Ogni italiano medio, (quello con l’autoradio nella mano destra e la bandiera alla finestra, per intenderci) è esperto allenatore di calcio durante i mondiali, autore e interprete e critico musicale durante il Festivàl (finché lo faranno) e provetto esperto di rovesci e demivoleè da quando c’è in campo Sinner.
L’italiano medio geolocalizzato per nascita, residenza o domicilio a Siracusa, è in più esperto di tragedie greche e loro allestimenti ogni anno da fine aprile a metà luglio.
Per le calli di Ortigia e le arterie cittadine che collegano i cinque quartieri della pentapoli, si sentono risuonare commenti, valutazioni, sensazioni, graduatorie e altre amenità anche toponomastiche.
Pare che nell’aere aretuseo dai sacri suoli si levi una polvere della sapienza che, inalata per le narici, porti a queste vette di competenza insuperabili.

A Siracusa vive e pedala uno scrittore attento, un osservatore acuto, un rigoroso critico dell’umanità che lo circonda. Non fidandosi di tanta ostentata professionale expertise, ha generosamente ficcato naso e occhi dentro volumi e volumi, ha studiato, ha ristudiato e poi ripassato ancora, fino a condensare in un unico volume, il più completo ed esaustivo manuale di Teatro Greco Classico per principianti, l’antidoto infallibile a tutte le male figure, le castronerie, le storpiature cui l’italiano medio della specie siracusana poteva andare incontro nella sua attività auto imposta di sedicente esperto della materia.

La Tragedia Greca per principianti. Edizioni Cirnauti.
Stefano Amato si cimenta in questa opera meritoria a cominciare dall’indice stesso che già una lezione di lingua e letteratura greca.
Ha diviso le parti e i capitoli di questo manuale nelle stesse parti e componenti in cui è divisa una tragedia classica.
Già così lo stasimon non avrà più segreti nella sua accentazione e nel suo significato.
Come tutti i manuali che si rispettino è corredato da grafici, linee temporali, cronologie, mappe geolocalizzate degli eventi, raffigurazioni delle maschere più rappresentative, alberi genealogici (con incluse le linee degli amanti – non vi dico il groviglio di linee per collocare senza errori Edipo, tra madre, moglie, ecc.).
Una sezione è dedicato alla macchina scenica del Teatro, con descrizioni e analisi per elementi della tecnica e degli attrezzi teatrali.
Poi passa all’analisi dei tre tragediografi sopravvissuti al tempo, Eschilo, Sofocle ed Euripide, e all’analisi dettagliata di ognuna delle trentuno tragedie arrivate fino a noi.

Questo manuale davvero scritto bene, è esaustivo, completo. Riporta tutte le indicazioni necessarie per datare e individuare gli elementi salienti di ogni tragediografo, di ogni tragedia.
Nonostante possieda un tono di voce divertente e scanzonato, come spesso nei libri di Stefano Amato, vista la cura e la passione messe nello studio, rimane un libro serio e ben fatto. Un condensato del tanto studio, davvero generosamente messo a disposizione di chiunque, digiuno della materia Teatro Classico (e si può esserlo anche avendo frequentato il Liceo Classico), voglia colmare le lacune essenziali e recuperare padronanza effettiva e non supposta o presunta sulla materia delle tragedie greche.
Un’opera di consultazione, per ricostruire la vicenda di un personaggio, la vicenda di una tragedia, volendo ricostruire l’immaginario mitologico e religioso che oggi chiamiamo Teatro Greco.
Il lettore così scoprirà che c’entrano le capre con la tragedia greca; ricostruirà la discendenza da Atreo e da Labdaco; non avrà dubbi su dove si trovasse Troia, Tebe o Atene; né su dove cade l’accento in Filottete.
Messe tutte assieme, una di fianco all’altra, le tragedie classiche restituiscono dei caratteri umani e divini, ancor oggi interamente validi, ancor oggi riscontrabili nella pratica quotidiana, a conferma della sostanziale stabilità delle dinamiche umane.
Stefano Amato nel suo Epilogo, non si sottrae alla domanda che ogni anno da fine aprile a metà luglio, l’italiano medio, syracusan style, si pone: come è stato possibile che in poche centinaia di chilometri, in poche centinaia di anni, si sia concentrata una dimensione politica, culturale, sociale, letteraria, teatrale, artistica, con cui dobbiamo fare i conti ancora oggi, dopo duemilacinquecento anni?
Cosa lo ha generato, cosa lo ha permesso, da dove è venuto questo concentrato di saggezza e conoscenza?

Stefano Amato risponde e leggere questa risposta è uno dei tanti motivi per correre a comprare questo libro, manuale, racconto, dizionario della Tragedia Greca.
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Abbiamo avuto la fortuna di curare l’anteprima planetaria della presentazione del libro. È avvenuta sulla terrazza, ponte più alto, della Barca di Ortigia, già Selene, che ci ha ospitati, ormeggiata davanti a un tramonto struggente.

Annacati dal dondolio del mare e rinfrescati dal grecale (e quale vento se no?) che si è alzato in serata, tantissime persone si sono raccolte per festeggiare questa nascita in libreria.

Supportati dalla Libreria Zaratan, e osservati con affetto dalla giovane e intraprendente editrice siracusana, Cirnauti, abbiamo scherzato e chiesto a Stefano di tutto e di più sulla tragedia greca.

Anche il pubblico ha potuto soddisfare le proprie curiosità, Amato rispondeva a ogni domanda.

Alla fine, sciogliendo la seduta, il vostro blogger preferito, italiano medio senza autoradio, invitando i tanti partecipanti a scendere dal ponte della Barca, ha potuto finalmente usare, meno a sproposito del solito, il famoso motto:
Eschilo, Eschilo
Che qui si Sofocle
Attenti alle scale
Che sono Euripide

