Bella Ciao

Nessuno è così ingenuo da credere che la Storia segua sviluppi lineari e divida i protagonisti in buoni e cattivi in maniera meccanicistica e deterministica.

Nessuno è così ingenuo da pensare che gli Americani so’ forti e che non ci furono errori da tutte le parti in battaglia.

Nessuno è così ingenuo da negare che i corpi del duce e di Claretta appesi a testa in giù furono uno schiaffo alla civiltà.

La Storia avanza tra errori e giustizia, tra impulsi e ragione, tra sentimenti e odii.

L’errore che oggi ottant’anni circa dopo non possiamo fare è mettere tutti nello stesso calderone. La Storia in quanto tale ci consente di dirimere torti e ingiustizie, ci consente di vedere prospetticamente chi aveva imboccato la via giusta e chi no.

Non dimenticando orrori e errori, si può oggi dire che l’ingenuità e la rabbia, la violenza e lo spirito dei cittadini partigiani hanno ridato civiltà a questo Paese, che altrimenti non sarebbe stata la stessa Nazione, come qualcuno preferisce.

Quindi oggi la Festa è di tutti, per tutti, coloro i quali credono nella civiltà millenaria di questo Paese e dell’Europa.

Oggi cantiamo tutti Bella Ciao senza divisioni e senza attriti, guardando al futuro di questo Paese e della nostra Europa.

Il mio primo incontro con Bella Ciao è legato ad un 45 giri tutto nero che infilavo nel mio mangiadischi mentre ruzzolavo dentro il box. Su un lato di quel disco c’era Amore dammi quel fazzolettino, che mi servì moltissimo durante le future gite in autobus insieme a quel tragico mazzolino di fiori.

Sull’altro lato c’era proprio Bella Ciao.

Cantava un attore francese, allampanato e belloccio protagonista di tante commedie in bianco e nero tra cinema e tv, si chiamava Yves Montand. Mio padre, sempre teso nella sua ricerca di dare origine DOC alla musica preferita, precisava che Montand in realtà si chiamava Ivo Ivi, e che era italiano di origine, in una parola “oriundo”, secondo la classificazione di papà.

Papà era nato e cresciuto in una famiglia di donne e uomini con la testa girata verso sinistra, ma la sua coerenza, la sua coscienza e la sua leale gratitudine lo fecero voltare a destra verso il MSI, reduce da quel lato sbagliato della Storia, per onorare quel politico che, spacciandogli per graziosa concessione un suo diritto, lo fece assumere e gli diede la possibilità di mantenere onestamente la famiglia.

Giuseppe Fava nel dramma teatrale La Violenza descrive benissimo quale surrettizia forma di violenza sia quella di costringere gli uomini a chiedere quello a cui avrebbero altrimenti diritto.

Eppure non sentiva alcuna scissione, alcuna contraddizione o disagio nel cantare con l’oriundo, Bella Ciao, il 25 aprile, o qualunque atro giorno dell’anno.

Più tardi negli anni scoprii con Giovanna Marini che Bella Ciao non nasce così. La canzone era una canzone di mondine, di operaie, di contadine e di quel disagio, di quella fatica parlava. Le parole di autore ignoto che la resero così famosa nel mondo vennero dopo. Questa notizia rende secondo me più densa la natura popolare e comune non divisiva di questo canto.

Infine Bella Ciao rientra nella mia vita con la famosissima serie Tv “La Casa di Carta”. E non deve essere un caso che ad intonare così retoricamente il canto nella serie sia quel personaggio che ha scelto come nome di battaglia proprio Palermo. Più oriundo di così.

Alla fine in tutti questi anni di memoria, studio, affetto e curiosità alcune cose le ho capite.

Ho capito che il 25 aprile è divisivo se pensi che le cose non sono andate come te le hanno raccontate.

Ho capito che il 25 aprile è divisivo se pensi che la tua vita avrebbe avuto migliori opportunità in un mondo come Salò.

Ho capito che il 25 aprile è divisivo se sei fascista, come ho letto in un folgorante tweet.

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