Dammi una lametta che mi taglio la barba – Il Figaro Rock, un memoir

Passata la bufera, scongiurata (per ora) l’invasione delle cavallette, oggi sono tornato dal mio barbiere rock, il barbiere di provincia con la passione della musica buona.

Oggi la colonna sonora era monotematica: Sting. Il biondo rocker d’oltremanica.

Mixati un po’ a caso (è la sua cifra) sono passati i successi dei Police ed i successi solisti.

L’attività legata alla cura dei capelli (e ormai anche della barba) riveste sempre una funzione catartica, maieutica. In questi giorni, la lettura in sequenza dei libri di Elif Shafak, L’isola degli alberi scomparsi, e di Michela Marzano, Stirpe e vergogna, con il loro insistere sulla memoria e sulla esperienza profonda della memoria, mi ha particolarmente predisposto alle memorabili speculazioni filosofiche.

Mentre ascoltavo “Fragile”, più reclinato del solito, la nuca poggiata sull’apposito sostegno, mi sentivo molto fragile offrendo la mia gola ed il mio viso alle sapienti mani artigiane, armate di rasoi e forbici, elettrici e manuali. Al tempo stesso però mi sentivo molto rilassato. Un senso di fiducia incondizionata in quelle sapienti e prudenti mani artigiane mi dava benessere.

Pensavo che non ho mai visto mio padre farsi fare la barba dal barbiere. preferiva farla sempre da solo. 

Mio nonno no. Mio nonno materno, tutte le mattine, mentre mia nonna lo aspettava già in negozio, passava dal barbiere vicino e si accomodava con la nuca sull’apposito sostegno. Chiacchiere, frizzi e lazzi accompagnavano l’avvio della giornata. Forse perché di origini partenopee, il barbiere lo chiamavano ‘u napulitanu.

La fresca ricorrenza dei Morti mi ha portato subito ad associare il soprannome alle Rame di Napoli. Di tutti i dolci tipici dei Morti i miei preferiti erano le Rame di Napoli. Mia nonna materna in questo periodo mi faceva sempre trovare le Rame di Napoli, quando andavo a trovarla al paese. 

Le Rame di Napoli sono biscotti al cioccolato tondi e molto speziati, ricoperti da una glassa di cioccolato e spolverati di polvere di pistacchio. (Le moderne versioni con la nutella diventeranno presto capo d’accusa in tanti processi con condanne esemplari).

Devono il loro nome al conio di una nuova moneta durante l’unificazione borbonica. Questa moneta si caratterizzava per essere composta di una lega di rame, meno preziosa e più commerciabile, della precedente lega di oro e di argento. Questi biscotti nacquero per celebrare la nuova moneta portata dai napoletani.

Comunque quelle di mia nonna sono indimenticabili, delle vere e proprie madeleine

Quando partì “If You Love Somebody (Set Them Free)” entrò nella sala un amico del barbiere musicofilo. Il mio barbiere si chiama Salvatore, ma tutti lo chiamano Turi, ovviamente: siamo in un paesino della provincia, mica nella città prossima Capitale della Cultura.

Ma questo amico doveva essere in più profonda intimità con il razorero. Dopo alcune piccole scaramucce si rivolse a lui con un tono più affettuoso e lo chiamò Turuzzu

Ancora una risonanza. Mia nonna materna, la dispensatrice di baci e Rame di Napoli, si chiamava Salvatrice, ma per tutti, proprio tutti, era Turuzza

Oggi era giornata proprio.

Mentre mi sorprendevo di questa ennesima risonanza favorita dalla sala da barba, la playlist passò ad “Every Little Thing She Does, It’s Magic”.

Questa canzone mi ricorda la trasmissione preserale del sabato con Sammy BarbotHappy Circus”, di cui era la sigla iniziale. Mi è rimasto impresso il video animato di questa sigla.  Uno stile elegante  e coloratissimo, con strani oggetti o animali che volavano sullo sfondo colorato, e si muovevano a tempo con la musica dei Police. Questi oggetti erano degli animati strumenti musicali, che inseguivano il piccoletto protagonista di questa sigla. Ma più che strumenti musicali, mi sembrava di vedere tante macchine per cucire che danzavano a tempo di musica. 

Un po’ perché Happy Circus andava in onda di sabato, e di sabato andavamo al paese da mia nonna, un po’ per le macchine da cucire,  ricordando questo video, ricordai ancora mia nonna materna, che non dispensava solo Rame di Napoli, ma anche tante piccole e grandi cose, cucite, a maglia, ricamate, ecc. Sempre in periodo dei Morti, per fronteggiare le prime notti fredde di novembre, quando dormivamo da lei, ci faceva sempre trovare delle calde ed affettuose calze da notte di lana, colorate e personalizzate, a punta, a taglio piatto, con i pon pon, o con i laccetti. Imprescindibili.

E’ proprio vero che ogni cosa, piccola o grande, che fanno le nonne è magica.

Alla fine quando sono uscito dalla sala da barba ho guardato il telefono per vedere se c’erano notifiche o messaggi ed ho visto che oggi è il 6 novembre, ed oggi mia nonna Turuzza avrebbe compiuto 102 anni.

Approfittando dell’alchimia tra musica, memoria e sala da barba, il ricordo di mia nonna, prepotentemente, ha fatto di tutto per presentarsi.

Strane e magnifiche cose avvengono nelle sale da barba di provincia.

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