I Miei Ultimi 10 Minuti e 38 Secondi In Questo Strano Mondo di Eli Shafak – Rizzoli

Ho cominciato presto a confrontarmi con la morte di persone care.

Quando nel 1980 è morto mio papà, divenne urgente per me farmi un’idea di cosa avvenga con la morte, quali percorsi attendano chi muore, quali prospettive possano esserci.

Mi ha aiutato un libro uscito in quel tempo: La vita oltre la vita di Raimond Moody jr. In questo libro Moody raccoglie il racconto di tanti che hanno sperimentato forme di “quasi” morte, coma e simili. Da tutti questi racconti trae gli elementi comuni, anche a latitudini e culture diverse, per teorizzare una probabile ricostruzione dei momenti del trapasso.

Per questa analisi di quarant’anni fa sono stato subito attratto dall’ultimo romanzo di Elif Shafak: I Miei Ultimi 10 Minuti e 38 Secondi In Questo Strano Mondo.

Quando ho visitato Istanbul, per prepararmi al viaggio, avevo letto alcuni romanzi che la raccontavano, (per esempio “Hotel Bosforo” di Esmahan Aykol, e tutta la saga della libraia investigatrice, ma, soprattutto, la ancora attualissima guida di viaggio di Edmondo De Amicis, Costantinopoli).

Non v’è nessuna città al mondo, io credo, nella quale la bellezza sia così pura apparenza come a Costantinopoli” – Edmondo De Amicis

La guida che ci accompagnava nei vari giri monumentali era un ex professore di letteratura, molto appassionato della nostra letteratura italiana (con preferenze per la siciliana, ed una passione smodata per Leonardo Sciascia). Nelle tante chiacchierate interessantissime gli parlai delle mie letture propedeutiche e gli chiesi secondo lui quale autore fosse più rappresentativo della Turchia del 2011. “Senza dubbio, Elif Shafak”, mi disse e colmò la mia lacuna.

Elif Shafak

Ho amato subito “La Bastarda di Istanbul” e non mi sono più perso alcun romanzo di questa scrittrice turca, così come gli articoli che scriveva sui vari giornali per raccontarci le contraddizioni pesanti della Turchia di Erdogan, con particolare riguardo alle condizioni delle donne e degli intellettuali.

Questo è il secondo motivo perché mi sono sentito subito attratto dall’ultimo romanzo di Elif Shafak: I Miei Ultimi 10 Minuti e 38 Secondi In Questo Strano Mondo.

Attraverso la coscienza di Leila, che sopravvive alla sua morte violenta appunto per 10 minuti e 38 secondi, Elif Shafak ce ne racconta la vita, ci descrive i suoi cinque amici, le persone più importanti della sua vita, ci racconta cosa è diventata Istanbul.

Ci racconta di come l’amore per Leila possa spingere i suoi amici a correre dei rischi importanti per rimediare ad un beffardo destino.

La vita di Leila scorre nei suoi flashback ricordandoci la Cabiria di Fellini, i tanti lupi che si azzannano intorno a lei. Ma non siamo nel disperato film di Fellini, man mano che leggiamo sentiamo di trovarci dentro ad uno dei film di Ozpeteck, ambientato ad Istanbul e non a Roma, con le vite intrecciate e corali dei protagonisti che riscattano con la loro umana solidarietà, la rigida ed inospitale società in cui vivono.

La sua prosa secca ed efficace racconta Istanbul, ma ci parla di noi, come sa fare la letteratura che non passa mai.

Per sdrammatizzare vi lascio con il motivetto “Puttin’ on The Ritz”, che è stato spesso trasformato in “Istanbul (Not Constantinople)”, in una dissacrante versione cartoon.

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