La leggerezza e la musicalità – I Mammasantissima

Quell’anno, era forse il ‘77 o ancora dopo, aspettammo il Capodanno a casa di mio zio. C’erano i soliti parenti ed amici delle feste da ballo di Carnevale. Ci distribuimmo tra salone e terrazza (non era una notte molto fredda). Mio padre era in agitazione.

Entrava e usciva dalle stanze, tornava spesso davanti alla nuova Tv a colori di mio zio, sintonizzata su Teletna (ma su questo particolare potrei sbagliarmi, forse era Telecolor, comunque erano queste soltanto allora le due televisioni locali principali, Antenna Sicilia doveva ancora venire).

Mi avvicinai e gli chiesi cosa avesse. “Sto aspettando che sia il turno del gruppo musicale comico del figlio di un mio collega, Bongiovanni, si chiamano I Mammasantissima”.

Infatti dopo un po’ apparvero sullo schermo, tutti vestiti di nero, con tromba, piano, batteria, basso e chitarra, ed uno smilzo e bassino, cantante al centro. Partì una divertentissima versione di “C’è la luna ‘mmenzu ‘u mari”, ritmatissima, dai coretti stralunati, e con intercalari improbabili (surra, surra, ca è ‘u megghiu d’a tunnina) che attirò anche gli altri festanti.

Ci ricordammo pure che li avevamo visti al cinema, qualche anno prima, nel 1975, in un film con Lando Buzzanca, Il Fidanzamento, erano il gruppo musicale che suonava al matrimonio tanto atteso da tutti, tranne dallo sposo. Qui potete vedere il trailer dove si possono intravedere ed intrascoltare. https://youtu.be/J1ca1GmVNKg

Da allora fu un must. Ogni qual volta si esibivano i Mammasantissima dovevamo essere tra i primi a seguirli, Minareto, Santa Maria, altri circoli e club vari.

Ricordo una festa elettorale del 1980, di un carissimo fraterno amico della nostra famiglia, che vedeva tra gli artisti ospiti anche i Mammasantissima, l’occasione per mio padre di avvicinarsi e conoscerli tutti, non solo Bongiovanni, e parlare un po’ con loro.

Comprammo un paio di 45 giri e poi l’album. Forse l’unico album pubblicato da questo gruppo di cabaret musicale nella sua attività.

In quegli anni cominciai il liceo. Tra i miei compagni ce ne era uno un po’ antipatico, piccoletto, una gran massa di capelli, due dentoni che sbucavano dal labbro superiore, che gli valsero il nomignolo di Don Chuck Castoro, come il protagonista dei cartoni che trasmetteva Antenna Sicilia, nel frattempo arrivata ad impadronirsi dell’etere locale.

Nei primi due anni ci tenne a distanza una malintesa rivalità. Io cercavo di costruirmi una leadership, che oggi so definire strumentale, contando su alcune competenze, mentre lui gestiva con grande naturalezza una leadership, che oggi so descrivere espressiva, alimentando la mia vana rivalità (c’entrava anche una ragazza di un’altra classe, ma questa è una storia che racconterò un’altra volta).

In occasione dei Mondiali del 1982, i nostri Mondiali, Don Chuck ed io ci riscoprimmo, deponemmo le armi e diventammo amici. Cominciai a frequentare la sua casa, non solo per le festicciole, come avveniva prima. Quasi tutte le partite delle fasi finali le vidi a casa sua, nella villetta al mare.

Grande fu la mia sorpresa nello scoprire che la casa di Marcello era frequentata proprio dai Mammasantissima. Di più, uno dei componenti era il padre di Marcello.

Quando i comici si riuniscono tra loro, se non partecipano a LOL, sono una fucina di battute e di sberleffi, di scherzi e di lazzi, irresistibili.

Il mio già tiepido amore per il calcio, sostenuto solo da un relativo patriottismo nazionalista, cedette immediatamente allo spettacolo che si svolgeva di qua dalla televisione.

Tormentoni ripetuti all’infinito, gag senza programma, e senza limiti.

L’accoglienza riservata ogni volta al cantante Enzo, bassino, proponendogli come sedia il supporto per l’uovo alla coque.

Le sue rappresaglie giuocando pesante, sul tema dei capelli che già per alcuni avevano da tempo abbandonato il capo, lasciando spazi aperti sconfinati.

La chiusura definitiva della querelle dei capelli, quando a mo’ di ritorsione, gli sibilavano: “Io, un tempo, i capelli li ho avuti. Tu longu nun c’ha statu mai!”.

I Mammasantissima erano così sul palcoscenico e così sulla vita. Divertenti, ironici ed autoironici, dotati di uno spirito intelligente, creativo, supportati da una base musicale molto competente ed autorevole.

Un altro gruppo comico e musicale aveva successo nello stesso periodo: I Cavernicoli, che venivano dal versante occidentale della Sicilia.

Ma I Mammasantissima erano diversi.

Giocavano con le canzoni della tradizione folcloristica e non solo, combinandole tra loro, riscrivendone i testi per l’amore della satira, per la gioia di far ridere il pubblico.

Il precedente più illustre, a cui sono artisticamente più vicini era certamente il Quartetto Cetra. Le parodie della Biblioteca di Studio Uno sono il modello cui i Mammasantissima hanno ispirato le loro parodie.

Un altro modello sarà stato sicuramente Renato Carosone.

Ascoltate ad esempio, a questo link, https://youtu.be/LVFXJVIFbzQ , la trasformazione in noir della tradizionalissima canzone folcloristica “i beddi pira”. La vicenda del furto delle pere diventa un giallo con colpi di scena sorprendenti. Tanto da meritare la versione cinematografica da affidare ad Antonioni, il regista “ca joca ‘o palluni c’a Fiorentina”.

La sapiente miscela di generi musicali, dal tango alla ballata, le battute fulminanti, le antifone spiazzanti (“ammia chi minni futti”), come il coretto alla Carosone di “E la barca tornò sola”), tutti elementi caratteristici dell’ironia dei Mammasantissima.

In qualunque brano, in qualunque parodia del loro repertorio, qualunque argomento trattasse (anche quello scatologico) la loro leggerezza non trascendeva mai in volgarità. Toni e parole usate costruivano la risata, passo dopo passo.

Con Marcello li seguivamo spesso nei loro spettacoli nei locali vicini. Conoscevamo a memoria il loro repertorio, le loro gag, come quella che, durante i saluti finali del gruppo, insistentemente invitava il batterista, anch’egli non certo un corazziere, ad alzarsi per salutare il pubblico, fino a quando esasperato questi rispondeva “Azzato sono”, nell’ilarità generale.

Ma nonostante sapessimo tutto a memoria, ridevamo ugualmente senza freni, perché erano davvero bravi, avevano i tempi giusti, i toni perfetti, la loro leggerezza ci sollevava.

A conferma della qualità musicale delle loro produzioni c’è un brano dell’album che facevano spesso anche dal vivo. Una versione da night, nel senso del locale da ballo, di “e vui durmiti ancora”. Una versione da standard jazz, con le sincopi appese, come i New Trolls. Un vero e proprio capolavoro.

Ci sono pochissime tracce della loro attività oggi ritrovabili. Non credo che abbiano avuto il successo che meritavano. Forse è mancata l’occasione giusta.

Forse in loro, rispetto alla grinta, ha prevalso la lagnusìa, la pigrizia dolce, che ti fa accontentare di ciò che hai, dei sorrisi degli amici, e dei concittadini, della sana voglia di divertirsi, senza che il divertimento possa diventare mai “un travagghiu”.

Non so se hanno avuto rimpianti nella loro vita artistica. Io ho un rimpianto grosso ed importante: che mio padre non abbia saputo quanto vicino sono stato ai suoi idoli negli anni successivi alla sua assenza…

I Mammasantissima sono stati:

Enzo Annino, cantante

Aldo Zannelli, pianoforte

Bruno Bianca, basso e chitarra

Massimo Bianca, basso

Enzo Bongiovanni, chitarra

Turuzzu Filippino, batteria

Mario Ferrara, tromba

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