Abbasso Leopardi, Viva Lingiardi – Disincanto  – Madame

Lo aveva detto, lo aveva scritto sui suoi social.

Non sarebbe uscito un altro disco fino a quando non avrebbe avuto qualcosa da dire, davvero.

Alle sollecitazioni rispondeva “Non fatemi fretta”. Voleva studiare, viaggiare, conoscere, leggere ancora per trovare spunti e idee che valgano la pena di essere raccontati e condivisi.

Sono passati tre anni, e poi Madame è arrivata.

Screenshot

Dice senza risposte e con tante domande, eppure il primo singolo che anticipa il disco – l’album, perché di questo si tratta, di uno sviluppo coerente e connesso – e che allo stesso disco dà il titolo, è tutt’altro che una domanda.

Singolo e disco si chiamano programmaticamente Disincanto.

Il Tg1 oggi lo ha definito pezzo leopardiano, riferendosi all’abusato cliché dell’infrangersi delle illusioni alla fine dell’adolescenza.

A me appare tutt’altro che pessimista, e  certamente non cosmico, il filo di acciaio che tiene in piedi questa canzone e che la lega a La Noia scritta con Angelina Mango per il Sanremo 2024.

Proviamo a entrarci dentro.

La canzone parte con una sequenza elettronica che si avvita e accelera e ci porta dentro una spirale cosmica, ma nel senso di spaziale, come se passassimo attraverso gli anelli di Saturno, e quando la musica fa di queste carambole spaziali, in verità ci porta ad attraversare gli anelli della nostra coscienza.

Si è richiusa in se stessa per tre anni, ha scritto, oggi ci porta con lei dentro l’oscuro a sentire cosa ha trovato.

Io non vivo più con sotto le istruzioni
Tutto ciò che so spero che mi abbandoni
E sono mie, le bugie che mi hanno detto sono mie
Il male e il bene sono solo fantasie

Al centro dell’universo della sua anima c’è una consapevolezza. Quella di aver abbandonato i manuali e le regole che qualcuno ha sempre provato a imporle -si fa così, così non si fa.

Tutta la sovrastruttura che le si è appiccicata addosso, come a tutti noi, soprattutto nell’adolescenza, è pronta a cadere giù come la veste dei fantasmi del passato.

In questa consapevolezza non c’è spazio per i vittimismi: se delle bugie l’hanno distratta, erano sue e solo sue, che aveva voluto credere loro.

Anche questa distinzione tra male e bene, già messa a dura prova nel Sanremo 2023, si è rivelata una fantasia, una chimera, non ci sono posti giusti e posti sbagliati.

E, intanto, la musica sostiene quella dimensione spaziale e onirica e compie la sua rivoluzione satellitare.

Non voglio più nemmeno un motivo per vivere
Un Dio, un amore, un limite e voglio anche soffrire
Ma non per quello che ho in testa, ma perché vivo
E la realtà è un mobile con mille spigoli
Ci sbatto i lividi, ma mi fa ridere, eh, eh

La nuova consapevolezza le consente di rimettere in prospettiva i suoi giorni, di rivedere i suoi punti fermi. Quindi vivere per vivere, senza che per forza ci debba essere un motivo, venuto meno il quale si svuoterebbe anche la vita stessa, che invece, nella sua pienezza e rotondità ha la sua ragione di essere.

Madame ritrova la Francesca che divorava il suo amato De Andrè e rinuncia a Dio, all’amore, al limite e, riprendendo lo sghembo passo della cumbia di Angelina, riconosce il valore oggettivo, ontologico, della sofferenza, quale espressione della vita stessa, abbandonando come scorie intergalattiche le sofferenze autoinflitte, autoimposte dalle elucubrazioni cerebrali, dalle paturnie da cui si lasciava sopraffare, prima di compiere il suo viaggio.

Questo sguardo lucido acquisito nei tre anni di studio e di conoscenza ha riconosciuto che la realtà offre innumerevoli spigoli da sola, senza inventarcene altri da soli nelle fantasie. E su questi spigoli nasceranno i lividi che segneranno la nostra vita, in maniera più indelebile, a cui contrapporre la nostra risata, perché nel dolore sta la gioia e nella gioia si ritrova il dolore.

Sostenuto dalla costante armonica siderale si sviluppa ancora il pensiero, lucido e cosciente.

Ma non mi fa più paura
Non cerco più neanche la verità
A costo di non, a costo di non illudermi mai più, nah-ah
Io non ho più paura
Ho gli occhi gonfi del mio disincanto
Cosa resta di me? Che resta di me?
Un'anima nel nulla, ah-ah, ah-ah
Ho gli occhi gonfi del mio disincanto
Nah-ah, ah-ah, ah-ah, eh, eh

Ecco il perno del ragionamento, ecco la voce che torna a cantare libera a dire e dirsi con lo sguardo attento e dritto, libero e onesto.

Cos’era la paura? Dove stava la paura che poteva paralizzare e angosciare l’adolescente Francesca?

Nel rischio che la verità si rivelasse diversa dalle aspettative. Anzi, meglio ancora, nel rischio che lei, Francesca, non si rivelasse all’altezza delle aspettative, della forma che volevano darle, imporle. Il rischio di rivelarsi una illusione, un bluff.

Se vogliamo tirare in ballo Leopardi, le illusioni non si infrangono al contatto con la realtà, ma le illusioni rivelano di aver mistificato la realtà, di averla travisata e nascosta.

Allora, se non mi illudo più, se smetto di travisare la realtà, cosa può più farmi paura? Intorno a me c’è la vita che è, pienamente è, oltre il bene e il male. Vita e sofferenza intrecciate come un unico serto di alloro spinato che incorona la mia testa, maturata, formata, pronta a riconoscere la verità nella realtà.

Il disincanto che riempie gli occhi a farli gonfi come il pianto, è proprio il lavoro di superamento della fallacia di composizione che aveva mascherato chi ero, qual era il mio mondo, e quale il mio posto in esso.

Oggi Madame rassicura Francesca che, compiuto il viaggio tra le pieghe della coscienza, sarà un’anima nel nulla. Un’anima connessa intimamente a se stessa, che si riconosce e si ama, e non ha intorno nulla che la può piegare, colpire, affondare.

Il disincanto ha spazzato la paura.

Dopo essersi spinta nella presa di coscienza, dopo aver assecondato l’allargamento della melodia che ha sostenuto la dichiarazione di inviolabilità della libertà, può tornare alla ipnotica ricorrenza che accompagna un altro tratto di crescita ragionata.

Secondo Dio io sarei nata da una costola
Ma lui non sa che è nato dalla mia paura
Se fossi stata Eva, avrei ingoiato pure il torsolo
Assieme a tutta la mela, con i semi

Il punto più alto del ragionamento di questa canzone manifesto. Una ricostruzione filosofica e psicologica tutt’altro che banale, servita con naturalezza come una strofa qualunque di una canzone. Che, infatti, merita di essere l’immagine copertina del singolo con quella mela spaccata e morsicata con voracità.

Il disincanto ha sconfitto la paura. Ha sconfitto anche le sue conseguenze. Dio per gli uomini nasce dalla paura. E’ il rimedio peggiore del male dicevano i filosofi bravi. Se Madame si è liberata del pesante fardello della paura, non la puoi più ingabbiare dentro le scritture e le bugie. Costole partogenitrici e mele avvelenate dalla sapienza non esistono più, e, in ogni caso, se il veleno è la conoscenza, la sapienza, ma che venga pure l’avvelenamento, non ne lascerebbe neppure i rifiuti, il torsolo o i semi, perché, davanti alla conoscenza c’è poco da fare gli schizzinosi.

E’ la conoscenza, la cultura, il viaggio, lo scambio che irrobustisce il disincanto, libera dalla paura e restituisce libertà e vita.

Madame stabilisce un nuovo assioma cartesiano: Cogito, disco, patior, ergo sum.

Vita, eccomi
Voglio essere leggera senza stare
In superficie, come il livello del mare
…
Non voglio programmare, pensare a cosa fare
Dare un significato al male e non attraversarlo
Subire le emozioni, sapere i tuoi segreti

La nuova vita dopo il disincanto è una vita leggera, che non si affanna a programmare a prevedere, dimenticando di vivere. Una vita che attraversa il male e il dolore senza preoccuparsi di definirlo, di etichettarlo, di impoverirlo. Una vita che non subisce, ma guida, che non vuole abusare degli altri.

Una vita in cui…

Voglio rendere bello tutto ciò che metto dentro i miei occhi

Mentre la musica sospende il suo vagare tra le pieghe della coscienza e risale verso l’esterno, Madame, sancisce lo stato finale del processo che dal disincanto ha portato alla libertà, alla piena consapevolezza di essere centrata in se stessa in cerca della sua via.

Come so, sono sola
Tutti hanno una via, e io no

Un’anima nel nulla, appunto.

Nuovo look, nuovi outfit come appaiono dalle scene del video che esplica narrativamente il suo alzarsi dal banchetto a cui non appartiene più e il suo vagare nella campagna, nella vita fatta di rugiada, frutti e spine.

Si riconosce il benefico effetto delle letture di Vittorio Lingiardi che già prima dei tre anni sabbatici  Francesca promuoveva sui suoi social. Meglio di Leopardi, visti i risultati.

E ora non ci resta che attendere il 17 aprile per ascoltare tutto il percorso di questo nuovo, maturo e consapevole terzo album di Madame.

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri
📚

Gingolph arriva anche su WhatsApp

Ogni volta che su Gingolph nasce qualcosa di nuovo, te lo faccio sapere con un messaggio.

📲 Iscriviti al canale

Gratuito. Nessuna pubblicità. Solo libri, autori, recensioni e appuntamenti culturali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *