Non quadra, non appatta – L’omicidio di PierSanti Mattarella di Miguel Gotor – Einaudi

Il sei gennaio del 1980 non avevamo ancora autoradio nella macchina. La 131 Mirafiori azzurro metallizzato, che inorgogliva papà, si affidava al mio canto per l’intrattenimento dei viaggiatori. Oppure alla radiolina portatile, con l’antenna molto più lunga della radio stessa, che dai sedili posteriori tenevo in mano al centro dell’abitacolo per diffondere in modo omogeneo il suono.

Quel giorno andavamo ai piedi dell’Etna a pranzo dal mio padrino di cresima, dove ci saremmo riuniti con altri familiari, zii, cugini, nonne, ecc. per festeggiare l’Epifania. Nel tempo che dalle auto parcheggiate siamo giunti all’ampia sala da pranzo, arredata con gusto moderno anni Settanta, dallo schermo di un Saba 24 pollici, bianco, incassato in una libreria angolare – uguale al nostro tv nuovo fiammante color noce – arrivarono le immagini entrate nella storia dell’auto bloccata a metà del marciapiede, la 132 in cui si spense la vita di Pier Santi Mattarella, presidente della Regione Siciliana.

Ovviamente quell’evento caratterizzò il pranzo e l’intera giornata.

Papà, il mio padrino e lo zio si confrontavano con cura e attenzione su matrice e scenario possibili. Per quanto mi riguarda, scelsi di stare con i “grandi” e non con i coetanei, perché volevo ascoltare le loro riflessioni sull’avvenimento.

Fu per me l’occasione di scoprire un lato di papà che avevo sottovalutato. Aveva tantissimi libri in casa che aveva letto con grande passione, che vedevo raggruppati nelle librerie di casa. Molti romanzi e molti libri storici sulla II Guerra Mondiale. Avevo trascurato una corposa sezione sulla mafia, storia e cronaca. Libri di Michele Pantaleone, Emanuele Macaluso, Pippo Fava, Sciascia negli struzzi Einaudi in brossura rossa (senza la sopraccoperta bianca), tre storie della mafia in più volumi, ricostruzioni storiche dei personaggi di spicco di Cosa Nostra americana. Dentro i libri c’erano pagine di quotidiani e settimanali ripiegate e conservate – c’erano pure gli articoli di Tommaso Besozzi su Epoca che smascherarono i traccheggi sulla cattura e la morte di Salvatore Giuliano.

Queste letture davano alle parole di papà uno spessore maggiore nella conversazione approfondita con gli altri parenti quel pomeriggio: sapeva sempre qualcosa in più, faceva un collegamento in più, aggiungeva elementi che sfuggivano. Ricordo che ripeteva spesso, quasi a cercare di convincersene: o non è mafia, o, almeno, non è solo mafia, non quadra, non appatta con il resto.

Fu quel giorno che decisi che avrei anch’io letto tutti quei libri sulla mafia, come davvero feci dai giorni successivi.

Nessuno di noi quel giorno poteva sapere che quell’Epifania si portava via tutte le feste di Natale con papà, che non avremmo più avuto un Natale insieme.

Dopo aver letto tutti i libri che trovai in casa, continuai la sua passione anche in questo campo e non solo nella musica oriunda. Aggiunsi Pino Arlacchi, Nando Dalla Chiesa, Giorgio Bocca, tutti i numeri dei Siciliani di Fava, ancora Pantaleone, Macaluso, la sentenza ordinanza del maxi processo pubblicata da Editori Riuniti, Lodato, Saladino, Bolzoni, D’Avanzo, e tanti altri.

Questa vasta e ricca biblioteca sulla storia della mafia, sia con taglio giudiziario, che con taglio narrativo, sia con taglio storico e storiografico che con taglio sociologico, mi ha offerto la possibilità di avere un quadro della situazione sempre più allargato e dettagliato.

Questi libri colmavano certe aridità, o distrazioni del racconto della mafia in tv, o nei telegiornali. Mi piaceva sottolineare, rimandare ad altri libri, articoli – che nel frattempo ritagliavo e inframezzavo nelle pagine come papà – trovare connessioni e conferme, incongruenze e smentite.

Ma gli anni sono passati e la mafia a un tratto sparì dall’orizzonte mediatico e si pubblicarono sempre meno libri sull’argomento.

Qualche settimana fa, all’approssimarsi di un compleanno che papà non compì mai, è arrivato in libreria un libro di Miguel Gotor, L’omicidio di Pier Santi Mattarella, per la Einaudi (struzzi).

Un libro corposo, ma snello nella sua leggibilità, documentato e con respiro davvero ampio, che restituisce la sensazione di soddisfazione, di apprendimento che restituivano i libri collezionati prima da papà e poi da me.

Dopo aver precisato con attenzione limiti, forme, metodi e strumenti dell’indagine giudiziaria, e dopo averne differenziato con fondamento scientifico documentato limiti, forme, metodi e strumenti dell’indagine storica, Gotor avvia un’analisi ampia e approfondita del quadro storico regionale, nazionale e mondiale del decennio che precede e dei decenni che seguono l’omicidio di Mattarella.

Usa la lingua del narratore, del docente, che sa come fornire al suo lettore gli strumenti per comprendere fatti e nessi, anche apparentemente lontani, a cui unisce il rigore dello storico che non accetta condizionamenti dai pronunciamenti più o meno definitivi delle magistrature, che analizza i fatti e i nessi che vuole trasmettere.

Così Gotor compie un’opera tanto ambiziosa, quanto meritoria: mettere insieme i puntini e mostrare tutta la trama del disegno della storia.

Ha un sapore a tratti proustiano rileggere nomi, date, luoghi, fatti che hanno fatto parte delle diverse letture di questi anni, che oggi si organizzano dentro un disegno preciso e diventano capaci di dire anche altro, anche ulteriori suggerimenti, oltre quelli che più di quarant’anni fa ci hanno offerto.

Non è mia intenzione riassumere qui, e malamente, un lavoro così ben ordito. Non vi servirebbe a nulla che qui in poche righe ricostruissi i nessi, tra la politica, gli affari, le logiche geopolitiche, Gheddafi, Andreotti, Moro,  le logge massoniche, coperte e no, Gelli, Sindona, i servizi segreti, i soliti nomi di una destra fascista, neonazista, esoterica, e criminale con un piede sempre oltre i limiti del consentito, Bologna, Ustica, stragi, governi, leggi e processi.

Questo libro va letto, va sottolineato, evidenziato, vanno compulsate le sue note, vanno annotati i nomi e scoperta la loro persistente collocazione al centro delle trame, dei governi oscuri e paralleli che hanno condizionato questo Paese.

Se le migliaia di nomi delle vittime di queste visioni distorte della realtà sono “forse” noti al grande pubblico, anche i nomi di queste figure che stanno di sbieco allo sviluppo libero e democratico dovrebbero diventarlo, per non cadere più nei loro sfondapiedi, per non perderne di vista gli “eredi” che si nascondono tra noi.

Miguel Gotor non trascura nulla, il suo studio è molto approfondito, la stesura di questo libro ha preso così tanto tempo, che gli ha consentito di condensarlo e distillarlo in purezza. La sua lettura godibile non deve ingannare, il suo contenuto è di altissima qualità scientifica e accademica, come conferma il puntiglioso apparato di note.

Leggere questo libro offre una visione completa, documentata e attendibile di un periodo cruciale nella storia di questo Paese, del Nordafrica, dell’Europa e degli USA, e permette di comprendere gli scenari e le matrici in cui maturarono tutti gli avvenimenti di questi decenni.

Un libro che diventa a pieno titolo uno dei pezzi più importanti, di riferimento – che continuerò nel tempo a ricordare e consultare – della collezione di libri che spiegano ciò che accade intorno a noi, tramandati da papà a me.

Un libro che mancava da troppo tempo dall’offerta editoriale.

Un libro che ci aiuterà anche a capire cosa accadrà e come e perché, dato che le linee di fondo tracciate da Gotor arrivano a lambire i nostri giorni, i giorni in cui alcuni sopravvissuti alle loro vittime, deposte nelle pietose urne su cui lacrimare come coccodrilli, non si limitano più a condizionare il Potere, ma ne hanno assunto le sembianze direttamente, senza altri intermediari, come mai era successo prima.

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