Siracusa da Pop a Cool – (Ri)nasce il Teatro Massimo Città di Siracusa

Sempre a proposito di Siracusa Pop, di cui ci siamo appena occupati, in quella stagione, insieme agli amici inseparabili, Chicco e Massimo, eravamo soliti sconfinare in Ortigia, con vespone o motorini.

Ortigia non era centro, era periferia della città, abbandonata, maltrattata, quasi non fruibile.

I nostri giri su due ruote attraversavano percorsi off, traverse e vicoli, porticati che si rivelavano vie di fuga. Uno dei percorsi prevedeva l’arrivo in Piazza San Giuseppe, parcheggio di auto e motoveicoli (come d’altronde piazza Duomo stessa) e tornare su via Roma da una viuzza strettissima che consentiva il passaggio solo ai motorini. Fermarsi alla metà di quella viuzza e arrampicarsi sui motorini per sbirciare da una finestra aperta, dentro al Teatro Comunale, alle rovine del Teatro Comunale. Ci mettevamo un po’ di tristezza a vedere quello sfacelo e andavamo via a “disturbare” le buttane nelle putìe del lungomare di Levante (quanto ci faceva sentire De André questo passaggio a rientrare su via Nizza non lo potete capire).

Tristezza si, tanta tristezza.

Come ho più volte raccontato, la mia famiglia non aveva grandi disponibilità, quindi le nostre attività ludiche e culturali erano ridotte all’osso. Però sfruttavamo in ogni modo possibile, la tessera SIAE che aveva papà in forza del suo lavoro, e ci godevamo tutti gli spettacoli cinematografici, circensi, danzanti, musicali e, soprattutto, teatrali.

Fin dalle elementari ho frequentato i teatri siracusani, Vasquez e Verga, assistendo a tutti gli spettacoli. Teatro Stabile di Catania soprattutto e anche tante compagnie nazionali. Alighiero Noschese, Franco Franchi, Johnny Dorelli, Vittorio Gassman

Tristezza perché immaginavo che, se quel teatro cosi malridotto avesse ripreso vita, chissà quante altre offerte avremmo potuto cogliere con la tessera di papà.

Stamattina, tanti anni dopo, tantissimi proprio, il Teatro Comunale è rinato.

Anzi è nato nuovamente con la denominazione Teatro Massimo Città di Siracusa.

Alla presenza dell’assessore alla Cultura, Fabio Granata, del direttore Orazio Torrisi, di tante personalità cittadine, stampa e operatori culturali, è stato battezzato.

Sono state presentate due stagioni teatrali che occuperanno i mesi dell’autunno, inverno e primavera prossimi venturi.

Una legata alla memoria del Teatro che fu protagonista a Siracusa.

Una legata al presente e al futuro delle proposte culturali e teatrali locali e nazionali.

Un vero tuffo al cuore scorgere (subito, la prima che ho visto) la proposta di Pipino il Breve, esperienza di successo planetaria, nata proprio qui a Siracusa, come ho ricordato nel mio libretto Gingolph e la musica oriunda.

A raccontarci il passato e presentare il futuro prossimo c’era nientepopodimenoche Tuccio Musumeci. Il re inginocchiato per essere breve. Protagonista di tanta parte della mia memoria culturale, della mia formazione culturale. Un vero spasso ascoltarne il piglio, l’umorismo, la caustica sferzata satirica indomita a dispetto dei suoi quasi novant’anni.

Tornerà anche L’Altalena (Voculanzicula), con Neli, Nino e Pitirru, le chitarre e il brio delle sale da barba catanesi. (Non vi posso nascondere la nostalgia che mi ha pizzicato pensando a Turi Ferro, alla sua maschera umana e teatrale che ha riempito i miei sogni di ragazzo che voleva scrivere e scrivere di teatro).

Da quel passato ritornano anche Miko Magistro, e Donatella Finocchiaro, e Guja Jelo, presenze incrollabili di quelle memorabili stagioni a teatro, quando bambino sfuggivo al sonno per seguire fino in fondo le opere sul palcoscenico, e mi portavo quei sogni sui banchi di scuola l’indomani.

Ci sarà anche Mariano Rigillo, che dai tempi di Dov’è Anna, ha conquistato un posto del podio degli attori da me più amati, e non lo ha più abbandonato, con le tantissime manifestazioni della sua attività che sono seguite.

Ci saranno anche nuovi amori sbocciati in questi anni.

Mario Incudine, con Pirandello (vero Penato del nostro teatro domestico ma europeo) e con l’amica di sempre Costanza DiQuattro, scrittrice che di teatro ne capisce tanto da averne riaperto uno in casa sua con la sorella.

Galatea Renzi, indimenticata siracusana.

Vincenzo Pirrotta, e la mente vola subito a Terramatta di Rabito, da lui letto in maniera insuperabile.

Emma Dante, faro del teatro palermitano, tanto palermitano da diventare universale.

Silvana Grasso, che momentaneamente lascia la scena delle gialliste siciliane, di recente così affollata, per passare al teatro.

Due stagioni che fanno venire letteralmente l’acquolina in bocca a un appassionato blogger che ha mangiato pane, libri, cinema, musica e teatro, tanto da farmi temere per le mie finanze per sottoscrivere tutti gli abbonamenti e le cards possibili (come ha sottolineato Tuccio Musumeci, invitando Fabio Granata a sostituire le poltroncine del teatro con delle cuccette, visto che corriamo il rischio di prenderci la residenza in questo Teatro Massimo Città di Siracusa).

Torrisi ha parlato di ulteriori programmi che verranno, collaborazioni con INDA, con ASAM, erano presenti i rappresentanti di queste benemerite istituzioni culturali.

Ha parlato di programmazione per le scuole.

Se posso fare una modesta raccomandazione ai Dirigenti scolastici delle scuole siracusane o della provincia, prendeteli in castagna il direttore Torrisi e l’assessore Granata. Pretendete che vengano davvero fatte queste rappresentazioni e “costringete” docenti e alunni a partecipare.

Il mio Einaudi mi ha portato tante volte a teatro e ha permesso a tanti miei compagni, meno fortunati di me, di scoprire il teatro, di amare il teatro, di comprendere la forza umana dirompente del teatro.

Per tutte le volte basti ricordare la mattinata preziosa ad ascoltare Lydia Alfonsi dare vita a Gertrude Stein, nel minuscolo e scomodo, ma per fortuna c’era, teatro di Aldo Formosa. Un’esperienza che ci cambiò letteralmente la vita.

È stato difficile, lungo e tortuoso il cammino di questa rinascita.

Diamo merito a tutti quelli che ci hanno lavorato, dimentichiamo chi ha remato contro. Guardiamo avanti. Guardiamo a Siracusa che forse non ritornerà Pop, ma potrebbe diventare cool.

E scusate se è poco.

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