Un’altra pezza al patchwork – Il talento del cappellano, Cristina Cassar Scalia – Einaudi Stile Libero

Ci sono certi microcosmi letterari che nascono casualmente, ma poi si sviluppano tenacemente e prepotentemente, quasi sfuggendo di mano ai propri autori, anzi proprio imponendosi ad essi, costringendoli a scriverne e raccontarne.

Così è stato per Maigret, per la Macondo di Gabo, e per la Vigata, sia antica che moderna, di Andrea Camilleri.

Come ho già detto precedentemente, la mancanza, il vuoto proprio, lasciato da Camilleri, si sta riempiendo. La dottoressa Cristina Cassar Scalia aggiunge un’altra pezza al patchwork che sta componendo.

Il talento del cappellano, Einaudi Stile Libero.

Almeno nel panorama delle mie letture, quella pausa rigeneratrice, necessaria e fresca come una mentina, che erano le avventure di Montalbano, diventa sempre più spesso l’appuntamento con Bettina, Lo Faro, il pensionato Patanè, Marta e Macchia, Spanò, Paolo Malfitano e tutti i luoghi ed i personaggi che ruotano attorno alla vicenda del Vicequestore Vanina Guarrasi.

Nei vari gruppi di lettura e di lettori che frequento, questa mia opinione sta trovando parecchio riscontro. Tra i tanti giallisti siciliani gemmati dal fenomeno Camilleri, Cassar Scalia è di un’altra pasta. È sempre più l’erede del Maestro.

Cassar Scalia però non copia il Maestro, è proprio la sua penna, la sua cifra stilistica, siciliana ed universale, ad occupare quel posto, svolgere quella funzione, ma con caratteristiche proprie differenti e facilmente identificabili: nel lavoro a sei mani, Tre passi nel delitto, di cui abbiamo già parlato, lo stile e la narrativa della scrittrice di Noto, emergono e si identificano immediatamente e con chiarezza.

La forza di questi romanzi sta nella duplice capacità di tenere fermo al centro un solido intreccio investigativo, giallo, noir, narrato con sagacia, con intelligenza, senza forzature o scorciatoie, e di far avanzare intrecciato a questo intreccio, il microcosmo che dicevamo, con i suoi personaggi che evolvono credibilmente, personaggi non di contorno, con sfaccettature ed emozioni che ne arricchiscono il profilo.

Soprattutto si sente, si legge tra le righe, il grande amore che Cassar Scalia porta verso i suoi personaggi. Ed il grande rispetto. Infatti è la stessa scrittrice che ci svela che questa ultima avventura si è imposta, come dicevamo all’inizio. 

L’insieme funziona benissimo e soddisfa sia il giallista accanito che il lettore disincantato che cerca storie, emozioni, divertimento e commozione.

I personaggi e la vicenda hanno preteso da lei la massima attenzione ed ha sacrificato l’estate e le restanti presentazioni del precedente romanzo per offrire la sua penna a questo racconto.

Eppure L’uomo del porto, ha camminato ugualmente sulle sue gambe e si è andato a posizionare tra i finalisti del prestigioso Premio Scerbanenco.

Noto è città d’arte e sulla stessa SS115 che tocca Agrigento, altrettanto città d’arte.

Pirandello, Camilleri e Cassar Scalia percorrono la stessa strada, e noi siamo fermi sul ciglio della stessa aspettandone il passaggio.

Cosa scaturirà dalla sua creatività ancora? Che meravigliosa e divertente storia ci racconterà ispirata dal ritrovamento del cadavere nella grotta dell’Etna, con la lista dei necrologi del 1978 accanto?
Una “storia vecchia” come quelle che stuzzicano la fervida mente investigativa del vice questore Vanina Guarrasi.

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