SESSANTA

Ti convinci che i numeri, le ore, i calendari non esistono, sono convenzioni, strumenti convenzionali per poterci intendere, ma sai perfettamente che la realtà e il tempo non si lasciano imbrigliare davvero dentro le agende.

È quasi un dovere civico, un ossequio alla scienza e alla razionalità crederlo.

Poi però, si affacciano alcuni numeri che si impongono e ti costringono a una riflessione diversa, meno tecnologica, più sentimentale, più umana.

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Alcuni compleanni rappresentano svolte, riassumono e stratificano sensi e significati, oltre la cifra.

E diventa banale ripetersi che è vero che puoi compiere sessant’anni una volta sola, ma come i cinquantanove o i sessantuno, che è un compleanno come un altro. Ma non lo è.

Si chiude una fase della vita e se ne apre un’altra.

Nessuna sterile nostalgia o riluttanza verso l’evoluzione (anche fisica) che gli anni comportano, solo una osservazione onesta, che supera la noncuranza che nascondevi dietro una laicissima fede nella scienza.

E quando il giorno si compie ti accorgi che intorno a te lo sentono anche gli altri. Ti raggiungono auguri e sorprese – quante sorprese! – che lo manifestano, che si fanno rappresentanti di questo comune sentimento.

Ti accorgi che anche in questa tappa più sottolineata delle altre ti ritrovi accanto le stesse persone, che ti hanno offerto una mano e una spalla nelle altre tappe. Che anche per farti un regalo usano tutta la loro creatività e la loro fantasia, per imbrigliare uno o più pezzi della vostra memoria condivisa e te ne fanno dono, dono speciale.

Quel gioco che ti ha cambiato la vita, quella musica che ti ha accompagnato per la vita, quelle pagine su cui hai poggiato per un tratto di strada, quella pausa che rinvii da tempo, una goffa action figure della tua ingombrante silhouette a scandire le ore della tua vita, come il Topolino del tuo primo orologio faceva baldanzoso.

Oggi la tecnologia permette cose più ardite di sessant’anni fa, così, mutuando una diffusa abitudine dei diciottesimi compleanni – altra violazione della irrilevanza scientifica di una data rispetto a un’altra – in poco più di sette minuti si può scherzare su tutta una vita, rivedendo e rivedendosi specchiati in quello schermo, tappa dopo tappa, sia i tanti che ridono e si commuovono davanti allo schermo, sia i tanti che sorridono benigni da un altrove invisibile, ma che con questo escamotage sono stati presenti anche a questa tappa, almeno in effigie animata.

Raf cantava Cosa resterà di questi anni Ottanta?, insinuandosi nelle nostre orecchie e nel nostro cuore di testimoni oculari per sempre.

A conclusione della giornata lo saprai cosa resterà dei tuoi Sessanta.

Resteranno tanti scatti di amicizia, di amore, di condivisione, di festa e di dolore. Immagini, parole, ricordi, che valgono una vita.

Resteranno tanti scatti di amore e di indissolubile unione che sono famiglia, che sono storia, che sono vita, che sono tua moglie, tuo figlio e tua figlia, che sono l’essenza del significato della tua vita, che sono la tua vita stessa, come se tutto avesse congiurato affinché il quadro si compisse così, e solo così.

Per questo concludo questa serena riflessione testimoniando il potente sentimento di gratitudine che mi sovrasta, con questa foto dei regali più stratificati, più significativi, più paradigmatici che ho ricevuto.

Strati e significati che non potrete cogliere, che solo io, noi, possiamo cogliere, ed è giusto così.

GRAZIE RITA VINCENZO VALERIA

GRAZIE A TUTTI

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