La scuola ed il territorio – L’isola in Jazz – Pippo Cardello e Rossella Mugno – Lentini 29 settembre 2022

La scuola e le università sono gli spazi dove il pensiero è libero di spaziare, di formarsi, di confrontarsi, di superarsi, senza condizionamento economico, e, soprattutto, politico.

Da anni si predica l’apertura, di più l’interazione, tra la scuola ed il territorio. In molti casi ci si prova, non in tutti ci si riesce.

Ieri sera a Lentini, uno dei cuori pulsanti della città, il Liceo Gorgia, ora Vittorini Gorgia, ha dato una ottima e riuscita prova di questa interazione, grazie al suo Dirigente Scolastico, prof. Pappalardo.

In collaborazione con le Associazioni Prometeo, Rete Sophia 2.0, e Futuro Giovani, nella sua capiente aula magna, adiacente alla rinnovata ed accogliente terrazza, ha accolto i numerosi cittadini accorsi ad assistere alla nuova proposta del Maestro Cardello in collaborazione con Rossella Mugno.

L’Isola in Jazz. un viaggio musicale tra storia e musica.

Dopo i saluti di rito del Sindaco e del DS, vero artefice del progetto, il prof. Alfredo Sgroi ci ha aiutato ad inquadrare nella prospettiva storica e storiografica l’importante lavoro presentato. Ci ha invitato con Le Goff a scoprire le interazioni tra meraviglioso e quotidiano nello svolgersi della storia. Ci ha indicato la prospettiva in cui ascoltare le interazioni tra musica e versi che di lì a pochissimo avremmo ascoltato.

I versi del Maestro Cardello hanno fatto irruzione subito e con forza sugli ascoltatori. Un cunto fatto di miti e leggende ha iniziato il racconto della storia dell’isola. Senza interruzione, sovrapponendosi, la musica e la suadente voce di Rossella Mugno, hanno accompagnato il racconto con standard di jazz, molto evocativi.

Confesso che questa sovrapposizione mi ha all’inizio distratto. Faticavo a capirne il senso. Ma è durata poco. Seguendo le evoluzioni dei versi del poeta e delle musiche proposte ho cominciato a capire, ho cominciato a cogliere il senso di questa contaminazione.

La scelta delle musiche in levare tipiche del jazz, ha sottolineato l’eccentricità, l’unicità della storia di questa isola. Ne ha mostrato la sostanziale ricorrente resilienza, la sua capacità di accogliere, di farsi concava, di integrare nella sua cultura tutti gli spunti che venivano dal mare.

Così la Sicilia nei tempi è diventata un enorme palcoscenico, dove rappresentare la fusione di tutte le culture, fino a diventare la metafora della Cultura, intesa come corpo e sangue della vita e della morte dei suoi abitanti, fino a diventare paradigma e fonte della cultura stessa, come testimoniano tanti suoi figli naturali o adottivi nei millenni.

Mi è diventato definitivamente chiaro il progetto ed il metodo usato quando alla descrizione in versi della Sicilia post mitica, già umana e storica, saccheggiata, stuprata, violata, facevano eco le note ed i versi di Costello, il più europeo dei cantautori americani che con la voce di Rossella cantava:

She may be the face I can't forget
A trace of pleasure or regret
May be my treasure or the price I have to pay

Non avevo mai pensato che la Lei, così amata, così unica, cosi indimenticabile, croce e delizia di questa canzone potesse essere la terra del Poeta, la madre terra della Poesia.

È il momento dei normanni, il momento dello Stupor Mundi, che in questa terra, nella vicina isola di Ortigia, realizzò il magnificente Maniace. Il momento della cultura alta, della cultura che insegna al mondo, come spesso capita a questa terra, a questa isola al centro della musica.

Poi furono i francesi, ancora soprusi, poi fu la reazione dei Vespri, ancora sangue, e durante la notte arriva la Spagna…moliendo cafè.

Un altro liberatore pretende di attraccare sulle rive dell’isola, il Garibaldi unificatore, a cui questa terra sa reagire solo con i fuorilegge mafiosi, che mimano una tutela del territorio, ma in realtà tutelano il loro potere, con il fantoccio autonomista di Turiddu Giuliano, ed il sangue versato di tanti eroi ribelli.

Ma forse Garibaldi pensava già al sud della parte opposta del mondo. Il Poeta e la Cantante ci suggestionano accompagnando questa historia, con la tragica historia de un amor

Es la historia de un amor
Como no hay otro igual
Que me hizo comprender
Todo el bien, todo el mal

Durante tutti i versi fin qui declamati, il Poeta non ha mancato di lamentare, di invocare, di pretendere il gusto per la poesia, per l’arte, affidando alla poesia e all’arte la funzione di liberare, spezzare il giogo, rilanciare l’anima oltre i tacchi che la schiacciano.

Come ci aveva accortamente annunciato il prof. Sgroi, nella Historia di questo amor arriva una luce diversa sull’arte unica, sullo spettacolo unico, che accompagna adulti e bambini di questa isola al centro del teatro.

L’opira dei pupi.

Ad Orlando, pupo niuru, testa irredimibile, pazzu di catina, l’arte popolare siciliana per eccellenza affida il compito di spezzarle le catene.

Nella sua insanità trova la forza ed il coraggio di ribellarsi e con la sua durlindana trafigge il nemico, l’invasore, Feraù, Gano o qualunque altro occupante.

Orlando semu nui, urla il Poeta.

A noi siciliani è concesso, noi ne abbiamo il dovere e diritto, di spezzarli i fili che ci muovono, le catene che ci legano.

È forte in questo momento l’eco delle nuvole pasoliniane, dell’apologo cinematografico più bello di tutta la storia del cinema.

Può essere siciliana, la pasoliniana “straziante meravigliosa bellezza del creato” che libera dalla paura i burattini

Sulle note di Cry me a river, il Poeta ci mostra ondeggianti nere tuniche che opprimono financo il respiro. Quel fiume pianto, diventa un ciumi di fimmini, di matri, perché la Sicilia, quest’isola in mezzo al dolore, è inesorabilmente fimmina e lacrimi di fimmina chianci.

Nun s’avissi diventari vecchi, lamenta il Poeta, mentre la flautata voce di Rosella Mugno passa da Every time we say goodbye alla interrogativa Que reste-t-il de nos amours? di Trenet.

In questo momento sento che la scelta di non sovrapporre strofe in italiano ai versi intensi del Poeta Cardello è azzeccata per la tenuta dell’attenzione, per la funzione di sostegno che svolge la musicalità delle canzoni, anche il romantico portoghese della Bossa.

Eppure qui un’eccezione l’avrei fatta.

La splendida canzone francese di Trenet vanta una prestigiosa traduzione italiana, attribuita ad un giovane Gesualdo Bufalino, poi incisa da un anziano Battiato, in vena di recupero dei Fleurs della sua giovinezza.

Ecco. L’avrei aggiunta una strofa italiana, evidenziandone la prestigiosa poetica paternità.

Dalla vecchiaia si salvano solo i pazzi, e gli artisti, in particolare i poeti.

Agli artisti è consentito di indossare la maschera della loro arte, che supera le costrizioni del potere e dell’età.

Mentre Rossella intona Masquerade, il Poeta ci racconta che quando la maschera la indossa il Potere, come con la perduta occasione dell’autonomia, il sangue torna a scorrere, l’infelicita di nuovo inquina l’aria che respiriamo.

Quest’isola che vive al centro della bellezza, è inesauribile. Rinasce sempre, ritrova sempre le ragioni della vita della speranza.

Mentre ascoltiamo When I fall in love, riecheggiando lo spirito di Rosso di San Secondo, il Maestro Cardello ci racconta della disperata ricerca della figlia che spinge Cerere in tutte le spiagge del mondo, ma che solo qui potrà ritrovare il sorriso che dà la vita, il sorriso di Proserpina.

BASTA!

Urla il poeta.

Rivendica il sogno, la poesia, l’arte, la terra (che te duele e te da, canta Rossella).

Si chiude questo viaggio che ci affida l’imprescindibile compito di amare e difendere la nostra terra, la nostra Sicilia, la nostra isola al centro del mondo, del suo dolore, della sua musica, del suo Jazz.

Normalmente quando facciamo il compleanno riceviamo auguri e regali da chi ci ama. Gli artisti non sono mai ortodossi.

Ieri sera il Poeta Pippo Cardello, grazie alle associazioni che lo hanno sostenuto, ed alla scuola ed al Suo Dirigente Scolastico, che lo ha accolto e ospitato, nel giorno del suo compleanno il dono ce lo ha fatto lui.

Alla sua amata città, alla sua amata terra, ai suoi amati concittadini ed amici, venuti in tantissimi ad ascoltarlo, ha donato un’altro importante pezzo della sua grande anima.

Ne saremo degni?

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