Nomi, cose, città – “La Partita di Monopoli” di Claudia Myriam Cocuzza – Bacchilega Editore

Per chi ha la mia età, fa parte della generazione boomers, i giochi dell’infanzia sono quelli, ci abbiamo giocato tutti.

A scuola, nomi, cose, città ecc. Foglietti a quadretti, suddivisi in colonne e righe per superare gli avversari nella compilazione degli elenchi per iniziale.

A Francofonte, rifugio dell’infanzia, le corse in bici, le sfide a susciuni con le figurine, le battaglie con i rummuli, lazzate sempre più performanti (mio papà aveva un vero e proprio genio per la combinazione migliore tra lazzata e rummulu, frutto di esperienza antica), movimenti di polso allenati per far durare il più possibile la rotazione. Altrettanto spesso la frustrazione degenerava in battaglie vere a colpi di puntazza del rummulu.

Una costante in ogni situazione i giochi in scatola. Il Monopoli su tutti, soprattutto nella stagione preadolescente, quando con il mio amico Massimo M., alternavamo sessioni maratona di autopista elettrica, a sessioni maratona di Monopoli.

Quando ho saputo che una giovane scrittrice di Francofonte aveva pubblicato un romanzo intitolato La Partita di Monopoli, il corto circuito tra giochi, infanzia, luoghi, cose, città si è realizzato e non ho resistito.

La Partita di Monopoli di Claudia Myriam Cocuzza è un godibilissimo giallo, dipanato in trentatré capitoli.

Un giallo di provincia, Castellace, paesino che nasconde Calatabiano, l’attuale centro di interessi e residenza della scrittrice francofontese.

Un giallo dove le dinamiche della provincia risaltano e rimbalzano dal nostro immaginario cinematografico sulla pagina.

Un giallo corale, che mette insieme con fluidità narrativa molto felice, la squadra di carabinieri che collabora con il maresciallo Stefania Barbagallo, e la squadra di amicizia e famiglia che collabora con la donna e mamma Stefania Barbagallo.

Un giallo dall’intreccio ben congegnato, che cattura il lettore e che si svolge lealmente sotto i suoi occhi, e che lo conduce classicamente ad agguantare la soluzione dell’enigma insieme al Comandante e ai suoi uomini.

La scrittrice è farmacista, figlia d’arte da generazioni, e farmacista è anche la principale spalla del maresciallo Barbagallo, Clara Martinez.

Un cantuccio dove si rintana la nostra scrittrice, che osserva, induce, suggerisce, forte della sua competenza professionale specifica.

Per il vostro blogger però le risonanze non si limitano ai giochi, alle cose, alle città fin qui rilevate. Il marito della farmacista si chiama Massimo M., esattamente come l’amico delle maratone di Monopoli preadolescenti.

Non solo il nome, anche alcuni tratti caratteriali lo identificano, come l’impazienza circa l’ora della cena tra amici fuori casa.

Anche se il Monopoli che qui viene citato ed associato alla figura di Massimo M. è un Monopoli curioso, che non conoscevo. Un Monopoli a imbroglio, a Futticumpagno, quasi una sottolineatura degli inganni e degli scangi che offre la trama noir.

Queste risonanze moltiplicano l’effetto che sarà proprio di ogni lettore di riconoscimento ed identificazione di luoghi e dinamiche della nostra vita di provincia, dove un delitto, un movente, una modalità come quelli raccontati in questo romanzo, sono assolutamente credibili.

Una lettura divertente e appassionante, un personaggio credibile, che ci aspettiamo di rivedere all’opera molto presto.

Non è casuale che il romanzo abbia meritato il Premio Garfagnana in Giallo 2022, già ancora prima della effettiva pubblicazione.

La scrittura di Claudia Cocuzza è accurata, anche dal punto di vista tecnico. Se le competenze farmaceutiche le appartengono di diritto, per le altre competenze ha fatto ricorso a consulenze specialistiche qualificate. Ancora nei ringraziamenti l’ultima risonanza: per la consulenza tecnica dell’Arma si è avvalsa di un tenente, a cui sono molto legato, con grandissima esperienza delle dinamiche di provincia.

A tutto vantaggio della credibilità delle situazioni e delle dinamiche della squadra di carabinieri capitanata dal maresciallo Stefania Barbagallo a Castellace.

Avrò l’onore di presentare l’autrice ed il suo libro, proprio nell’aula consiliare di Francofonte, tra qualche settimana.

Sarà giusto l’occasione per chiederle e verificare se per qualche filama, per qualche insospettabile coincidenza, il Massimo M., marito della farmacista, non sia proprio ispirato al mio amico Massimo M.

Nomi, cose, città, giochi e coincidenze, dinamiche e racconto, una rete sotterranea unisce tutti in una piccola comunità di provincia come quella di Castellace, proprio come riunisce tutti nella comunità dei lettori di gialli, dei lettori di romanzi.

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