Unicuique suum – Tutti i particolari in cronaca di Antonio Manzini – Mondadori

La prima volta che ho visto una cosa del genere fu con La Storia Infinita di Michael Ende. Nella mia edizione le due storie raccontate si differenziavano per il colore dei caratteri.

Il debutto di Manzini sulla prestigiosa collana Giallo Mondadori avviene senza Rocco Schiavone, ma, soprattutto, con una intrigante storia caratterizzata proprio dalla alternanza di due racconti, due punti di vista, della medesima vicenda, resa esplicita con la stampa in due font diversi a seconda del punto di vista adottato.

Tutti i particolari in cronaca di Antonio Manzini, Mondadori.

La familiare dimestichezza con lo strumento fiction televisiva di Manzini, sia diretta, nelle produzioni a cui collabora (o ha collaborato) sia indiretta, per il riflesso televisivo delle avventure di Schiavone con Giallini, gli consente di valorizzare ed estendere questo escamotage narrativo e tipografico e restituire al lettore l’illusione di conoscere davvero tutto del caso raccontato, di avere tutti i particolari, sommando e integrando le due letture.

I due osservatori protagonisti sono un giornalista e un narratore che a volte si concentra su un personaggio eccentrico, il cui ruolo all’interno della vicenda si andrà precisando man mano.

Diversi, pertanto, possono essere i registri narrativi utilizzati.

Il giornalista racconta la sua inchiesta sul caso attraverso il diario su cui annota le sue attività, riflessioni, intuizioni, commenti e sensazioni.

Diventa l’occasione per approfondire alcune riflessioni sul lavoro del giornalista, sul mondo delle redazioni, sulle varie situazioni umane che coinvolgono un giornalista.

Il narratore gioca tutte le sue astuzie per raccontare senza svelare, fornendo indizi, stimolando indagini, che poi il giornalista nel suo diario proverà a sviluppare.

Il risultato è davvero godibile, la lettura appassiona, il lettore è spinto a ricercare i due moduli per completarsi la sua idea. La trama del giallo è ben congegnata e, nonostante le due interpretazioni, non viene sgamata troppo presto dal lettore.

Il pretesto di questa storia consente a Manzini di svolgere alcune riflessioni che non sono rare nella sua scrittura con o senza Schiavone (Gli ultimi giorni di quiete, per esempio), sulla giustizia, su quanto sappia o possa essere giusta. Sulle indagini di forze dell’ordine e magistratura, sui limiti spesso strutturali cui vanno incontro. Sulla necessità, qualche volta non soddisfatta, di un vero e proprio giornalismo di inchiesta che si incarichi di ricercare fonti e verità, battendo le strade e rincorrendo notizie e fatti, lasciando vuota la sedia davanti al pc che lo aspetta in redazione.

La riflessione, infine, più grande che lascia questo romanzo riguarda la fondamentale differenza tra chi espone fatti e circostanze (i famosi particolari da ritrovare in cronaca) e chi usa gli stessi fatti e le stesse circostanze per raccontare una vicenda, che se pur nera, con risvolti penali, con conseguenze fatali su vita e morte, rimane una vicenda umana, dove le passioni, i convincimenti, gli equivoci, le certezze incrollabili, gli errori di valutazione, gli impulsi e i sentimenti condizionano svolgimento ed esito.

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