Come la ricotta calda del massaro – Astolfo Cyrano e le lune – Alba del 2024 al Teatro Greco di Siracusa

È un ricordo indelebile.

Quando ero bambino, a Capodanno (ma anche a Carnevale), dopo quelle feste con tanti parenti e amici, dove si giocava – Baccarat, soprattutto – o si ballava, o dove comunque si mangiava tanto e spesso durante la notte, per dare un senso alla nottata, ci si avviava con le macchine verso campagne e masserie, in cerca del massaro che avrebbe preparato la ricotta calda. Lasciata la macchina ci si inerpicava per viottoli e sentieri seguendo le tracce ovine e si arrivava in questi grandi stanzoni dove dentro un pentolone annerito gigante si cagliava il latte nelle varie sue declinazioni. Stavamo ad aspettare che uscissero tutte le cagliature più pregiate finché non restava solo la ricotta. Le tazze, i cucchiai e il pane raffermo già tagliato in tocchetti che magicamente mia mamma faceva comparire da una borsa premeditata, accoglievano quella ricotta calda con il siero. Stanchi della notte di giochi e balli, infreddoliti dall’umidità dell’alba invernale, quella ricotta calda con il siero bollente era una medicina prodigiosa che ristorava le forze e lo spirito.

Per qualche tempo, quando le notti di capodanno erano ormai una mia vicenda autonoma dalla famiglia, ci abbiamo riprovato, non sempre con lo stesso risultato. L’appuntamento fisso e ricercato era però sempre con l’alba: ci avvicinavamo al mare, dopo i bagordi e i trenini, e aspettavamo di conoscere che faccia avesse il nuovo anno che il sole sollevava dal mare verso il cielo.

Dopo tanti anni oggi siamo tornati ad aspettare l’alba.

Ci ha spinti a uscire di casa verso il sole nascente una proposta irrinunciabile.

La nuova direzione del Parco Archeologico di Siracusa di Carmelo Bennardo, e il nuovo direttore artistico del Parco, Lello Analfino, appena insediati hanno pensato bene di cominciare con il botto.

Lello Analfino, insieme a Salvo Piparo, e a tre straordinarie componenti della Compagnia V.A.N. hanno pensato di offrire alla cittadinanza uno spettacolo per l’alba di questo 2024. Appuntamento alle cinque e mezzo del mattino al Teatro Greco, ci siamo inerpicati per il sentiero che ci ha portato alla Grotta del Ninfeo, sopra alla cavea del Teatro, dove di fronte alla Grotta e al suo corso scrosciante di acqua si stagliava una luna argentea illuminata, proiettata sullo sfondo di un ideale palcoscenico.

Le sacre pietre erano ancora avvolte nel buio della notte quando l’arpa ha cominciato a suonare e ha trasportato le tantissime persone presenti in un limbo tra terra e luna. Ancora una volta la luna è diventata lo scrigno del senno degli uomini, quello che hanno perso tutte le volte che hanno assunto comportamenti in contrasto con la natura umana, cedendo all’interesse, alla natura avida e ferina.

Nello spazio palco scenico, sotto la luna, sono apparse le sagome, anch’esse ancora avvolte nel buio, di Astolfo d’Inghilterra e di Sant’Onofriopiluso”, che in questa invenzione scenica fa da guida ad Astolfo, al posto del San Giovanni di Ariosto.

Invano il santo capellone e barbone ha invitato il fremente Astolfo a misurare il tempo con la pazienza, in un crescendo di intensità e di emozione – mentre ancora aspettavamo il chiarore – Astolfo ha scoperchiato l’ampolla e ha restituito il senno agli uomini.

Altre suggestioni classiche e meno classiche hanno riempito l’oscurità riportandola verso la luce che da est veniva promessa e mantenuta. Abbiamo riconosciuto qualche verso del nostro amato Apuleio, altri versi e frammenti classici, intessuti anche ad alcuni accenni alla arcinota Tintarella di luna, altre suggestioni ci sono sicuramente sfuggite.

Per culminare nel pennacchio immacolato di Cyrano, ormai scoperto da Rossana. A cui è seguita una delicatissima evocazione della Luna dei Tinturia, interpretata da Lello Analfino, ancora nei panni di Sant’Onofrio.

La luna, quella vera, era ancora fissa in alto nel cielo, quando le luci dell’aurora hanno illuminato gli artefici di questa suggestione, di questo vero e proprio miracolo di arte, bellezza e condivisione che ci ha accompagnato nel 2024.

Lo spettacolo è nato da un’idea di Pietrangelo Buttafuoco, presente anch’egli ad aspettare il sole stamattina.

I vari testi utilizzati sono stati scelti e ricuciti da una sarta di eccezione, Daniela Sessa, infreddolita ed emozionata, ma sicura del suo ago e filo letterario.

Lello Analfino ha curato la messa in scena e dato vita a Sant’Onofrio e voce ai versi della bellissima canzone dei Tinturia.

Salvo Piparo ha occupato le sacre pietre prima da Astolfo e poi da Cyrano.

Giulia Acquasana, Irene Cangemi, e Rosaria Salvatico della Compagnia V.A.N. hanno riempito con la loro presenza scenica gli altri ruoli richiesti dalla drammaturgia di Daniela Sessa.

Valentina Gulizia ha suonato l’arpa, trattenendo il nostro spirito sospeso tra mito e fantasia.

Lo spettacolo ha avuto un sapore antico e moderno insieme. Le musiche e i versi si sono incastrati magicamente. Salvo Piparo ha dato spesso eco al cunto, che lega tutta l’operazione, con la sua recitazione martellata e cadenzata come un tamburo che evoca gli dei.

Non potevamo cominciare meglio questo anno che nasce oggi.

Ogni anno che si chiude sembra che sia più pesante di quello precedente. Il gusto e il calore della bellezza e dell’arte messa insieme stamattina al Parco Archeologico hanno dato lo stesso ristoro delle forze e dello spirito che trovavamo nella ricotta calda del massaro, dopo una notte di trenini, di giochi, di corse e rincorse, di desideri e di affanni, lunga un anno.

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *