Ragusa, The other side of Sicily, note a margine di Donnafugata di Costanza Diquattro – Piemme Edizioni

E ad un certo punto nella nostra vita entrò Ragusa. Alla svolta del millennio il lavoro richiese la mia presenza nel capoluogo ibleo.
Con decisione non troppo meditata, ma felice, tutta la famiglia ci trapiantammo nella provincia fortemente voluta dal senatore fascista Filippo Pennavaria, che lasciò al vertice della contea, Modica, un palmo di naso.
Anche se Micheluzzu avrebbe citato un altro motto più scurrile, ma che eterna lo sberleffo dei campi e degli allevamenti verso i palazzi ed i castelli:

e intantu Rausa provincia
e Muorica sta mincia!

Ci restammo quasi dieci anni. Una esperienza indimenticabile che ci ha lasciato amici, ricordi, emozioni e alcune porzioni di benessere.

Sono troppe le cose che ci danno il gusto ed il sapore dei nostri anni iblei per elencarle tutte. I suoni e le cadenze del modo di parlare, la franchezza ed il pragmatismo delle donne e degli uomini di Ragusa, il senso di comunità.
A rafforzare questo senso di comunità concorre certamente la ricorrenza di alcuni cognomi tipici, ad esempio Tumino, Licitra, Occhipinti, Diquattro, e tanti altri.

Durante i nostri anni a Ragusa, il castello di Donnafugata ci ha offerto molte volte occasioni di visita e divertimento, sin dalla nostra prima Cheese Art, che fu quella che sdoganò l’accoppiamento pesce formaggio.

Non potevo, pertanto, restare insensibile alla pubblicazione di un romanzo su Donnafugata (sul suo storico abitante, il Barone Corrado Arezzo) della scrittrice che ci aveva già raccontato la storia privata, prezingarettiana, della ormai arcinota casa di Montalbano a Puntasecca, Costanza Diquattro (non per caso).

È inevitabile l’accostamento a Tomasi di Lampedusa ed il suo Don Fabrizio, il Gattopardo. Dello stesso Risorgimento parliamo. Della stessa Sicilia. Non della stessa Donnafugata, però.

Corrado Arezzo, seguito da Baronello a Barone, nelle sue vicende umane, non è Don Fabrizio (forse potrebbe essere Tancredi, anagraficamente).

Per raccontarlo sullo schermo non potremmo ricorrere al formalismo ed all’impegno politico di Visconti. Questo approccio pubblico e politico sarebbe inadatto a dare una descrizione soddisfacente di questo racconto così dolorosamente umano, struggente e malinconico.

In questo Gattopardo del sud est, la Storia e la vita istituzionale, pur avendo avuto grande effetto sulla vita del Barone Arezzo, con incarichi ed impegni prestigiosi, sono molto sullo sfondo, sono appena evocate e suggerite, appena accennate.

La Diquattro ci racconta la storia di un uomo e le sue donne

Troppe per un uomo solo

Ci racconta The other side of Gattopardo.

Il capolavoro di Tomasi di Lampedusa contiene come una svista, come una distrazione, un capitolo, il sesto, interamente dedicato alla visita di Padre Pirrone al suo paese. In quel capitolo, distante da salotti, castelli e parlamenti, emerge la vita popolare della nostra terra. Emerge quella umanità che viene repressa e forzatamente contenuta negli altri capitoli.

Costanza Diquattro ci racconta una vicenda umana, totalmente umana, che ha provato, senza riuscirci fino in fondo, a iniettare questa umanità nelle istituzioni del Regno. Costanza DiQuattro riverbera il sesto capitolo su tutto il romanzo.

Ne nascono personaggi rotondi, amabili o detestabili, ma veri, sinceri, umani.

Micheluzzu, costante apparato radicale che tiene ancorato saldamente alla sua umanità la quercia Corrado Arezzo, è uno dei meglio riusciti.

Questa amicizia sincera e profonda che travalica le differenze sociali è un tratto distintivo di questa dimensione umana del Gattopardo che dobbiamo alla penna dell’autrice. La dorsale di questa other side di cui parliamo. A cui, non a caso, viene affidata la superstite cura delle nipoti.

Per raccontare sullo schermo questa vicenda avremmo allora bisogno di un altro occhio, un occhio zeffirelliano, lo Zeffirelli della Cavalleria Rusticana (che sempre prossima agli iblei é). Ed infatti la descrizione della processione dell’Addolorata e la descrizione del San Giorgio sul cavallo bianco, dell’afflato zeffirelliano risentono fortemente.

Da questo altro lato del Gattopardo le donne non vivono sullo sfondo, non ruotano intorno alla loro bellezza, ostentandola o nascondendola a seconda dell’indole.
Sono donne determinate, sono donne che amano, scelgono, si ribellano, sbagliano, si puniscono, accettano il loro destino, dopo aver comunque provato a cambiarlo.

Questa componente femminile viva e vivida, aiuta a dare la voluta dimensione umana a questa vicenda familiare, istituzionalmente rilevante, che Diquattro ci regala.

La vicenda è raccontata con salti temporali frequenti lungo la linea del tempo in cui si svolge. Ogni stazione di questo viaggio è permeata dall’atmosfera struggente e malinconica, che trova alcune apoteosi in determinati momenti, come la bellissima pagina della serena e consensuale spartenza terrena tra Corrado e Concettina.

I valori raccontati, gli accenni dialettali che sfuggono alla penna, le atmosfere, le qualità relazionali che risaltano sulle pagine, tutto ci restituisce quel gusto e quel sapore che ormai anche noi consideriamo casa (home) che si racchiude nel ricordo di Ragusa e dei ragusani che ci hanno accolto.

Una lettura con qualche finalità terapeutica, un lenimento, un medicamento, un romanzo che ci regala una porzione abbondante di benessere.

Ragusa, The other side of Sicily.

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