Premio Vittorini XXI edizione – Processo al Vittorini traduttore – Siracusa Circolo Unione 8 settembre 2022

Dopo il primo evento, scoppiettante e pittoresco, della scopertura della lapide ripristinata nella casa natale di Vittorini, ieri pomeriggio nella terrazza sul mare del Circolo Unione siamo entrati nel vivo del Premio Vittorini, XXI edizione, con l’ormai consueto processo a Vittorini.

Quest’anno oggetto del contendere tra accusa e difesa l’opera di Vittorini traduttore.

Dopo la sapiente introduzione del presidente dell’Associazione Vittorini Quasimodo, prof. Enzo Papa, la dottoressa Anna Chiara Cavallari ha espresso, tra arringa e replica, i più significativi argomenti a carico della colpevolezza di Elio Vittorini traduttore, dalla letteratura inglese e, soprattutto, americana.

Sinteticamente, la sua scarsa conoscenza dell’inglese, la sua programmata e dichiarata volontà di operare tagli, aggiunte, revisioni financo della punteggiatura, alle stesure originali, non solo per obbedienza alla censura, ma per ragioni stilistiche proprie, per la volontà di addomesticare gli originali a beneficio del palato letterario italiano.

La sua necessità di soldi, che lo faceva andare non tanto per il sottile nella ricerca di incarichi ed attività.

Il suo atteggiamento eticamente riprovevole nei confronti della traduttrice a cui effettivamente affidava la traduzione, non valorizzata, e, forse, non adeguatamente ricompensata.

Il professor Edoardo Esposito ha sostenuto, tra arringa e replica, le ragioni della difesa.

Ha contestualizzato il momento storico e politico, opprimente, del decennio delle traduzioni, anni 30 e 40, riconoscendo a Vittorini il merito di aver permesso con le sue traduzioni alla letteratura americana, libera, innovativa, sperimentale, di superare i rigidi confini autarchici.

Ha ridimensionato lo sfruttamento economico della traduttrice Lucia Morpurgo, in Rodacanachi, precisando che di ritardi di pagamento si hanno notizia, ma non di mancati pagamenti assoluti. Una riprova si avrebbe nella lunga collaboraIone ultra decennale tra i due, che non sarebbe continuata se Vittorini non avesse onorato il suo impegno di pagamento, ancorché in ritardo.

Ha sottolineato come nell’ormai noto decennio delle traduzioni, molti altri autori facessero un santamente come Vittorini, ricorrendo alla stessa Rodocanachi peraltro, Montale su tutti. Eppure solo a Vittorini furono addebitati tradimenti letterari e sfruttamento della professione.

Il professor Esposito adombra possa esserci un fumus di ritorsioni pretestuose, legate alle posizioni di rottura e di polemica agguerrita che Vittorini non evitava di assumere.

Esposte le tesi dell’accusa e della difesa, il pallino passa alla Giuria Popolare.

Come tante cose insolite di quest’anno, il compito di fare da portavoce alla Giuria Popolare mi è stato temerariamente affidato.

Dopo aver raccolto alcuni pareri dei giurati che facevano già presagire il risultato per la concordanza tra loro, ho espresso alcuni pensieri che potessero accompagnare i giurati a fare la loro scelta.

Ve li riassumo qui brevemente.

Siamo al punto cruciale di questo processo.

La Giustizia si amministra in nome del Popolo.

Anche la giustizia culturale, letteraria, deve essere amministrata in nome del popolo.

Siamo tutti certi che Vittorini stesso avrebbe accettato di sottoporsi (forse…) ad un tribunale solo se certo della sua composizione popolare.

L’attribuzione di questo potere al Popolo risiede nella sua sostanziale democraticità, nella sua promessa di imparzialità, di equità.

Cosa consente al Popolo di trasformare una dotta accademica, competente e tecnica, disputa, in un verdetto equo?

La capacità di aggiungere alla logica, alla ragione, al rigore, il cuore, l’emozione.

Questo tocca a noi allora.

Aggiungere le ragioni del cuore, dell’umanità, nelle analisi di queste traduzioni. Chiederci quanto siano anche tradimenti.

Valutare se un mezzo anche poco ortodosso ha raggiunto un fine meritorio. Un tradimento necessario.

Oppure decidere che, ancorché il fine sia meritorio, il mezzo usato appanna, opacizza, depotenzia il risultato ottenuto. Un tradimento insostenibile.

Quale linguaggio tocca il cuore di tutti, prescindendo da connotazioni linguistiche?

La musica. La musica popolare, visto che giuria popolare siamo.

La musica si confronta spesso con il tema della traduzione, del tradimento.

Nella stessa epoca del decennio delle traduzioni, come abbiamo imparato a chiamarlo, ricordiamo Gesualdo Bufalino che sorride della imbarazzante traduzione del titolo di Satchmo, che da Saint Louis Blues, diventa le Tristezze di San Luigi.

In un decennio successivo, i magnifici Sessanta Settanta, vittorinianamente, per superare il provincialismo del pubblico italiano, fioccarono le traduzioni in italiano di brani molto famosi all’estero, che per noi italiani diventarono Sognando California, Scende la pioggia, fino al limite di Pregherò, trasposizione vagamente religiosa di una diversamente laica Stand By Me.

In alcuni casi le traduzioni sono fedeli, almeno al senso del brano, ma tradiscono sull’altare della metrica e del ritmo.

In altri, come in Pregherò appunto, troviamo testi completamente diversi e poco congrui agli originali.

Fu meglio diffondere queste versioni naturalizzate in italiano e accrescere l’orizzonte musicale degli italiani, o sarebbe stato meglio diffondere le versioni originali anche se solo in pochi eletti avrebbero capito i Procol Harum e la loro A Whiter Shade of Pale.

Ma anche quando non è necessario cambiare la lingua dei brani, la musica si confronta con la traduzione ed il tradimento.

È il caso delle cover.

In alcuni casi eclatanti gli autori delle cover hanno talmente tradotto se stessi, nel realizzare la cover, che i brani hanno quasi perso la paternità iniziale e sono diventati idealmente dei nuovi interpreti.

Due esempi per tutti.

Ray Charles con Georgia on my mind, e Chet Baker con My funny Valentine.

Tornando a noi e concludendo questo invito alla espressione del giudizio popolare tanto atteso, cosa ha fatto Vittorini con le sue traduzioni?

Ha valutato che alcuni libri di successo stranieri, americani soprattutto, potessero essere utili per ampliare gli orizzonti culturali della scena italiana oppressa.

Ma conosceva i limiti linguistici e in senso più lato culturali del suo Paese.

Ricordiamo che era il tempo autarchico delle Tristezze di San Luigi di cui dicevamo.

Ha pensato bene di fare delle cover di quei libri, mettendoci tutto se stesso, naturalizzandoli a beneficio dei lettori italiani, contando sulla forza intrinseca di quei libri che poteva trasmettersi anche attraverso qualche, più o meno grande, tradimento.

Signore e Signori della Giuria, esprimetevi con la ragione e il cuore.

Diteci se fu un tradimento necessario, utile, richiesto da quel tempo opprimente in cui viveva l’Italia, e quindi assolvete Elio Vittorini traduttore.

O se si fece prendere la mano ed il tradimento fu insostenibile, eccessivo, snaturante e quindi condannate Elio Vittorini traduttore.

Al Popolo l’ardua sentenza…

E la Giuria Popolare si è così pronunciata:

33 voti per assoluzione

8 voti per condanna

Anche questa volta le considerazioni attenuanti, legate al periodo storico in cui Vittorini visse e operò, hanno prevalso sulle ragioni dell’accusa.

Elio Vittorini traduttore è stato assolto dai siracusani presenti al Circolo Unione.

Il Premio prosegue con le altre attività previste.

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