Piovono mandorle di Roberta Corradin – Edizioni Piemme

Alla nostra nascita i tavoli buoni ed eleganti delle nostre case si sono riempiti di vassoi con confetti azzurri o rosa, da offrire ai parenti in visita.

Per noi degli anni ’60 i confetti erano rigorosamente ed esclusivamente di mandorla. Poi sarebbero arrivati i primi confetti fake con l’anima di cioccolato e tutte le moderne diavolerie.

La mandorla ha giocato un ruolo rilevante nella mia vita e non solo per i tanti confetti dalle acconce colorazioni che hanno accompagnato i tanti traguardi e momenti belli della mia ricca vita, né perché sia dedicata alla mandorla, di cui prende la forma, la piazza principale della mia città.


Per la granita di mandorla preparata da mia mamma, tradizione superbamente ereditata da mia moglie. Sola o miscelata con quella di caffè, sempre accompagnata da un panino a riequilibrarne la dolcezza. (Da non dimenticare anche l’apoteosi glucidica della granita del Kennedy con la sua infinita brioche.) La colazione dei nostri giorni arsi di calura già dalle prime luci dell’alba.

Nella mia esperienza lavorativa ho passato alcuni meravigliosi anni ad Avola, la terra della mandorla. Li ho imparato che la mandorla pizzuta, la mandorla Avola, quella prediletta per i confetti, ha quel nome per la forma e non per la provenienza. La mandorla di quella forma si chiama Avola anche se viene dalla California, per esempio. Anche se mi hanno spiegato che la nostra ha un grado di bontà più elevato per una complicata questione di fitossine.

Un altro esaltante periodo della mia attività lavorativa l’ho trascorso a Ragusa, durante il quale ho scoperto Scicli prima della Vigata di Montalbano.

Ho assistito alla trasformazione della cittadina iblea nella meravigliosa destinazione turistica che è diventata.

Di Scicli abbiamo allora fatto innamorare quell’incredibile artista che è Vinicio Capossela, che, infatti, l’anno successivo alla sua visita ci regalò quel capolavoro ispirato al Gioia di Scicli (il Cristo risorto della Pasqua):L’Uomo Vivo”.

Potete, quindi, capire quanto sia stato attratto dal libro di cui ci stiamo occupando, un giallo ambientato nella Scicli, teatro di posa post Montalbano che si chiama Piovono Mandorle.

Il romanzo si presenta subito ricco, pieno, denso. Una storia che si sviluppa con tanti personaggi, all’inizio disparati e spesso in luoghi diversi del mondo, da Oriente ad Occidente, che convergono geograficamente e temporalmente sulla piccola Mecca turistica e culturale che è diventata Scicli (e Taormina muta).

Confesso che la struttura narrativa per capitoli, datati con il numero di giorni prima o dopo il giorno X, e con frequenti andirivieni tra settimane prima e settimane dopo, mi ha confuso.

Tanto che alla fine non ho capito il modo in cui l’assassino ha compiuto il suo omicidio (e non sono neanche tanto sicuro che sia veramente l’assassino).

Dalle tante pagine emergono costantemente citazioni e suggestioni, alcune davvero belle, affini al mio microcosmo e Pantheon.

In questo romanzo post camilleriano l’investigatore è una donna, una commissaria, Maria Gelata. Ma tra tante suggestioni ricche ed evocative, la sua figura fatica ad emergere dalla pagina. Anche gli altri personaggi rimangono semisommersi dalle tante offerte a margine del racconto vero e proprio.

Da bambino ricordo di aver visto tante volte le mandorle quando sono ancora verdi, con il mallo che fa da incubatrice della nascente anima del confetto, quando ancora il guscio interno non si è formato. Ricordo di averle assaggiate. Un sapore molle, acquoso, acerbo.

Attraversato tutto il processo, formato il guscio, la mandorla deve essere privata del suo mallo ed essiccata. Solo allora possiamo con una pietra sgusciarla e gustarne compiutamente il seme.

Le ultime tendenze delle discipline alimentari assegnano alla mandorla sgusciata un valore nutrizionale importante e la propongono come snack tra i pasti. Merito della distillazione che la natura compie dal mallo al suo seme.

Questo romanzo ha ancora tutto il mallo verde attorno, sembra ricco (troppo), sembra colorato, promette, allude, ma non mantiene. Forse l’autrice avrebbe dovuto distillare tutto il materiale che lo riempie per ricavarne una prelibata anima di confetto che si intravede qui e là tra le tante pagine.

Ho letto che l’autrice, insieme al marito, gestisce un B&B a Scicli. Forse è stata tradita dalla tentazione di fare un depliant turistico.

E niente, Scicli è famosa ed affascinante per tante cose, non per le mandorle.

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