Salpare con Stefano Amato – Domenica 6 novembre porto di Siracusa

Non sono bastate le panche sul ponte della M/n Linea d’ombra per accogliere i tanti appassionati accorsi a sentire Stefano Amato parlare del suo ultimo libro Taddeo in rivolta.

Ancora una volta la sinergia tra Compagnia del Selene, Casa del Libro Mascali e il vostro Gingolph con Gli Amici di Casa Costa ha centrato l’obiettivo di offrire divertimento culturale a Siracusa.

Issati puntualmente gli ormeggi a mezzogiorno, abbiamo cominciato la nostra navigazione semiseria tra le pagine del romanzo di Stefano.

Per farlo con maggiore consapevolezza siamo tornati indietro al precedente romanzo, Stupidistan. Una favola distopica, ironica e divertente, dove progressivamente gli stupidi (secondo l’immortale definizione di Carlo Cipolla) prendono il sopravvento e governano il mondo, la Sicilia sicuramente.

L’occasione per fare un ritratto ironico, irriverente, beffardo dei tic e dei modi di essere, di dire, di fare, dei nostri concittadini, o dei cittadini di Cirasa.

Stefano ci ha raccontato di aver colto l’ispirazione per quel romanzo dalle statistiche che mostravano la Sicilia, sempre tra le meno virtuose, con una crescente percentuale di analfabeti di ritorno, di soggetti che potremmo definire stupidi.

Visto che la tendenza delle statistiche era crescente, Stefano Amato, ha ipotizzato di proseguire negli anni su quella curva, fino ad arrivare nel 2050 al completo superamento delle percentuali, al ribaltamento delle stesse percentuali, con il dominio assoluto degli stupidi e il trionfo della inutilità di ogni regola.

Un mondo senza obblighi, senza regole, senza doveri, senza cultura, senza storia o prospettiva.

In questo romanzo, Taddeo in rivolta, il mondo, Cirasa, è sempre la stessa città, piena di individui ignoranti, prepotenti, privi di cultura, di morale, di sensibilità.

Una società crudele, persa dietro i video degli smartphone, ormai svuotata di ogni umanità.

Taddeo, trentenne, sovrappeso, figlio di genitori separati e in qualche modo sconnessi, vive in un mondo pieno di libri, di filosofia, di poesia, di cultura, che non gli consente di cogliere le dinamiche e le vicende che lo circondano.

Disadattato per definizione, si chiude in se stesso, e a forza di rinunciare a combattere, punta a rinunciare proprio a vivere.

Il cambio di passo, di stile narrativo, rispetto a Stupidistan, è programmatico e voluto, come ci ha raccontato Stefano Amato.

Risponde ad un’esigenza propria dell’autore, la voglia di fare una vera e propria opera letteraria, senza contorno di ironia o beffa.

Da lettori ed appassionati cultori dell’opera di Stefano Amato possiamo dire che anche i precedenti romanzi hanno avuto sempre il carattere di opere letterarie, e che anche questo romanzo possiede quel carattere. A conferma della capacità tutta sua di padroneggiare stili narrativi e forme di espressione anche molto diverse tra loro. Da vero letterato.

Stefano a questo riguardo ci ha fatto una intima confessione: il fine recondito di questa svolta programmatica letteraria era quello di essere almeno una volta invitato alla rubrica Il libro del giorno della trasmissione Fahrenheit di Radio Tre. Desiderio non ancora soddisfatto.

Ci riuscirà con il prossimo.

Le appassionate letture di Francesca Pacca e Simone Giallongo, Gli Amici di Casa Costa, ci hanno tratteggiato i momenti più salienti della preparazione della vicenda vera e propria del romanzo, contestualizzando storia, momenti e personaggi.

Fino al momento in cui Taddeo, dai propositi suicidi passa alla ossessione per un progetto grandioso, minuzioso, determinato: cominciare a ripulire Cirasa ed il mondo, da questi soggetti prepotenti e violenti.

Liberare il mondo da Gioacchino Spagna, bullo di quartiere, violento e temibile.

L’idea l’ha trovata nei suoi amati libri. Così come negli stessi libri, nella sua superiorità culturale, troverà le istruzioni per compiere quell’omicidio con certezza di impunità. Un vero e propio delitto perfetto.

Questo infatti è il cuore del nuovo romanzo di Stefano Amato.

Un noir in cui si progetta con minuziosa cura un delitto perfettto.

Un noir in cui il movente e le modalità di esecuzione si trovano proprio nei libri.

Uno dei tanti ribaltamenti del fronte di Stefano Amato.

Se in Stupidistan la salvezza veniva dai libri, in Taddeo i libri sono la causa della rovina.

Ha ammesso Stefano che forse anche i libri occorre vengano assunti sotto controllo medico, per non superare la modica quantità tollerabile dagli organismi più deboli.

Se in Stupidistan il tono era risolto da una risata benevola, che prometteva che l’ironia sarebbe stata l’unica arma utilizzata e che sarebbe stata sufficiente a sconfiggere gli Stupidi, in Taddeo, non c’è più spazio per la bonomìa, per la benevolenza. Il colto si arma e passa alle vie di fatto verso l’inclita.

Ci vuole il bastone sui denti per sconfiggere la malarazza.

Prima di passare ai selfie e alla dedica delle copie acquistate dai lettori ormai incuriositi da questo delitto perfetto, dalla sua eventuale riuscita, Stefano Amato ci ha indicato quale possa essere la via della salvezza nella sua Cirasa (nella nostra città).

Se è degradante cedere alla prevalenza del cretino, ma è degradante anche cedere alla presunta superiorità morale e passare alle vie di fatto, l’unica via che ci rimane è quella di adottare per noi stessi i comportamenti che vorremmo fossero adottati dagli altri.

Prima di osservare con superiorità le mancanze degli altri, perseguiamo per noi quegli obiettivi, rappresentiamo agli altri i vantaggi indiscutibili che ne traiamo, seguendo quei modelli di comportamento. Alla lunga riusciremo a migliorare, pezzetto a pezzetto, il nostro mondo.

Come fa Stefano Amato, l’uomo prima che lo scrittore, quando osserva con cura le regole della differenziata, e con pazienza illustra alla sua vicina come fare per rispettare calendari e regole.

Come fa Stefano Amato, l’uomo prima che lo scrittore, quando attratto dalla circolazione ordinata delle capitali nord europee, rinuncia all’auto e gira sempre e soltanto in bicicletta.

A questo punto abbiamo messo precipitosamente fine alla conversazione, e lasciato lo spazio all’aperitivo, per evitare che qualcuno ravvisasse in Stefano Amato il responsabile principale della più grave iattura di questa Cirasa, la pista ciclabile, e, armato di un valido movente, imbracciasse, letteralmente e non solo letterariamente, un fucile e passasse ad un delitto perfetto che più perfetto non si può, acclamato dalla folla finalmente soddisfatta.

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