Lu re di li re – Pipino il Breve, Teatro Massimo Città di Siracusa 27-30 dic 2023

Sono passati già quarantacinque anni da quel dicembre, da quel Natale, ma l’emozione è rimasta intatta.

Dopo il breve saluto e le comunicazioni di servizio del Direttore Orazio Torrisi, ancora una volta dalla platea le chitarre, i mandolini, e il “friscaletto” dei musici hanno intonato le melodie di questa commedia musicale, di questo musical popolare e propriamente siciliano che non smette di affascinare le generazioni che si succedono a varie latitudini.

Pipino il Breve.

Era cominciato tutto qui a Siracusa, in un altro teatro, un cinema e teatro, in mancanza di questo ritrovato Teatro Massimo, con un debutto, quasi una prova generale, poco prima di quel Natale.

Io c’ero con i miei genitori. C’ero anche ieri sera con i miei figli.

Il musical siciliano di Pipino il Breve appartiene di diritto alla storia dei musical. Tony Cucchiara, con la preziosa collaborazione di Renzino Barbera, mette in scena l’opera dei pupi in musical.

L’opera dei pupi racconta le gesta epiche dell’epoca carolingia, rappresenta una cifra distintiva della cultura popolare siciliana nel mondo.

Pipino il Breve è quello che oggi chiameremmo il prequel della serie. Le peripezie avventurose del matrimonio tra Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello, e Berta d’Ungheria, detta la Piedona, da cui nacque il re dei re Carlo Magno.

Testi curati nel minimo dettaglio, con l’orecchio teso alla parlata, e al verseggiare dei pupi. Musiche di rara bellezza, con melodie indimenticabili, suonate tutte le sere tra palco e platea da musicisti posteggiatori. Interpreti cantanti di valore indiscusso. Attori di sicura presa sul pubblico.

In quegli anni settanta il folk era ancora l’uva fogarina, Carmen Consoli non aveva riscoperto Rosa Balistreri, Rita Botto non aveva innervato di jazz il canzoniere popolare siciliano, De André non aveva insegnato al mondo cos’era una creuza de ma’, La Compagnia di Encelado Superbo non si era ancora neanche formata.

Nel 1977 la musica popolare italiana era Figli delle Stelle, era la disco music, nelle sue varie declinazioni.

L’impatto di Pipino il Breve fu genuino, fresco, nuovo, indicò il futuro, elaborando il passato. La conferma la troviamo nella qualità, nell’attualità intatta che ha mantenuto nel tempo, nel favore che incontra ancora tra il pubblico di ogni latitudine, come nel sold out di ieri sera al Teatro Massimo Città di Siracusa.

Nell’allestimento di ieri sera Lydia Giordano /Berta, Evelyn Famà/Falista e Alessandro Incognito/Marante hanno avuto l’oneroso compito di cantare le canzoni più belle del musical che quarantacinque anni fa furono affidate a Emiliana Perina, Annalisa Cucchiara e Leonardo Marino.

Le loro voci hanno riportato al cuore di chi le aveva già ascoltate quelle melodie e le hanno impresse con marchio indelebile nel cuore di chi le ascoltava per la prima volta.

Le coreografie di Silvana Lo Giudice e Giorgia Torrisi Lo Giudice hanno sottolineato con vigore la matrice dell’opera dei pupi di tutta la commedia. Movenze e scatti, finanche le espressioni del viso facevano pensare ai pupi in ogni momento.

Roberto Fuzio ha guidato gli altri musici con il piglio da cantastorie che si era ritagliato Cucchiara stesso. Voce ferma e sicura che ha raccordato i tredici quadri di cui è composta questa storia.

Olivia Spigarelli e Emanuele Puglia hanno impersonato le macchiette irresistibili dei sovrani di Ungheria, con le loro mossette sincronizzate, le voci coordinate nell’esprimere i sentimenti popolani della corte così lontana dalla sontuosa corte di Francia. Emanuele Puglia, come fece Pippo Pattavina, canta anche la più bella canzone di questo musical Figghia, mettendoci tutto lo struggimento del padre combattuto tra trattenere presso di sé la figlia e lasciarle vivere la sua vita.

Nei tredici quadri di questo musical ci sono tutte le componenti della cultura popolare siciliana. Vengono immortalate oltre l’opera dei pupi, le ninne nanne, ancora affidate a Emanuele Puglia e Olivia Spigarelli, le munificenze dei corredi matrimoniali: le lenzuola di matapolla, e i cuttunini, e ciatu di l’arma e pezzi di cori, le tradizioni funerarie con il corteo surreale di Marante, e, soprattutto, la straziante, intensa, indimenticabile lamentazione di Laura De Palma, apparsa inquietante e ancestrale come un incubo alla sinistra del palco dal buio fitto che la circondava.

Si sono fatti onore tutti i ballerini e le ballerine che hanno per quasi tre ore mosso i loro arti come manovrati dai fili del nostro Mauceri. Hanno servito con perizia le scene i tre fidi consiglieri del re di Francia, Dario Castro/Bernardo, Cosimo Coltraro/Morando, e Andrea Di Falco/Aquilone, cavalcando per giorni e mesi tra la Francia e l’Ungheria.

Alle soglie dei novant’anni incrollabile, mitico, a legare la prima rappresentazione e le repliche di questa stagione, sta Tuccio Musumeci, il Maestro Capocomico. Pipino il Breve, cinico e disincantato, beffardo, ironico e sferzante. La sua comicità guizza tra musiche e danze e arriva come una freccia agli spettatori.

La dimostrazione inconfutabile che a teatro non si invecchia.

Lu re di li re del teatro comico siciliano.

La sua maschera da re di Francia incoronato sigilla il circuito delle emozioni tra memoria e sorpresa e offre la sua longevità artistica al collegamento ultragenerazionale tra mio padre e i miei figli, spettatori in epoche diverse dello stesso miracolo sul palcoscenico.

Signuri e signurini cuminciamu

e l’Opira dei pupi prisintamu

rignanti palatini, picciotti e traditura

Pipino il Brevi, Berta e la loro abbintura
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2 pensieri su “Lu re di li re – Pipino il Breve, Teatro Massimo Città di Siracusa 27-30 dic 2023

  1. C’ero anch’io tra gli spettatori… Rivedere il quasi novantenne Tuccio Musumeci, ( tra l’altro amico di gioventù di mio padre) mi ha riportato indietro ai tempi dei suoi esordi come comico teatrale nei lontani anni ’80.
    Una piccola nota critica all’ opera vorrei farla.Qualche parte musicale in meno avrebbe reso più snella e meno ripetitiva tutta l’opera

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