IO E I PINK FLOYD – Luciano Conti e la sua passione per i live – Lentini 22 ottobre

Non sono bastate ieri sera le sedie predisposte al Centro Polifunzionale della Biblioteca di Lentini, per accogliere i numerosi appassionati della band inglese, accorsi alla curiosa proposta di un sabato sera insolito.

Una chiacchierata tra ricordi, aneddoti, notizie e tanta musica dal vivo dei Pink Floyd.

Sostenuti dalla presenza in sala del Sindaco e dell’assessore alla Cultura, che si confermano veri paladini di queste nostre iniziative culturali, con la consueta leggerezza, abbiamo conversato con Luciano Conti e condiviso la sua passione per i Live, la sua passione per i Pink Floyd.

Da quando la musica è disponibile per tutti nelle forme più disparate, liquida, digitale, compressa, scaricata più o meno legalmente, riorganizzata in playlist, la fruizione della musica è diventata una esperienza soprattutto personale, solitaria o in piccoli gruppi, con gli AirPods nelle orecchie, o qualche cassa Bluetooth portata in giro.

Superate le restrizioni imposte dalla pandemia, quello che nel tempo non si è perso è però il piacere di condividere un concerto dal vivo. Quasi tutti i concerti che vengono programmati raggiungono rapidamente il sold out.

Con i suoi circa 130 concerti Live, cui ha partecipato, Luciano è un esempio di questo piacere della musica dal vivo, della condivisione con tanti altri intorno, ballare insieme, cantare insieme, fare amicizie nuove.

Luciano è irrimediabilmente appassionato cultore dei Pink Floyd, eppure l’artista di cui ha visto più volte un concerto è un altro artista, abbastanza lontano dal mondo psichedelico di Syd Barrett, ben 23 concerti di Claudio Baglioni, l’artista di cui è altrettanto irrimediabilmente appassionata sua moglie.

I Pink Floyd, di cui parliamo stasera, sono una band unica, inconfondibile, con una sua cifra stilistica immediatamente riconoscibile.

Nata nel 1965 da una precisa intenzione di Syd Barrett, chitarrista, unisce Roger Waters, al basso, Nick Mason, alla batteria e Richard Wright, alle tastiere.

Il nome viene ideato da Barrett intrecciando i nomi di due bluesmen americani, Pink Anderson e Floyd Council. Da subito la matrice blues vira in una profonda allucinata ed allucinante psichedelia, tipica del mondo mentale di Barrett.

Purtroppo appena tre anni dopo la malattia e l’abuso di droghe, costringerà il gruppo ad estromettere proprio Barrett, sostituendolo del tutto con David Gilmour, nel frattempo aggiunto per coprire le frequenti defalliances di Barrett.

Sotto la guida di Waters, la band diventa leader nella musica progressive, e indica la strada a tante formazioni musicali di qua e di la dall’oceano.

Con Luciano abbiamo condiviso il momento quando i Pink Floyd sono entrati nelle nostre vite.

Luciano nel 1976 o 1977 si trovava in vacanza e fu colpito da un disco che in copertina raffigurava una costruzione che sembrava una fabbrica. “Animals”. Prese quel disco, lo mise sul piatto che era a disposizione in quella sala in cui si trovava, e fu amore a prima vista.

Nello stesso periodo, a casa di mio zio, ho ascoltato “ Wish you were here”. Mi colpiva quell’uomo in fiamme in copertina che dava tranquillamente la mano ad un altro, come se non stesse prendendo fuoco.

Rimasi affascinato dalle sovrapposizioni di registrazione di Shine on you Crazy Diamond, quella sensazione di preparazione al viaggio astrale, l’atmosfera che non sapevo ancora definire kubrickiana, cui si sovrapponeva una chitarra che invitava a sognare, fino al suono più forte che occupava tutta la stanza, quella sensazione di viaggio spirituale, suggerito dalle sovrapposizioni della musica, mi intrigava in un modo che mi spaventava, ma mi attraeva tantissimo.

Il primo concerto dei Pink Floyd cui ha assistito Luciano è un concerto storico.Il mitologico concerto di Venezia del 1989.

Un palco montato sulla laguna davanti a San Marco, 24 metri di altezza, duecentomila persone tra piazza ed imbarcazioni sulla laguna. Diretta Rai, 100 milioni di spettatori stimati.

Penultima esibizione live dei Pink Floyd, anche se senza Roger Waters.

A momentary lapse of reason tour.

Edizione ridotta per esigenze televisive, 14 brani, anziché 23.

Il concerto iniziò con Shine on you crazy diamond, una suite in 9 parti, tratta da Wish you were here, l’album dedicato interamente a Syd Barrett.

Una elaborazione sul tema della nostalgia del tempo in cui Syd brillava come il sole, avvolta dalla malinconica consapevolezza della perdita di quello stato di grazia, della caduta nel pozzo profondo della malattia, e della droga.

Dal concerto di Venezia del 1989 abbiamo visto proprio Shine on you crazy diamond.

Il live di Venezia fu preceduto e seguito da enormi polemiche sulla potenzialità dannosa per il monumento Venezia. Luciano ha portato per noi ieri sera, alcuni ricordi, oggetti, libri, dischi.

Ci ha mostrato alcune foto dell’evento di Venezia, foto dello stato in cui rimase Piazza San Marco, che fu ripulita da una missione dell’Esercito.

Ci ha mostrato anche un libro, nato da una tesi di laurea che racconta fin nei minimi dettagli l’esperienza del concerto di Venezia del 1989.

Nel 1994 ultimo tour vero e proprio dei Pink Floyd. The Division Bell Tour. Da cui furono tratti Pulse, album live, e il film omonimo. Luciano ha visto l’edizione di Roma.

Luciano ci ha raccontato che il tour, già molto costoso fin dalla progettazione, convinse alcuni finanziatori, solo dopo che Nick Mason, cedette in pegno la sua preziosissima Ferrari.

Diversamente dall’esperienza di Venezia, poco organizzata e caotica, il concerto di Roma, tenuto a Cinecittà, con tre serate, di cui una gratuita per i residenti, per compensare il loro disagio, fu organizzato benissimo. Il godimento di Luciano fu pieno, anche se attenuato dalla circostanza che l’amico con cui era partito da Lentini per il concerto, si smarrii, e non si ritrovarono che al rientro.

Meddle, fu il sesto album dei Pink Floyd. Un lavoro ingegneristico complesso, tanto che il gruppo fu costretto a cambiare più volte lo studio di missaggio finché non trovarono un banco a 16 piste, allora nel 1971 si trovavano solo quelli a 8 piste, anche a Londra.

Il processo di lavorazione era innovativo. Ciascuno degli artisti lavorava sulla sua parte della traccia, senza conoscere il lavoro degli altri, senza l’interferenza degli altri. Poi sarebbero state mixate tutte insieme. Ecco perché cercavano un mixer a 16 piste.

La copertina è l’unica realizzata dagli stessi Pink Floyd (come scritto sulla copertina stessa), che rifiutarono la proposta di Storm Thorgerson lo storico curatore delle copertine dei loro album.

La copertina raffigura la foto di un orecchio sott’acqua ripreso da distanza ravvicinata.

Il padiglione auricolare indicava la musica mentre le increspature dell’acqua rappresentavano i disturbi, le interferenze durante l’ascolto. Il titolo Meddle, infatti risulta dal mix tra medal (medaglia, padiglione) e interfere (interferenza).

Il brano che apre l’album è davvero arcinoto. One of these days.

Capolavoro di combinazione tra ingegneria elettronica e creatività musicale.

Il suono del basso di Waters e della chitarra di Gilmour, vengono fatti riecheggiare tra loro, tramite un Echo recorder.

Brano strumentale, a cui fu aggiunta solo una frase di Mason, trattata più volte elettronicamente.

One of these days I’m going to cut you into little pieces”. (Un giorno di questi ti taglierò a pezzettini).

Dalla tappa di Roma del The Division Bell Tour, abbiamo visto proprio One Of These Days.

Questi due concerti erano entrambi già successivi alla fuoriuscita dal gruppo di Roger Waters.

Luciano però Roger Waters lo recupera nel 2011 a Milano, al Forum di Assago, e nel 2018 a Bologna.

Come nella migliore tradizione e nell’iconografia classica del frequentatore di concerti dal vivo, che vive ai margini dell’impero, fisicamente lontano dai centri pulsanti della musica live, la tappa di Milano, vide Luciano e l’amico Salvo, raggiungere nella stessa giornata il Forum di Assago, godersi il concerto, raggiungere l’aeroporto nella notte ed attendere l’alba per il volo di ritorno, ancora emozionati, frastornati ed eccitati dallo spettacolo.

Per molti il vero ultimo album della band al completo è il doppio The Wall del 1979.

Una vera e propria storia di alienazione e di malattia, che fu coronata dalla realizzazione di un film, in parte animato, nel 1981, girato da Alan Parker.

Sia l’album che il film sono frutto della concentrazione creativa di Waters. Ma con una grande particolarità, una vera e propria innovazione di metodo, rilevabile anche dal dato cronologico.

Non sono le musiche a fare da colonna sonora al film. Esse preesistevano e sono state create con una concettualità narrativa unica, ma che doveva restare sul disco, un doppio album.

Il film nasce come esigenza di Waters di completare la storia di aggiungere una colonna visiva all’album.

Una risonanza al modo di produzione della musica che si fa largo nel passaggio dai Settanta agli Ottanta, in cui vengono diffusi sempre più i video musicali delle canzoni.

La storia di The Wall è la storia di Pink, artista rock maledetto, in cui ancora vediamo in trasparenza Syd Barrett, interpretato da un giovanissimo Bob Geldoff, che sopravvive ad una infanzia da orfano di guerra, memoria personale, mai sopita, di Waters, con una mamma invadente e perniciosa, che poi si rinchiude nel muro che gli costruisce intorno la sua pazzia, e fronteggia un ridicolo, ma non meno pesante, processo che lo condanna alla pena peggiore: l’abbattimento del muro e il ritorno alla vita reale, insopportabile e dolorosa.

È l’occasione per mostrare tanti elementi che possono portare all’alimentazione un uomo. La precoce orfananza, appunto. La scuola e le sue regole para naziste, il mondo dello spettacolo, con i suoi diktat inaccettabili, la follia dei sentimenti, dolorosi e mai soddisfacenti. Ciascuna cosa diventa un mattone nel muro, Another brick in the wall.

Dal concerto di Milano del 2011 abbiamo visto proprio Another Brick in The Wall.

Da Bologna abbiamo visto Dogs, tratta da Animals, l’album che aveva acceso la passione del giovanissimo Luciano.

Un vero appassionato però non si fa mancare mai niente. Così Luciano continua a seguire i Pink Floyd, anche quando Pink Floyd non sono più.

Nel 1985 dopo The Final Cut, Roger Waters tenta di sciogliere la band, una lunga battaglia giudiziaria contrappone Gilmour a Waters, culminata nell’accordo che lascia a Gilmour, Mason e Wright, la band Pink Floyd, e a Waters, proprietà e diritti di The Wall.

Nel 1995 anche i Pink Floyd di Gilmour si sciolgono.

Luciano continua a seguire nei concerti David Gilmour e Nick Mason.

A Firenze nel 2015 David Gilmour.

La tappa di Firenze ripresentò la disorganizzazione di Venezia. Forse le città d’arte non sono attrezzate per questi eventi. Luciano ed altri amici con lui, fu costretto ad una palese forzatura, di cui non è ovviamente fiero, ma che per l’amore della musica rifarebbe.

Gli organizzatori avevano commesso l’errore di accentrare tutti gli ingressi da un solo passaggio,  creando una unica fila lunghissima, di cui l’ultimo riuscì ad entrare solo quasi alla fine del concerto.

Luciano and Friends, cercarono lungo la fila un varco, uno spazio in prossimità dell’ingresso, e, scavalcando la fila, entrarono al concerto in tempo.

Il concerto di Nick Mason, invece, Luciano lo vide due volte a Milano sempre nel 2015 e a Taormina nel 2018.

Mason, a differenza degli altri componenti della band, nei suoi concerti si riproponeva di dare preminenza ai brani dei due primi album, gli album di Syd Barrett.

Dal concerto di David Gilmour a Firenze nel 2015 abbiamo visto Come back to life, mentre dal concerto di Nick Mason di Milano nel 2015 abbiamo visto Fearless.

Nel 2005 per una Reunion, Waters e Gilmour tornano sul palco insieme.

Siamo a Londra, a luglio, al Live 8.

Bob Geldoff riunisce una line up di grande prestigio per condizionare il G8 che si sarebbe svolto contestualmente.

Bob Geldoff fatica duramente a convincere Gilmour ed alla fine non ci riesce.

Convince però Roger Waters, che sblocca la situazione e fa direttamente una telefonata all’acerrimo nemico David Gilmour.

Non sappiamo cosa si siano detti, ma due settimane dopo, tutti e quattro sono pronti a salire sul palco, alle 23:23, dopo The Who, con una suite di 24 minuti di 4 brani. BreatheMoneyWish You Were Here e Comfortably Numb. Sul palco anche il sassofonista Dick Parry, che altre volte aveva impreziosito dischi e live, e la cantante Carol Kenyon.

È la chiusura di una storia leggendaria.

Richard Wright dopo qualche anno, soccomberà alla sua battaglia contro il cancro, e le Reunion successive saranno derubricate a reciproche ospitate.

I Pink Floyd entrano nell’Olimpo il 12 luglio 2005 a Londra.

Da questa esibizione abbiamo visto Breathe, tratto da The Dark Side of The Moon.

Pressati dall’attualità, con Luciano abbiamo parlato anche di un altro concerto famoso dei Pink Floyd, il concerto di Pompei.

Venerdì, infatti, Max Gazzè, a Pompei ha voluto tenere un omaggio a quel concerto nel cinquantesimo anniversario.

Nell’ottobre del 1971, per 4 giorni, Pompei fu chiusa al pubblico e la band suonò dal vivo alcuni brani, nell’anfiteatro completamente vuoto.

Una atmosfera spettrale che si addiceva ai brani scelti, tra cui anche due brani di Meddle, ancora non pubblicato, come appunto One of These Days.

Divenne un film documentario, cui furono aggiunte alcune scene di studio, per sopperire allo smarrimento e distruzione di tanti metri di pellicola girata tra gli scavi.

L’evento del 2022 è stato un coraggioso mix tra musica ed altissima tecnologia, con streaming in tutto il mondo.

Ma un appassionato puro come Luciano, ci ha manifestato forte delusione per la riuscita dell’omaggio, che ovviamente ha seguito con attenzione, anche se solo in streaming.

Di tutta la carriera artistica dei Pink Floyd, l’album che ancora oggi si ritiene più significativo è del 1973. Appartiene alla gestione Waters, si tratta di The Dark Side of The Moon. Le immagini da studio aggiunte al documentario di Pompei erano appunto quelle che si riferivano alla produzione di questo straordinario album.

Un’opera filosofica e complessa che costituisce una sorta di enciclopedia del pensiero politico e sociale di Roger Waters, ed un manifesto delle caratteristiche progressive della loro musica.

Se i Pink Floyd hanno venduto oltre 250 milioni di dischi nel mondo, a questo disco, capolavoro sin dalla copertina, debbono almeno 50 milioni di copie vendute.

Il tempo, il denaro, la morte, le relazioni e i conflitti, la pazzia (ancora Syd), sono tra i temi toccati dal disco.

Un’opera poetica e musicalmente ben definita. Al di là del successo commerciale, l’album più acclamato, mai criticato da alcuno.

Con Luciano abbiamo rievocato una vicenda, ancora in corso.

Dopo aver provato in più occasioni a mettere su una cover band dei Pink Floyd, con altri amici altrettanto appassionati, grazie all’intuizione di Nino Gatti, Luciano propose alla nostra Compagnia di Encelado Superbo un’operazione culturale impegnativa. Riarrangiare in chiave acustica The Dark Side of The Moon, sostituendo i testi originali con nuovi testi localizzati in lingua siciliana.

Fu così che The Dark Side of The Moon, per le mani del Maestro Cardello e del Maestro Amore, divenne ‘A facci nìura della Luna.

Il disco relativo, già pronto, attende ancora le ultime autorizzazioni per essere reso pubblico.

Intanto ieri sera abbiamo visto un video tratto da un esibizione del 2019 sempre qui a Lentini con Soddi, la versione siciliana, ovviamente di Money.

Dopo qualche intervento del pubblico appassionato, che ha resistito alle nostre chiacchiere per circa un’ora e mezza, abbiamo subito raggiunto un accordo in sala.

Per concludere degnamente e rinsaldare l’emozione che si era creata tra tutti noi, per chi avesse voluto fermarsi ancora, abbiamo proposto la visione completa dei 24 minuti dell’ultima esibizione di Londra, della Reunion per il Live 8 di Bob Geldoff.

Delle tante decine di spettatori solo poche unità hanno deciso di non restare fino al clamoroso applauso con cui la sala ha salutato la leggenda dei Pink Floyd.

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