Che ci fanno insieme in questo post John Lewis del MJQ e Francesca, in arte Madame?

C’è stato un tempo in cui ascoltavo solo musica di qualità e molto raffinata.

A quel tempo appartiene l’ascolto del Modern Jazz Quartet. John Lewis, pianista ed autore di molti brani, Milt Jackson, al vibrafono (che prima chiamavamo xilofono) e ai canticchiamenti mugugnanti, Pearcy Heath al contrabbasso e Connie Kay alla batteria.

Un quartetto che faceva del jazz molto elegante, dal vivo suonavano rigorosamente in frac, con brani propri (di John Lewis, in particolare) e varie cover.

Tra le creazioni di John Lewis si ricorda in particolare l’omaggio all’amico da poco scomparso Django Rheinardt, il chitarrista zingaro più virtuoso di tutti i tempi, Django, appunto.

Chiuse la sua attività principale nel 1974 con un prestigioso Last Concert al Lincoln Center a New York, salvo alcune reunion parziali e poco significative negli anni seguenti.

La discussione sulla qualità della musica che si ascolta nel presente, rispetto alla musica ascoltata nel passato, dura da tantissimi anni, ha contrapposto diverse generazioni, e, francamente, da quando ho smesso l’arroganza della mia gioventù, mi risulta anche parecchio stucchevole.

La musica è un ponte che attraversa gli spazi e i tempi, unisce e lega le generazioni, consente di innestare tempi ed esperienze diverse in un impasto ricco e denso delle differenti colorazioni, che insieme perdono le differenze originarie.

Non è solo per la ritrovata tolleranza dell’anziano che rivolgo sempre più spesso la mia attenzione alle varie forme di musica che si fanno strada negli spazi attuali.
Seguo i talent nella speranza di scoprire l’alba di qualche nuovo genio musicale e ascolto le nuove produzioni, senza farmi condizionare da generi o etichette. Mi sforzo di capire.

In questi miei tentativi di restare giovane, almeno musicalmente, mi sono imbattuto in Madame.

Al secolo Francesca, una liceale di Vicenza con le idee molto chiare, che avrebbe voluto scegliere come nome d’arte addirittura Madame Wilde, con riferimento all’Oscar dandy di alcune generazioni precedenti, poi ridimensionatasi nel semplice Madame.

Alcuni singoli di medio successo, alcune collaborazioni importanti (Marracash), fino ai due singoli in circolazione adesso. Sentimi e Baby.

Voglio parlarvi in particolare di quest’ultimo, Baby.

Si trova in rete il video originale, (questo qui), che vi invito a vedere ed ascoltare con attenzione.

Con un linguaggio decisamente della sua generazione, con le forme variamente gergali che comporta, ed alcuni cedimenti alla scurrilità, Madame ci racconta di una ragazza della generazione Z (è nata nel 2002) e del suo rapporto con i sentimenti, con la libertà e la rivendicazione della leggerezza che queste donne del nuovo mondo pretendono come un atto dovuto, e non come una conquista.

Le sonorità ed il ritmo però risentono fortemente della musica ascoltata in casa dalle mamme o dalle nonne, oltrepassano i limiti formali dell’hip hop e del rap imperanti.

L’effetto è accattivante. Il ritornello con le sue cadenze sulle parole al limite dello storpiamento cattura l’orecchio e ci trasporta dentro questa generazione che vuole vivere a suo modo e non si pone più il problema della relazione.

Questo modo di piegare la pronuncia e gli accenti alla musica sta già diventando un marchio di Madame. già nel precedente Sciccherie, aveva riempito il brano di queste “licenze di accento”. Un’altra testimonianza di questa pretesa di libertà, anche dalle regole fonetiche e grammaticali.

Il video è un piccolo gioiello amatoriale. Racconta di Madame (Francesca) che fugge in casa di un’amica (o forse qualcosa di più) perché come Pinocchio e Lucignolo nel paese dei Balocchi, ha guadagnato una mostruosità: non le orecchie d’asino e la coda, ma i dentoni da vampira, da colei che succhia il sangue e la vita da chi ama, svuotandone il senso, e alimentando dentro di sé la nuova vita. Una giornata di assenza da scuola (pacchiamo scuola, dice) nella quale provare a recuperare una normalità che però, forse, non si vuole recuperare.

Sullo schermo della tv sempre accesa passano vari riferimenti, da Piero Angela e Superquark a Freddy Krueger

La piccola Madame ha le idee chiare, sa frullare i suoi riferimenti.

Ascoltando, infatti,  con attenzione il brano si può cogliere che, all’inizio e alla fine più chiaramente, ma durante tutto il brano, si ripete incessantemente il campionamento di una sequenza al vibrafono di Django, il capolavoro di John Lewis per il Modern Jazz Quartet (che potete ascoltare per intero qui).

Così la giovane studente del liceo di Vicenza, più o meno consapevolmente, senza chiederselo troppo, fa quello che ci aspettiamo dai poeti e dai geni: costruisce un ponte tra le generazioni, le unisce e le lega nel linguaggio musicale. Ci offre un biscotto gradevolissimo, nel cui impasto si fondono gusti e sapori differenti, a tratti riconoscibili, ma prevalentemente non più distinguibili.

Finchè in una canzone di oggi, con il suo linguaggio ed i suoi ritmi, potremo sentire il vibrafono di Milt Jackson senza percepire fratture o stonature, finché ci saranno ragazze e ragazzi che sapranno esprimere il loro mondo, rielaborando i pezzi dei mondi precedenti, non avremo motivo di preoccupazione per le sorti dell’umanità.

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