Rigillo con il Borsalino – La Fuga di Anna di Mattia Corrente – Sellerio

Quando ero piccolo alla Tv, solo Rai Tv, ovviamente, la domenica sera erano di turno gli sceneggiati. Ne ho visti di bellissimi, storie d’amore, storie fantastiche, gialli, storie in costume, popolari, colte ecc.

Una che mi colpi particolarmente fu Dov’è Anna, con Mariano Rigillo, andata in onda nel 1976. Ancora risento la musica inconfondibile di Stelvio Cipriani. Rigillo era un giovane venditore di libri porta a porta a cui scompare la moglie, Anna. Le sue ricerche, spesso in contrapposizione alle ricerche delle forze dell’ordine, lo porteranno a scoprire lati imprevedibili della moglie scomparsa, ed anche un po’ di se stesso.

Per i tipi della Sellerio, quest’anno è stato pubblicato il primo romanzo di Mattia Corrente, La Fuga di Anna.

Una curiosa sovrapposizione ai miei ricordi infantili.

Nel romanzo di Corrente la moglie Anna che scompare, e che da subito è chiaro che sia fuggita, ha quasi ottant’anni. E più di ottant’anni ha Severino, il marito che, dopo 13 mesi di preparazione fisica, si avvia per ricercarla.

Il romanzo di Mattia Corrente non è un giallo come lo sceneggiato di quasi cinquant’anni fa. Almeno non lo è nel senso classico del termine.

Un colpevole però lo si cerca, ed infine lo si trova.

Nel viaggio a ritroso nello spazio dei luoghi in cui hanno vissuto insieme alla ricerca di segnali, indizi, di Anna, Severino, con il suo Borsalino sempre fitto in capo, e la sua valigia che non lo abbandona mai, fa anche un viaggio a ritroso nel tempo.

La sovrapposizione degli spazi temporali nel racconto di Severino è la prima sorpresa positiva di questo romanzo. Con una tecnica decisamente innovativa, Corrente lascia fluire i pensieri di Severino, tra ricordi e valutazioni. Questo flusso di coscienza addomesticato sorprende spesso il lettore che, pensando di trovarsi in una determinata coordinata spazio temporale, scopre di essere in un’altra, dove lo spazio coincide, ma il tempo no.

Ma anche lo spazio coincide solo illusoriamente. Non necessariamente i luoghi in cui Severino si trova coincidono con la sua memoria, o azzardiamo, immaginazione.

Un gioco di scangi che tiene desta l’attenzione del lettore, manco fosse un giallo.

A complicare le cose Mattia Corrente aggiunge altri due piani spazio temporali, in cui si raccontano vicende di personaggi diversi, ma collegati, molto collegati, che in qualche modo spiegano, giustificano, contestualizzano la decisione di Anna di fuggire.

Nella musica e nel ritmo di questo racconto di viaggio nella Sicilia Orientale, da Siracusa alle Eolie, per varie tappe, si risentono echi della prosa di Consolo, che quest’anno abbiamo ricordato in occasione del decimo anniversario della morte.

Navigando in queste pagine e tra ricordi e pensieri di Severino, di Peppe, padre di Anna, e di Anna, tra gli anni Cinquanta e i nostri giorni, le vite dei personaggi si arricchiscono, si chiariscono fatti, motivazioni, o moventi, cause e conseguenze.

Un altro padre nobile di Mattia Corrente ci sorregge per inquadrare tutto il viaggio (tutta la vita) di Anna e Severino, Luigi Pirandello.

Tra gli indizi che Corrente dissemina in tutto il libro, se usiamo le lenti di Pirandello, lo troviamo questo benedetto colpevole che cercavamo.

La libertà, o meglio l’impossibilità di essere liberi. L’impossibilità essere liberi senza recare danno ad altri. L’impossibilità di essere liberi senza recare danno ad altri ed assumerne un ineludibile senso di colpa.

Il meccanismo funziona anche se, per timore di causare danno ad altri, e di assumerne il senso di colpa, rinunciassimo ad esercitarla questa benedetta libertà. In questo frequente caso il danno lo causeremmo a noi stessi, e porteremmo il peso di scelte non condivise, che è onusto quasi quanto la colpa.

Una elaborazione pirandelliana, tipicamente pirandelliana, senza via d’uscita.

La musica dello sceneggiato Tv di quasi cinquant’anni fa, aveva un classico andamento vagamente bolero, che dopo aver percorso un tratto anche lungo, improvvisamente si fermava e sembrava riportare rapidamente lo spettatore al punto di partenza.

Ogni tappa di questo viaggio che Mattia Corrente ha così sapientemente confezionato, come quella musica, sembra che ci abbia fatto percorrere un tratto anche lungo di conoscenza, ma poi ci riporta al punto di partenza, alla libertà che non potrà aversi mai, senza danno, senza colpa.

Ecco, la prosa di questo romanzo innesta Pirandello su Consolo, a tempo di bolero.

Ho avuto il piacere di assistere alla deliziosa e divertente conversazione tra Mattia Corrente e Daniela Sessa nell’ambito dell’iniziativa Libri in Piazza a Siracusa, una tappa importante del viaggio dei personaggi di questo romanzo.

Gli altri spettatori ed io abbiamo così potuto conoscere alcuni aneddoti personali che hanno fornito l’ispirazione a Mattia Corrente per scrivere questo romanzo, per raccontare questa storia, per liberare in qualche modo alcuni personaggi della sua vita.

Comunque, anche dopo aver assistito a questo bellissimo momento culturale, non è cambiata la mia idea sul romanzo che ho trovato da subito bellissimo, intenso e di grande valore letterario.

Una opera prima impegnativa.

Ma soprattutto, non ho cambiato la mia immagine di Severino.

Per tutto il tempo della lettura me lo sono immaginato come Mariano Rigillo, ottantino, elegante e disinvolto, con il suo splendido Borsalino in testa, leggermente di tre quarti.

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.