A Monterosso Almo si compie ancora la Magia del Prisepi d’Amuri

All’approssimarsi di questo Natale che andiamo a concludere con la prossima Epifania, SE Mons. Staglianò, vescovo di Noto, smessi i panni del cantillatore, ha mosso un altro passo nella sua infaticabile battaglia contro la logica dell’ipermercato. Ha con forza richiamato l’attenzione verso l’essenziale del Natale, verso ciò che rende il Natale la festa religiosa umana della solidarietà, del vivere comune, del condividere, additando i rischi dell’esteriorità, San Nicola vs Babbo Natale, Presepe vs Albero e ricchi doni e cotillons.

Mal gliene incolse.

Accampando pretesti di ogni genere, il mondo dell’ipermercato in tutte le sua varie forme, gli si è rivoltato contro, persino il New York Times

Al trivio delle provincie siciliane di Catania, Siracusa e Ragusa, sul fianco di una collina iblea, sorge il delizioso paesino di Monterosso Almo. Una comunità laboriosa e solidale, che ama le sue contrade, e condivide spesso momenti di vita allegra e spensierata.

Nel tempo si è radicata a Monterosso Almo una tradizione culinaria che attira parecchi visitatori dai comuni limitrofi e non solo.

Lo scaccione.

Un cibo essenziale, fatto di farina, acqua e lievito, condito con vari prodotti della terra, riscaldato dal fuoco della legna.

La sua essenzialità non lo priva di una perturbante sensualità. Corre davvero il rischio di creare dipendenza.

Ieri sera nel Santuario dell’Addolorata di Monterosso Almo, la Compagnia di Encelado Superbo, in un assetto intimo, raccolto, essenziale, fatto di voce cuntante, chitarre, fisarmonica e voce cantante, ha aperto il nuovo anno, con una delicatissima rappresentazione dell’opera Prisepi d’amuri.

La magia del Natale, essenziale, quello del Presepe, quello del dono, della condivisione, del miracolo del Dio che si fa uomo, tra gli stenti e l’abbandono, si è ricreata nello spazio davanti all’altare del Santuario e con la sua scia di cometa ha abbracciato tutti i fedeli che tra statue e dipinti, occupavano le panche del Santuario.

I versi del poeta Cardello, gli accordi del Maestro Amore, conditi da una reminiscente fisarmonica, hanno fatto da petali alla rosa sbocciata, che è la voce di Rachele Amore, che ha dato ancora una volta pienezza angelica al mistero della nascita di lu Gran Riali.

Tra saluti alla Benedetta, bandi di Cesare, incredulità di Giuseppe, cammini disperati, ripari di fortuna, visite popolari ed illustri, ancora una volta il Prisepi, è stato illuminato dalla forte luce di l’Amuri.

A rammentarci, infine, la natura essenziale, umana di questo magico mistero del Natale, Rachele ci ha donato una intensa, emozionante, indimenticabile Ninna Nanna.

Dolce, commovente, calda e consolatoria, come le lacrime che ci hanno solcato il viso ascoltandola.

L’essenza piena del miracolo regalato ieri ai fedeli di Monterosso Almo.

Vi lascio il link di una registrazione amatoriale di alcuni momenti, tra cui questa Ninna Nanna, per cogliere anche marginalmente quanta carica di emozioni ieri ci ha sopraffatto.

Emozioni moltiplicate dalla circostanza che sia Rachele, davanti all’altare ed al suo microfono, sia Edoardo, il bambino per cui è stata composta questa intima ed essenziale Ninna Nanna, che stava sulle panche del Santuario, con la loro maturità anagrafica, ma soprattutto espressiva, testimoniano della capacità dell’arte di cogliere l’essenziale e scagliarlo oltre il Tempo, di costruire intorno all’essenziale una corazza che gli consente di attraversarlo senza insulti, il Tempo.

Monterosso Almo non è neanche appartenente alla Diocesi di Noto, di Mons. Staglianò, ad ulteriore testimonianza che la ricerca dell’essenziale nella fede, nell’arte, nella vita, non conosce limiti temporali, ma neanche spaziali, con buona pace del New York Times.

Buon Anno a tutti.

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