Acate e la Storia – La Casa Del Carrubo di Barbara Bellomo – Salani Editore

Come ho già scritto, per alcuni felici ed indimenticabili anni spostammo tutta la famiglia negli iblei a Ragusa.

Da soli o con amici locali, o con amici che ci raggiungevano dalla nostra vita precedente, abbiamo trascorso deliziosi momenti di relax, serenità e ristoro, in un agriturismo di Acate, Il Carrubo. Domeniche, feste, serate, accolti nelle braccia di quella azienda agrituristica.

Durante la pandemia ed il lockdown, per reagire alla ricorrente forzata similitudine tra la pandemia e la guerra, pubblicai un post in cui raccoglievo la viva testimonianza di mia zia del bombardamento alleato su Regalbuto, sulle vicende che ne seguirono, sul comportamento di mio padre dodicenne, sulla loro fuga nella masseria di amici. (Il relativo link lo trovate suggerito sotto al post).

Quando ho visto in libreria il nuovo romanzo di Barbara Bellomo, La Casa Del Carrubbo, edito da Salani, un filo lo ha intrecciato a questi due ricordi e mi ha spinto a leggerlo.

Il romanzo racconta appunto della vita quotidiana di due famiglie che per sfuggire ai bombardamenti alleati del 1943, si rifugiano nella grande casa in campagna di Don Luigi, il farmacista di Acate, con i suoi muri rosa ed il grande carrubo davanti, in maniera impressionante simile all’azienda agrituristica che dicevo. In particolare simile alla casa patronale con uffici che è posta a lato dell’azienda e riservata all’uso della famiglia.

Le due famiglie si trovano ad intrecciare i loro giorni, costretti dalle vicende storiche esterne a condividere emozioni, sentimenti, paure e speranze.

La caratteristica che mi ha fatto amare a prima lettura questo libro sta nella lingua del racconto, nella forma narrativa utilizzata dall’autrice. Questo romanzo racconta le vicende dei personaggi, in un presente che si svolge inconsapevole dei suoi esiti, momento per momento, sotto i loro occhi e tra le loro braccia.

Conosciamo tutti certamente l’esito della vicenda storica principale, non è una grave anticipazione dire che il 3 settembre (va bene l’8, lo so anch’io e lo sa anche l’autrice) la Sicilia con l’armistizio di Cassibile, uscirà dalla guerra. Ma il racconto, la voce narrante riesce a farci credere che non lo sa, e lo fa scordare anche a noi. Il lettore si trova così a vivere in quella dimensione in cui la storia non si è ancora fatta storia, ed è cronaca, viva cronaca, curiosa cronaca, di eventi e di emozioni.

Ci sono tanti momenti storici particolarmente rilevanti che ci rimangono impressi indelebilmente e tutti ricordiamo cosa facevamo esattamente quel giorno e quell’ora, quale quotidiana attività, di per se non rilevante, stessimo svolgendo e la stessa rimane associata per sempre alla Storia. Come capitò a mio figlio seienne turbato dall’interruzione della Melevisione per dare spazio alle immagini di due grattacieli in fiamme, dall’altra parte della terra.

Questa è la sensazione del lettore, quella di assistere alle ordinarie attività quotidiane dei personaggi, che poi rimarranno impigliate per sempre nella trama di ricordi collettivi che sarà la Storia.

La penna di Bellomo risulta davvero felice in questa operazione, tanto da diventare una compagna inseparabile durante i giorni della lettura.

Ne viene fuori un ritratto drammaticamente vivo e vitale della vita dei siciliani durante quella stagione. Dalle pagine risaltano i personaggi principali del romanzo, con le loro vite, con i loro dolori, con le loro guerre personali.

Perfettamente affiancati ai personaggi principali della Storia, colti nelle loro esitazioni, nei loro convincimenti, nei loro momenti di vita, di scelte, che hanno determinato le sorti della Storia stessa.

Il ricordo letterario più immediato è il George Orwell di Homage To Catalonia, con la sua capacità di reportage dalla prima guerra in cui la comunicazione ebbe un risalto così elevato.

Le immagini di mio papà e della sua sorella bambina che scappano dal palazzo bombardato, evocate da quel ricordo che citavo, si sono sovrapposte alle immagini evocate dal racconto di Barbara Bellomo della fuga della famiglia Floridia, da una Catania ferita ed attonita, moltiplicando il riverbero emotivo che nel romanzo si sviluppa.

Proprio per questo raccontare mentre le cose avvengono, un divenire costante come un thriller, una storia fantastica ed incredibile, ed invece dannatamente vera.

Quella casa dai muri rosa con il grande carrubo davanti che accoglie nelle sue braccia idealmente tutti i siciliani che scappano dalle bombe, diventa anche per noi oasi di serenità, di ristoro dagli eventi orribili della guerra. Ancor più in queste settimane in cui la guerra è tornata ad abitare la nostra casa europea.

Alla azienda agrituristica di Acate è legato anche un altro ricordo, in verità. Era gestita da una signora molto elegante, molto determinata, una vera e propria imprenditrice di grande valore. Per motivi di lavoro presi appuntamento con lei per la valutazione di una collaborazione professionale. Invano la attesi all’appuntamento. Tornai all’azienda la settimana successiva per lamentarmi del mancato appuntamento, ma scoprii che in quei pochi giorni la signora aveva perso la sua guerra personale contro un nemico di cui non mi ero accorto.

Oggi voglio credere che quella casa grande con il grande carrubbo davanti del farmacista di Acate del bel romanzo di Barbara Bellomo, sia diventata una accogliente e florida azienda agrituristica. E che quella elegante e capace signora che l’ha resa così accogliente e florida, sia una discendente di Luca, o di Nunzia, se non Nunzia stessa.

Quanti ricordi e quante vite ha risvegliato in me la lettura di questo romanzo.

Sono certo che la stessa cosa accada a chiunque lo legga.

È, infatti, arrivato già alla seconda edizione.

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.