Fotografie che si animano – Un Rebus per Leonardo Sciascia di Silvana La Spina – Marsilio

Ogni tanto mi chiedo se Sciascia abbia fatto bene o male al romanzo giallo siciliano e italiano. Quelle storie di potere con i colpevoli in prima fila e gli ingenui (i cretini come Laurana) a cercare di inchiodarli alle loro responsabilità senza mai riuscirvi.

Ho letto da qualche parte che lo schema classico del giallo consiste in un percorso preciso: un delitto scompagina l’ordine delle cose, il sistema sbanda, un eroe, determinato, rivela identità, modalità e movente di chi ha ferito l’ordine delle cose, lo assicura alla giustizia e ripristina la serenità della comunità. 

I gialli di Sciascia non hanno nulla di questo percorso: il sistema, la comunità è irredimibile. I colpevoli restano impuniti e proseguono nella loro lotta per il potere.

Paradossalmente non è un tema esclusivamente mafioso. È proprio la società tutta a vivere questi paradossi e queste incongruenze.

Oggi che assistiamo a una rifioritura sempre più gemmata della letteratura noir, gialla, siciliana e non, attribuiamo a Camilleri il “merito” di aver liberato la strada dagli ostacoli che Sciascia vi aveva apposto come macigni.

Ma se accantoniamo il tema del genere giallo, non possiamo nasconderci il grandissimo apporto che Leonardo Sciascia ha fornito alla letteratura, direttamente e indirettamente. Non possiamo oscurare il ruolo, ormai vacante, di intellettuale, di voce libera, di voce contro, di accusatore, di smascheratore dei meccanismi subdoli del potere. Poche voci possono essere avvicinate alla sua in questo essenziale ruolo democratico, fondamentale per una comunità libera.

Pasolini, certo, e pochi altri.

Pur rintanato nella sua Sicilia immutabile ed eterna, lontana da ogni crocevia reale, Sciascia si era messo al centro di una rete di tensione intellettuale e creativa, politica e sociale, da cui comunicava con tutto il mondo, prima delle magnifiche sorti e progressive del digitale.

I suoi incontri, le influenze che subiva e che imponeva, rendevano questa rete una vera e propria fabbrica di pensiero, lucido, tagliente, appassionato, che prendeva nelle pagine di ciascuno di loro, forma e dettaglio unico e inimitabile, differente e ricercato, ma costantemente onesto, curioso e determinato all’affermazione della verità.

Tra le tante foto che ritraggono scorci di questa rete web senza Internet del pensiero, ce n’è una che ho amato molto, e che ho già usato più volte per simboleggiare questa forma di amicizia, quella che ho messo in copertina, che ritrae Sciascia con Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo. Come altre istantanee di un tempo e di un mondo, la foto è di quel genio di Giuseppe Leone, instancabile raccontatore delle Sicilie.

Ogni volta che la guardo noto qualcosa di diverso e in più, ma con la lettura dell’ultimo libro di Silvana La Spina quella foto ha preso vita, si è animata, come promettono di fare le più recenti app di Intelligenza Artificiale generativa con tutte le foto.

Un rebus per Leonardo Sciascia, Silvana La Spina, Marsilio Lucciole.

Con questo romanzo La Spina usa il pretesto di un paio di delitti, apparentemente inspiegabili, anzi non classificabili come delitti veri e propri, per dipingere un affresco di quella rete al centro del quale si era assiso Don Leonardo Sciascia.

Nei giorni tragici tra l’ictus e la morte di Italo Calvino, nodo rilevante di quella rete, a Racalmuto, tra incontri, lettere e telefonate, trasmissioni televisive, letture di giornali, Sciascia viene raccontato, messo all’opera, coinvolto nelle indagini, sempre approssimative, e animato. Sulla pagina si mette in mostra il mistero Sciascia, quella insanabile contraddizione tra il siciliano più siciliano di tutti, e il siciliano meno siciliano di tutti, che convivevano nel mito di Don Leonardo. Convivenza che venne bollata in uno degli ultimi saggi di Pippo Fava come Sciascia Alien.

Silvana La Spina restituisce un affresco sociale, vivido e pungente. Notabili e popolo, forze dell’ordine, di Racalmuto si muovono con spontaneità tra le scene e rendono quasi cinematografico il racconto della provincia.

Ma, tralasciando gli elementi propriamente gialli, espedienti sotto ogni evidenza, è superba nel raccontare lui, il mito, lo scrittore, l’intellettuale, lo spirito e l’intelligenza. Leonardo Sciascia.

Così come profondo appare il tratto con cui dipinge le relazioni tra Sciascia e i nodi della sua rete: Calvino, Bufalino, Consolo, Bonaviri.

Così come acutamente rivelatrice diventa le relazione con la moglie Maria, apparentemente fuori dalla rete, ma fondamentale nella sua attività di alimentazione e mantenimento della rete stessa.

Al tempo stesso dentro questo romanzo troviamo descrizioni e dettagli delle forme di amicizia e di inimicizia che solo i siciliani sanno coltivare in quel modo così ostinato e inspiegabile oltre lo stretto.

Un’opera meritoria questo romanzo, che raggiunge lo scopo che si è prefissa, come dice la stessa autrice: fermare sulla pagina, storicizzare, un clima, un’atmosfera, un mondo prima che se ne perda la memoria.

E se consideriamo che a poco più di dieci anni dalla morte, di Consolo non si trovano più i libri in libreria, e che di Bonaviri fuori da Mineo si sono perse le tracce, diventa ancora più importante questo romanzo, da consigliarne la lettura ai più giovani, perché conoscano ciò che altri non ricordano.

Leggete e consigliate la lettura di questo romanzo. 

Custodiamo la memoria di una stagione, forse irripetibile, che si svolgeva dietro quella foto, che anima quella foto, se la riguardiamo dopo aver letto queste pagine.

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