Fratelli, sorelle e barbieri

Il teatro popolare catanese del secolo scorso ruota intorno ad alcune figure particolarmente rilevanti. L’accoppiata Nino Martoglio, autore ed Angelo Musco, interprete, hanno regalato al mondo alcune perle, oggi malricordate.

Una di queste perle: L’altalena (Voculanzicula) è tutta ambientata in un tipico salone da barba civitoto, dove Don Neli, uomo buono, giusto e per questo malassortato, divide l’attività di barbiere con l’aiutante Ninu Pitirru, provetto suonatore di chitarra e mandolino, anima musicale della sala e delle giornate di quella periferica Belle Epoque catanese.

Da quando da bambino ho avuto la fortuna di assistere alla rappresentazione di questa commedia da uno strepitoso Turi Ferro, il salone da barba e la musica sono diventate inscindibili.

Sarà per questo che da qualche anno ho eletto a mio barbiere di fiducia, il titolare di una sala da barba (niente Coiffeur, o altri esotismi, così campeggia sull’insegna con il cilindro a strisce blu e rosse) di provincia, dalla colonna sonora irresistibile.

Oggi appuntamento all’apertura per non patire fila. Il barbiere arriva, alza la saracinesca, si infila nel suo locale tecnico e prima di accendere le luci fa partire l’impianto stereo con le sue playlist, che prepara meticolosamente da sé e cambia in funzione di una sua cifra che non ho ancora decifrato.

Oggi subito echi di anni ’80.

Questo appuntamento pre natalizio, che coincide con il periodo del mio compleanno, complice la musica, complice la dolce sensazione di qualcuno che si prende cura di te, mentre tu puoi anche smemorarti, diventa sempre un’occasione di riflessione e di bilancio.

Mentre mi accomodavo sulla poltrona, è partito un classico di J.J. Cale, After midnight.

Ho chiuso gli occhi e mi sono trovato con i miei due fratelli di cortile, (che avevano i nomi intrecciati, come i Chicco e Spillo di Bersani), nella cinquecento gialla con un impianto stereo degno di un suv, ad ascoltare blues e rock  già d’annata quando ancora d’annata non lo eravamo noi. Cenni di un romanzo di formazione.

Mentre mi chinavo a destra per favorire il taglio della parte sinistra, la chitarra di Mike Knopfler ha trasformato la sala in un mirabolante Tunnel of Love. La copertina di un accecante rosso, contrastato dalla striscia celestissima, mi è venuta in mente, dietro gli occhi chiusi per non disturbare le forbici sulla fronte. Mi sono ritrovato ai tempi del liceo, con il mio fratello magico che con lo sguardo trasforma la realtà e ce la restituisce, trasfigurata per sempre, ad ascoltare dischi seduti per terra. Gli anni del liceo che abbiamo recentemente ricordato, e Annamaria ci ha dimostrato perché la Fantasia è sorella della Speranza.

Usciti dal tunnel, mentre il barbiere reclinava la poltrona per lo shampoo, il fraseggio della batteria dei Police mi ha raccontato che Every little thing she does is magic. Testa indietro, occhi chiusi, calore dell’acqua, massaggio frizionante, la mente è volata indietro ai pomeriggi televisivi di Piccolo Slam, alla grazia di Sammy Barbot, alla sfortunata classe e alla sensualità spezzata di Stefania Rotolo. Sorella di sventura della nostra contemporanea Nadia Toffa. Inevitabile confrontare il plus di dolore e di disagio, che la dimensione aumentata dei social oggi ha imposto alla medesima tragedia.

Il signore è servito. Ragazzo spazzola. Esco dalla Sala e guardo il cielo. Grigio, pesante, umido di pioggia che non si decide a rilasciare.

Grigio e pesante come quei Natali quando ci contiamo e a tavola siamo meno dell’anno scorso, e senti che avresti tante lacrime da rilasciare come pioggia.

Merry Christmas my unfortunate little “sister”

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