Trump, Platone e i custodi, limone e bicarbonato

Ah che soddisfazione!

Allora quel famoso giudice a Berlino c’è veramente.

Quando hanno bloccato definitivamente il profilo Twitter di Donald Trump e temporaneamente il Profilo Twitter POTUS, ho avuto un momento di soddisfazione piena e di senso di giustizia riparatrice. Come direbbe mia suocera: “Ho mangiato una gallina con tutte le penne”. Mio padre quando voleva farmi accettare qualche sgarbo, sopruso, tradimento mi diceva sempre: “sarba ‘a pezza ppi quannu veni ‘u purtusu” (conservati questa pezza, troverai un giorno un buco che rattopperai con essa). Quel giorno ho pensato finalmente posso prendere una delle pezze, di cui ho riempito casse su casse, e tappare un purtusu!

Eppure…

Una strana sensazione mi agita le viscere. Questi peperoni mi si ripropongono. Le penne di questa gallina mi sono rimaste indigeste. Forse la pezza non ci sta nel purtusu, qualche margine rimane scoperto.

Lo so è facile. Trump è arrogante, becero, sembra che lo faccia apposta a farsi detestare dalle persone colte, intelligenti, sinceramente democratiche. Ma chi vuoi che possa recriminare su un intervento di portata così “giusta”, così “sensata”, così “corretta”?

Eppure…

La democrazia ci appare sempre come un esserino fragile. Come una giovane ragazza esile, timida, spaventata di tutto. Prendersene cura sembra facile. Noi eroi genitori, eroi fidanzati, eroi mariti, abbiamo conoscenza ed esperienza delle cose del mondo, sappiamo cosa è meglio per lei e lo facciamo, sicuri di preservarla da tutti i mali. Sin dai suoi primi secoli di vita questa fanciulla ha trovato sempre ardenti cavalieri, bramosi di custodirla e di proteggerla. Platone individuò nei filosofi, la categoria più adatta, che risponde ai criteri oggettivi di onorabilità, serietà e competenza, per custodire la democrazia della Repubblica. Ma già Giovenale si chiedeva “Quis custodiet ipsos custodes?”. 

Qualche volta è salutare ricordarsi che non sempre “abbiamo in bocca il punto di vista di Dio”, come diceva De Andrè.

Se incontrassimo per la via uno di quei bambini bellissimi che chiedono l’elemosina e rubacchiano per necessità e si rivolgesse a noi, sorridente e dolce, chiedendoci aiuto, né io né alcuno dei tre lettori di questo blog ci tireremmo indietro e faremmo tutto il possibile per aiutarlo. Altrettanto ragionevolmente se a chiedere il nostro aiuto ci venisse incontro un uomo sporco, volgare, arrogante, che pretende il nostro aiuto, che è disposto anche ad aggredirci per avere la nostra mano, non io (né i tre di cui sopra) avremmo lo stesso slancio umanitario.

Tornando al POTUS, è facile biasimare i suoi comportamenti ed aderire all’iniziativa di igiene della piattaforma social. Ma se l’iniziativa di limitazione riguardasse un caso meno in chiaroscuro, un caso più dubbio, come reagiremmo i quattro che ci trastulliamo con questo blog? 

Qui deve soccorrerci il magistero di Sciascia, la sua “gelida matematica intellettuale”, il suo illuminismo. Non possiamo lasciarci guidare dal vino del risentimento democratico, dal ribollire delle viscere ad ogni patente violazione di regole e comportamenti. Dobbiamo conservare lucidità ed analizzare scientificamente la situazione ed astrarne gli elementi essenziali che ci guidino ad un rimedio, ad una soluzione paradigmatica, che ci verrà naturale utilizzare ad ogni caso, indipendentemente dalle sue sfumature.

Ma io e i tre malcapitati frequentatori di questo bar non siamo Sciascia, (e neanche De Andrè) non abbiamo il suo acume, non abbiamo la forza della sua ragione.

E quindi?

Quindi ci rimane il mal di pancia e non riusciamo a sentirci del tutto a posto con la nostra coscienza a gioire smodatamente per il silenziatore alla Tweet Gun presidenziale.

Proviamo comunque a ragionare.

Ci rassicuriamo dicendo che Twitter e gli altri social sono piattaforme private, che quando aderiamo ad esse leggiamo (se lallero) attentamente il corpus delle regole prescritte e ci impegniamo a rispettarle. Trump le ha violate e la sanzione che ha ricevuto era prevedibile già nei regolamenti. Quindi il silenziamento è giuridicamente corretto e formalmente ineccepibile.

Ma chi ha stabilito che quelle regole sono “Le Regole” di cui la fanciulla democrazia ha bisogno? Qualcuno glielo ha chiesto? Lei ha confermato?

Ancora, in tutti i casi di violazione di quelle regole avviene automaticamente il silenziamento temporaneo o definitivo? La tempistica di questo intervento è stabilita in principio e viene rigorosamente applicata? 

C’è una procedura di contraddittorio nella quale esprimere le proprie ragioni a giustificazione del comportamento in violazione, e nella quale confrontarsi sui fatti e le interpretazioni?

Chi decide in quali casi scatti la sanzione? Chi lo decide ha una formazione specifica, un titolo di studio adatto, risponde a criteri oggettivi di onorabilità, serietà e competenza?

Ipotizziamo per assurdo che le regole oggi previste, vengano ad un certo punto riviste, e venga ampliato uno dei casi che fanno scattare la sospensione temporanea. Non so, ad esempio, vengano ricompresi nei post vietati non solo quelli che inneggiano al fascismo indubitabilmente, ma anche quelli che lo fanno con intento satirico, basandosi sul principio che lo spirito satirico potrebbe non essere colto, e, quindi, potrebbe ugualmente influenzare qualche mente meno formata, (e, quindi, vieppiù influenzabile). Continuando il gioco di questa ipotesi “assurda”, dobbiamo allora aspettarci che i soggetti preposti al controllo debbano essere adeguatamente formati ad individuare il contenuto satirico, ed a coglierne la immediata riconoscibilità dall’utente medio della piattaforma, e a farlo in ogni lingua del mondo.  Questi “custodi” dovrebbero essere in grado di intervenire senza indugio, preservando l’innocenza anche dei più deboli.

Una modifica del regolamento in questo senso verrebbe proposta a tutti gli aderenti, che, prontamente la leggeranno (se lallero 2) e la accetteranno se vorranno continuare a postare i loro imprenscindibili pensieri. Anche in questo caso, quindi, la formalità giuridica sarebbe compiuta, perfetta ed inattaccabile.

Se vi state chiedendo perché abbia scelto proprio questo esempio, se state già irritandovi pensando vabbè ma questo non può accadere, vi invito a seguire qui la vicenda del giornalista Luca Bottura. Bottura (il giornalista, non il cuoco) ha sbeffeggiato su twitter il nostro trumpiano più noto, Salvini. Nell’articolo a cui rimando ci racconta che come reazione al suo sberleffo, qualcuno ha segnalato a Facebook due suoi post vecchi, in cui “satiricamente” inneggia al fascismo. Nel giro di poche ore il profilo Facebook del giornalista è stato bloccato e sospeso per trenta giorni, a causa dei post “fascisti”. Ci racconta ancora Bottura, che con qualche difficoltà è riuscito a spiegare ad un ufficio italiano la natura dei suoi post e il profilo è stato sbloccato, ma poiché dalla California avevano bloccato la possibilità di trasmettere video per gli stessi trenta giorni, questo divieto non è stato possibile rimuoverlo, e, quindi, per i restanti 28 giorni niente video, che, guarda caso, è una delle modalità che usa abitualmente per esercitare la sua professione giornalistica (soprattutto da quando ha lasciato rumorosamente Repubblica).

Le domande che io e i tre avvinazzati bevitori di questa osteria ci siamo posti rimangono tutte valide.

Riguardo alla natura privatistica delle società proprietarie delle piattaforme di comunicazione social qualche ulteriore riflessione dovremmo farla ancora.

Intanto partirei dalla dimensione sovranazionale. Precisiamo che questi dubbi che mi si ripropongono come i peperoni li possono provare solo le democrazie, le dittature decidono se e quanto consentire a queste piattaforme senza contrattare con la propria coscienza, ma solo in funzione della loro autorità.

La loro attività è diffusa in maniera planetaria, di fatto non risponde a nessuno dei governi dei paesi in cui operano queste società. Le norme dei singoli paesi fanno fatica a ricomprendere questi fenomeni nelle loro previsioni, e lasciano alla autoregolamentazione il timone (temendo di apparire censori, siamo democratici noi). “Quis custodiet custodes”.

Nei paesi capitalistici e democratici le banche sono organismi privati, alcune con dimensione sovranazionale, (va bene, lo so, per ora il MPS no, ma pare che stiano trovando una soluzione). Ma gli ordinamenti sono consapevoli che la loro attività è particolarmente importante per i cittadini, è un servizio pubblico, ed impongono normative molto serrate e stringenti affinché tutto si svolga in maniera corretta e responsabile. Anche la scelta degli amministratori e dei controllori interni delle banche deve rispondere a criteri oggettivi di onorabilità, serietà e competenza, che gli organi di vigilanza prescrivono e si assicurano che vengano osservati.

Le piattaforme di comunicazione social possiamo dire che svolgono ormai una funzione essenziale per il corretto funzionamento di una democrazia? Possiamo dire che non sono più comunità private che giocano tra loro a comunicare, ma sono diventate l’ossatura principale della circolazione delle informazioni in democrazia? Possiamo dire che sono ormai servizio pubblico essenziale, costituzionalmente rilevanti, come le banche?

Allora perché non esiste una regolamentazione altrettanto severa, non esistono altrettanto severi organi di vigilanza, non sono prescritti criteri oggettivi di onorabilità, serietà e competenza per l’individuazione degli amministratori e dei controllori delle società proprietarie delle piattaforme di comunicazione social?

Al nostro tavolo le bottiglie si sono svuotate, le domande ci hanno affaticato, le risposte non le abbiamo sapute trovare.

Siamo ancora soddisfatti che a Donald Trump non sia consentito di esternare il suo livore e la sua violenza verbale.

Ma l’acidità di stomaco non ci è passata. Spremiamo un limone in acqua e bicarbonato e trangugiamo prima che esploda la miscela gassosa che abbiamo creato.

Martedì 5 gennaio abbiamo ricordato l’assassinio di Giuseppe Fava, giornalista ossessionato dalla verità e dalla giustizia e dalla lotta al Potere.

Venerdì 8 gennaio abbiamo ricordato (anche su questo blog) il centenario della nascita di Sciascia, voce intellettuale libera e anomala, aliena a tutte le chiese e a tutte le forme di Potere.

Lunedì 11 gennaio abbiamo ricordato la prematura morte di Fabrizio De Andrè, poeta anarchico, fustigatore di ogni Potere e anima libera e profetica come pochi altri cantori moderni.

Mentre aspettiamo che il beverone digestivo ci faccia passare l’acidità e possiamo dedicarci ad altri impegni, io e gli altri tre assonnati giocatori di briscola al tavolo, ci chiediamo chissà cosa avrebbero potuto rispondere Fava, Sciascia e De Andrè alle nostre indigeste domande. Ci chiediamo come ci avrebbero chiarito la mente (e liberato l’esofago), ognuno dal suo punto cardinale del mondo, in questi tempi confusi e difficili, di social che sociali non sono e di violenze e falsità che intossicano l’aria che respira la nostra fragile fanciulla Democrazia.

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri

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