Chiedi chi erano i nonni? – L’eco degli antenati di Valeria Curzio – Bompiani – Another self – Serie Tv Netflix

E tutto d’un tratto la mia memoria cominciò a scavare nel passato. Archivi, documenti, cimiteri, atti, consultazioni online, confronti con altri cercatori. Insomma prese forma un albero genealogico che sviluppò sia il ramo paterno che il ramo materno fino a più di tre secoli addietro. L’app in cui è stato certosinamente compilato conta quasi mille soggetti – una foresta. 

Ho pure ricostruito un albero con circa due secoli e 250 soggetti per una presunta cugina famosa d’oltre oceano, il cui punto di unione con il mio non sono riuscito a trovare. 

Ho ricostruito anche l’albero genealogico di un Vito Costa (circa 200 persone) che nella prima metà dell’ottocento appare come trovatello, ma presentato allo stato civile da miei antenati. Accompagnato al matrimonio sempre da miei antenati, e, sempre da miei antenati, ne viene denunciata la scomparsa, indicando come indirizzo di residenza sempre lo stesso che ha avuto: quello dei miei antenati. Non posso non pensare a un trovatello accolto senza adozione, o a un figlio non riconosciuto ufficialmente, ma, comunque, cresciuto e accudito in famiglia.

Si può dire che quando scorro le linee dell’albero mi sembra di contenere moltitudini.

Ogni tanto inseguo qualcuno di essi, cerco di approfondire, cerco di immaginare come era la sua vita, cosa pensava. Ricorrono i nomi sempre uguali, ricorrono le professioni. Pochissime migrazioni o spostamenti. 

A volte cerco di riconoscere dentro di me tracce, refluenze, rivoli, di tutta quella vita, quel sangue, quell’amore. Ci sono a volte ricordi, suoni, musiche, profumi, che mi sembrano provenire da altrove, da un tempo non vissuto, emozioni ancestrali. Prima mi capitava più spesso di camminare per il paese dei miei antenati, esplorare strade, angoli e scorci e immaginare i loro passi, i loro pensieri, i loro sogni.

Il viaggio a Istanbul mi ha fatto uno stranissimo effetto. Le pagine di Elif Shafak (sia quelle lette prima che, soprattutto, quelle lette dopo il viaggio) mi hanno fatto lo stesso stranissimo effetto. Ci sono angoli di Istanbul (Beyoglu, il porto, alcuni vicoli, il cimitero) e pagine di Shafak che mi risuonano dentro, che sembrano dirmi bentornato a casa. Ma non ho alcun riferimento genealogico che mi porti a Istanbul.

Tutto questo coacervo di sensazioni si è risvegliato con la Mitologia Familiare di Nadia Terranova in Quello che so di te, nella dozzina stregata, che, a prescindere dal liquore beneventano, è un libro amatissimo, tanto amato da non riuscire a recensirlo per come avrei voluto – e ancora rinvio questo momento. Un’altra rimescolata profonda è venuta da Anna Mallamo, con il suo buio.

Insomma, dovevo fare qualcosa per chiarire qualche punto.

Mi sono avvicinato alla psicogenealogia con L’eco degli antenati di Valeria Curzio, edito da Bompiani. In questo libro Curzio illustra e spiega le sue esperienze di costellazioni familiari, di campi energetici familiari. Una lettura molto suggestiva che al tempo stesso impaurisce, e respinge. Non è facile seguirne filo ed evoluzione senza trovarsi a pensare a se stessi, senza chiedersi se quello che stiamo leggendo sia qualche divagazione di moda come la new age, o ci sia un fondamento più stabile, una prospettiva più concreta e utile.

La premessa apoditticamente posta come fondamento (senza soffermarsi troppo a spiegarla) è che esista un mondo di anime che temporaneamente si incarni nei corpi e poi ritorni in un flusso energetico immanente. 

Queste anime si scelgono i genitori attraverso i quali incarnarsi, compiono il loro percorso, in qualche modo guidato, e dopo la morte tornano nel flusso da dove osservano, condizionano, intervengono energeticamente nelle vite dei discendenti. 

I rapporti, le relazioni, resistono al flusso, incidono sulle nostre scelte, inconsapevolmente veniamo guidati da queste forze.

Partendo da questa premessa segue la tecnica, le costellazioni familiari. Le sedute in cui si cerca di far luce su queste forze ed energie che ci condizionano, con l’obiettivo di riconoscerle, di accettarle, di accoglierle nel nostro flusso, sbloccando le nostre apparenti crisi. 

Infatti, con la guida esperta di un costellatore, l’uomo o la donna che vuole conoscere la sua situazione, il costellato, che vuole scoprire che cosa lo blocchi in questo disagio, individua alcuni soggetti nel gruppo che partecipa alla seduta, a cui vengono affidate le rappresentazioni di persone o di fatti o di emozioni, e questi rappresentanti, catturano quelle forze e quelle energie che sono sempre intorno a noi e agiscono, mostrano, quello che lega persone, fatti, e emozioni.

Sembra una cosa magica, ma Curzio e gli autori più noti in bibliografia (Hallinger su tutti) escludono ogni forma di magia, sostengono che proprio la concentrazione di anime trasmetta gli impulsi ad agire, a rannicchiarsi, a piangere, avvicinarsi, allontanarsi, abbracciare, i soggetti nel campo energetico familiare. Riconoscere e accettare questi vincoli, nodi, legami, aiuta a prendere maggiore coscienza di sé e libera la nostra vita. 

Nessun miracolo, solo sguardo aperto e dritto sul dolore, che ha fatto parte della famiglia, per accettarlo, per riconoscerlo e acquisire consapevolezza e serenità. 

E’ suggestiva e ci sembra di poterla confermare la premessa che le anime esistano a prescindere dalla occasionale vicenda terrena. La vorremmo confermare: avremmo sempre vicini i cari addormentati troppo presto; potremmo confrontarci con radici molto antiche; potremmo scoprire il filo, il senso che lega tutto. Potremmo finalmente darlo quel senso alla vita, che senso non ne ha. Ma quale evidenza abbiamo di questa conferma?

Il confine tra costellatore e ciarlatano rischia di essere davvero troppo labile.

Curzio porta numerosi esempi, alcuni anche personali, di efficacia e di funzionamento della tecnica delle costellazioni familiari. Fa anche troppo. Elenca una serie quasi esaustiva di disagi e per ciascuno trova un esempio di costellazione familiare che ha rivelato un evento ancestrale che dispiegava la sua forza negativa sull’erede oggi vivente. Anche le malattie, anche le più gravi (quasi tutto l’elenco DSM), potrebbero dipendere da un irrisolto nodo familiare che ci stringe. Anche le disgrazie finanziarie potrebbero essere una replica di disagi che hanno funestato altri nodi genealogici.

Ancora una volta risulta difficile crederlo. A tratti sembra che la tecnica delle costellazioni familiari, dei campi energetici familiari, sia un toccasana, una medicina prodigiosa che risolva e curi ogni tipo di disagio.

Ancora più oscuro e impenetrabile è il corollario che questa tecnica sia in grado di riconoscere, di far emergere, anche personaggi, ganci delle catene familiari, non vissuti e a volte completamente sconosciuti. Si tratta di bambini non nati, o nati morti, che nella rappresentazione familiare pretendono il loro posto, il loro gancio, riservandosi lo spazio cronologico tra i fratelli vissuti. O, addirittura, si tratta dei gemelli “riassorbiti”, dei gemelli che presenti all’inizio della gravidanza (anche se di essi non è maturata consapevolezza né nei genitori, né nei medici che se ne siano occupati) e che non sono evoluti e sono rimasti come spiriti non espressi, figli in cerca di genitori, fratelli in cerca di famiglia. In questo secondo caso, Valeria Curzio indica alcuni test che potrebbero confermare di aver fatto parte di una gravidanza gemellare, evoluta in singola.

Il libro di Valeria Curzio è una lettura necessaria per farsi un’idea del tema, per comprendere di cosa parliamo quando parliamo di psicogenealogia. Trasmette al lettore alcuni punti fermi consapevoli degli inevitabili legami e flussi tra le vite passate dei nostri antenati e la nostra. La suggestione di questi legami è provata e non possiamo più prescinderne. Spiega quelle forme di deja vu emotivi e sensoriali, davanti a odori, sapori e suoni che abbiamo sperimentato tutti.

Ciò che rimane ancora tutto da spiegare è il funzionamento terapeutico di questa disciplina. Il modo in cui realmente e davvero le anime dei nostri morti influenzino i rappresentanti nelle sessione di campi energetici familiari, per mostrarci dove i fili siano rimasti annodati inestricabilmente e ci stiano soffocando. 

Quanto le costellazioni familiari sono più attendibili dei bicchieri capovolti che compongono le parole con il loro movimento sull’alfabeto nelle sedute pseudospiritiche?

Nella nutrita bibliografia del libro di Valeria Curzio, compare a sorpresa una serie tv di Netflix: Another self. Mi sono ovviamente precipitato a vedere tutti gli episodi della prima stagione.

Una serie tv di produzione turca. Una serie tv con musiche e canti turchi, con balli turchi, con personaggi e storie turche, che si distribuisce tra la borghese Istanbul e la bucolica cittadina sul mare, dove le tre amiche protagoniste della serie scopriranno il mondo delle costellazioni familiari. Al netto dei sentimentalismi strappalacrime, tipici delle serie turche che stanno appassionando milioni di spettatori, la serie svolge una funzione pedagogica perfetta per la psicogenealogia, per i campi energetici familiari. Le esperienze raccontate da Valeria Curzio, prendono vita plasticamente negli episodi della serie. Da lettore avvertito dal libro (ma non è propedeuticamente necessaria questa lettura), da anima stregata dalla Turchia, per quelle risonanze che ho confessato all’inizio, mi sono lasciato avvolgere dalle vicende di Segvi, Ada, e Leyla. Ho bulimicamente divorato le costellazioni di Zaman. Ho ripassato e confermato quello che ho imparato nella lettura.

Ma non ho sciolto i miei dubbi sulla validità terapeutica.

Il sottotitolo del libro di Valeria Curzio è impegnativo: Curare il passato, Guarire il presente e Costruire il futuro

La lettura del libro e la visione della serie mi hanno confermato che, senza alcun dubbio, passato, presente e futuro siano intrecciati da questi lacci transgenerazionali, come istintivamente sentivo. 

La via per centrare tutti e tre gli obiettivi è la tecnica delle Costellazioni Familiari?

Non lo so. Forse dovrei unirmi a qualche sessione per convincermene.

Qualcuno di voi usa la tecnica delle Costellazioni familiari?

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri

3 pensieri su “Chiedi chi erano i nonni? – L’eco degli antenati di Valeria Curzio – Bompiani – Another self – Serie Tv Netflix

  1. Ciao!
    Seguo Valeria CurIo sui social da un po’…
    E ora sto guardando AnotherSelf..
    Ho divorato 6 episodi di fila!
    Ho pianto, ho pianto e ho pianto.
    Mentre facevano le costellazioni mi sentivo anche io all’interno e coinvolta in modo pazzesco… e ovviamente, piangendo ancor di più.
    Questo effetto penso sia perché ho già fatto delle costellazioni su di me.
    Nel campo si sono mostrate cose che solo io sapevo.

    Grazie per la tua spiegazione

  2. Ciao!
    Seguo Valeria Curzio sui social da un po’…
    E ora sto guardando AnotherSelf..
    Ho divorato 6 episodi di fila!
    Ho pianto, ho pianto e ho pianto.
    Mentre facevano le costellazioni mi sentivo anche io all’interno e coinvolta in modo pazzesco… e ovviamente, piangendo ancor di più.
    Questo effetto penso sia perché ho già fatto delle costellazioni su di me.
    Nel campo si sono mostrate cose che solo io sapevo.

    Grazie per la tua spiegazione

    1. Grazie a te per la tua testimonianza.
      Se vuoi scrivimi alla mail del blog e ne parliamo meglio.

      Grazie anche per avermi letto

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