vita, come abbiamo anche ascoltato dalla lettura di alcune pagine ad opera di Manuela del gruppo Gli Amici di Casa Costa.

Ci ha detto La Rosa, che Vincenzo Bellini visse con un’anima divisa, tra il desiderio della sua casa, della sua terra, della sua famiglia, e l’urgenza, la necessità, il dovere imposto dagli dei, di seguire la sua arte, di generare la bellezza, di comporre musica divina per gli uomini.

Abbiamo concluso che questo è il costo della bellezza. Che questo è il destino di chi ha ricevuto dagli dei questo dono, che questo dolore lo ha accompagnato fino alla precoce morte.

A Catania, infatti, tornò solo due volte. Nel raccontarci la seconda ed ultima volta che Bellini venne per la festa dì Sant’Agata, cui era devotissimo, come tutta la famiglia, La Rosa si è dilungato nel parlarci del personaggio di Agata Ferlito, la madre di Bellini, che eroicamente soffri dolorosamente dei tanti distacchi da questo figlio bello, adorato, ma lontano, ma diverso. Un genio da tutelare per il mondo, come aveva riconosciuto da subito il nonno paterno, sottraendoglielo già dalla prima adolescenza per dedicarlo alla musica.

Di certo l’opera più nota, più amata di Bellini fu la Norma.

La Rosa ci ha raccontato del fiasco clamoroso della prima esecuzione. Fiasco forse guidato dall’infido compaesano e rivale Pacini.

Ma ci ha raccontato anche del crescente straordinario successo che accompagnò l’opera fin dalla seconda rappresentazione.

Per restituirci un momento della tensione creativa, della dolorosa genesi di questo capolavoro, Francesca del gruppo Gli Amici di Casa Costa ha letto le pagine che l’autore vi ha dedicato. Una interpretazione molto sentita e appassionata che ha portato la lettrice ad aggiungere alle parole delle pagine, una modulazione a bocca chiusa della melodia in formazione, rappresentando pienamente lo sforzo creativo del cigno di Catania.

L’occasione di parlare della Sonnambula è stata il lancio per una nuova toccante e particolare esibizione dei musicisti presenti.

Rachele e Salvo Amore, con il supporto della chitarra di Davide La Rosa hanno eseguito un loro arrangiamento dell’aria “Ah, non credea io mirarti”. L’arrangiamento del Maestro Amore ha volutamente sviluppato la perfetta somiglianza delle linee melodiche tra l’aria suddetta e la notissima canzone napoletana classica “Fenesta che lucive”, trasportando la voce di Rachele dall’aria alla canzone senza quasi soluzione di continuità.

Un’altra grande prova dei nostri musicisti, che ha riscosso ancora applausi, su applausi.

Abbiamo chiesto a La Rosa quale fosse il suo parere sulla discussa paternità della nota canzone napoletana, per molto tempo attribuita allo stesso Bellini. Abbiamo concluso che i temi, la malinconia, la forza melodica, il canto espressivo, la somiglianza delle linee sottolineata dagli artisti, sono troppo belliniani. Pertanto, anche senza averne alcuna certezza storica o documentale, ci piace considerarla un altro grande successo di Vincenzo Bellini.

Vincenzo Bellini muore in Francia il 23 settembre 1835, a soli 34 anni.

Dopo qualche anno le sue spoglie, dapprima tumulate in Francia, vengono solennemente riportate a Catania, come racconta Florimo.

Così si può ritenere definitivamente chiusa la querelle tra Catania e Napoli sulla città più belliniana, come ci ha raccontato l’autore, aggiungendo alcuni simpatici aneddoti raccolti nel suo tour di presentazione a Napoli.

D’altronde anche uno dei più giovani rapper catanesi, L’elfo, in uno dei suoi brani più rivoluzionari si definisce senza pudore Il Nuovo Bellini.

Una utile domanda giunta dal pubblico attento e partecipe fino alla fine ha consentito a Luigi La Rosa di raccontare l’importanza del librettista preferito da Bellini, Felice Romani, nella riuscita delle sue opere. Ci ha raccontato del burrascoso, ma fecondo rapporto tra i due, condito da minacce, bassezze, cattiverie, di cui fece le spese una delle più note amanti del bel siciliano, Giuditta Turina, ripudiata dal marito e disonorata definitivamente.

A conclusione dell’evento abbiamo più compiutamente presentato all’autore, i musicisti che hanno impreziosito la nostra conversazione. Abbiamo raccontato delle anime siciliane di Pippo Cardello e di Salvo Amore, che da trent’anni uniscono le forze nella Compagnia di Encelado Superbo. Abbiamo raccontato della loro ultima opera La Sposa e i Viandanti, in cui hanno intrecciato la loro opera con le immagini di Angelo Grimaldi.

In particolare abbiamo raccontato dell’omaggio del poeta Pippo al compagno, sodale, correo, Salvo. Come spesso avviene a due anime siciliane che si incontrano, una barriera di pudore impedisce di dirsi fino in fondo tutto, emozioni e sentimenti.

Con la canzone Per la Magia del Liuto, Pippo ha detto a Salvo quello che in trent’anni non aveva superato la barriera.

Quei versi però ieri sera, sotto gli ulivi di Borgo Nocchiara, tra le colline che circondano la Piana, con le note di Bellini che salivano al cielo e discendevano planando su tutti noi, potevano avere anche una diversa lettura.

La pittura materica di pennellate lievi di colori, poteva essere anche la musica belliniana.

La grande tela delle opere /donate ai cuori /romantiche visioni /e splendide metafore, può essere quella su cui Bellini ha dipinto la sua musica.

Anche la musica di Bellini è musica che appartiene all’uomo e poi trascende.

Con una intima esecuzione del brano Per la magia del liuto, dedicata a Vincenzo Bellini e regalata a Luigi La Rosa si è conclusa la nostra serata magica.

Gli applausi calorosi del centinaio di presenti hanno superato il tetto di ulivi che ci rinfrescava e sono andati su nei cieli tra le stelle e la casta diva a far onore a tutte le anime siciliane che hanno saputo regalare bellezza al mondo. A qualunque costo.

 

 

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