Una fischiatina che rivoluzionò le colonne sonore – Ennio di Peppuccio Tornatore

Mio padre sapeva fischiare benissimo. Fischiava spesso, modulando melodie e contrappunti. Tentava in tutti i modi di insegnare a me a fischiare, ma non ci riusciva mai.  Mi ostinavo a tirare dentro l’aria, anziché soffiarla fuori, e anche la posizione della lingua non mi riusciva di impararla mai.

Mio padre amava tutta la musica, ma se c’era un inciso, una introduzione, un qualunque passaggio con un fischio ben modulato e disteso, allora diventava la sua preferita (e si cimentava nel fischiarcela a tutto spiano…). Ed io sempre più negato nel fischio, un’onta alla genetica.

Abbiamo visto Ennio, l’omaggio appassionato e delicato che Tornatore ha dedicato ad Ennio Morricone, alla sua vita, alle sue colonne sonore, alla sua musica.

Un film/documento di circa tre ore, molto dense di ricordi, di rimandi, di citazioni, di episodi. Un omaggio commosso e commovente al genio, all’umanità di Morricone.

Ripercorrendo la sua vita attraverso il racconto stesso di Morricone, abbiamo potuto riconoscere il grande contributo che Morricone ha dato al mondo della canzone leggera italiana degli anni ’60, quando arrangiatore della RCA, introdusse molti degli elementi di sperimentazione che aveva studiato, semplificandoli, rendendoli popolari, caratterizzando una stagione della musica italiana. 

La stagione in cui la musica leggera italiana conquistava stabilmente le classifiche di tanti paesi nel mondo.

La stagione in cui molti artisti di tutto il mondo volevano cimentarsi con la musica leggera italiana. Anche Paul Anka, che per una volta lascia il maestro arrangiatore Domenico Don Costa (solo omonimia: nato a Boston, da genitori provenienti da Francavilla di Sicilia) e canta una canzone arrangiata dal Maestro Morricone, Ogni volta. Una delle canzoni più amate da mio padre che ci fischiava sempre, e cantava, replicando pure le storpiature dell’italiano in cui incespicava il cantante canadese.

Abbiamo potuto osservare crescere e svilupparsi il fenomeno delle colonne sonore dagli spaghetti western alle colonne sonore più sperimentali, a quelle più note, riconoscendone i caratteri distintivi, le tecniche di elaborazione, le forme musicali adottate e adattate.

Abbiamo potuto risentire Alessandro Alessandroni, chitarrista, compositore, direttore e fondatore de I Cantori Moderni, ma soprattutto grandissimo fischiatore (un vero e proprio mito di mio padre) che ha prestato il suo fischio a Per un pugno di dollari e seguenti. 

Abbiamo potuto completarci un ritratto dell’uomo Morricone, come di un uomo estremamente sensibile, capace di cogliere le emozioni racchiuse nelle immagini dei film e trasformarle in musica. Si può dire che con Morricone la musica da film esce dal ruolo di ancella, di dama di compagnia del regista e degli attori, per diventare protagonista al pari di attori e attrici e regista del film. Moltissimi esempi vengono fatti nel film che confermano questa tesi. Il più eclatante, il più lampante, il più definitivo è l’esempio della colonna sonora di “C’era una volta in America”.

Il sodalizio con Sergio Leone culmina con quel film. Morricone elabora i temi, le canzoni, l’indimenticabile Flauto di Pan già dal racconto del film, non ancora scritto e sceneggiato da Leone, ma da questi raccontato con passione e ricchezza di dettaglio, come ricordano le cronache. Leone scriverà parti della sceneggiatura ascoltando la musica che Morricone aveva elaborato e previsto. 

Ma ancora di più.

La maggior parte delle scene del film vennero girate da Leone, con la diffusione sul set delle musiche previste. Tecnici, attori, protagonisti grandi e piccoli del film, non avevano mai girato le scene così, con la musica già presente. Fu un effetto straniante, ma contribuì alla magia di quel film.

Abbiamo potuto completarci un ritratto dell’uomo Morricone, come di un uomo estremamente timido, quasi inconsapevole del suo genio, dell’influsso che ha riverberato nella musica. Spesso vergognosamente timoroso di essere un impuro, un traditore dell’impegno, non solo ideologico, della musica colta e sperimentale, di cui era stato protagonista della prima ora. Sottomesso fino alla fine al suo maestro di sempre quel Petrassi che fu alfiere della musica colta e sperimentale. Spesso a disagio per la popolarità delle sue musiche, quasi il successo fosse una colpa.

Ma fu proprio con le musiche di “C’era una volta in America”, con l’altissimo livello e respiro di quelle musiche, che tutto il mondo della musica colta e sperimentale, che lo aveva sempre sottovalutato e schernito, dovette ricredersi e riconoscere che ci trovavamo davanti ad un genio. Financo il maestro Petrassi.

La commozione che ha più volte colto Morricone nel raccontare questi episodi della sua storia testimonia ancora una volta della sua grande sensibilità, e del disagio che lo ha accompagnato tutta la vita, della rivincita che ottenne infine.

Abbiamo potuto completarci un ritratto dell’uomo Morricone, come di un uomo estremamente libero e determinato. A dispetto della sua timidezza, non tollerava ingerenze del regista nella sua elaborazione delle musiche. Non consentiva che fossero inserite musiche diverse dalle sue in un film musicato da lui. Diceva che il regista controlla tutto di un film, ogni sua piccola parte, ma non la musica. La musica non può essere raccontata, ma solo suonata e ascoltata. Grandi registi nazionali e internazionali si arrendevano alla sua proposta musicale confidando, appunto, nella sua sensibilità che, se lasciata libera, avrebbe rapito il centro del flusso emozionale del film e lo avrebbe sostenuto, rappresentato, valorizzato ed amplificato.

Come avvenne con Elio Petri per Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Toccante la sua commozione nel ricordare lo scherzo orditogli da Petri. Dopo avergli sottoposto una serie di scene musicate con temi suoi ripresi da un vecchio film, sostenendo che queste fossero migliori e più adatte di quelle che aveva elaborato per Indagine, alla sua reazione sempre più disarmata, Petri gli mostrò l’effetto inconfondibile sulle stesse scene, generato dalla musica che tutti conosciamo. E lo rimproverò della sua arrendevolezza: “Hai scritto l’unica musica adatta e possibile per questo film, dovresti prendermi a schiaffi se provassi a dirti che non è vero”.

Per inciso, la musica di Indagine era una delle musiche preferite da mio padre, che, ca va sans dire, ci fischiava a ripetizione.

Abbiamo potuto completarci un ritratto dell’uomo Morricone, come di un uomo estremamente colto, musicalmente e non solo. Anche i suoi arrangiamenti più popolari sono il distillato sapiente e accurato dell’enorme cultura musicale, della musica di tutti i tempi, delle tecniche, delle forme, dei grandi compositori del passato e del presente. 

Ma non solo. Le sue sperimentazioni, distillando tutto il sapere musicale fino ad allora elaborato, preparavano la musica del futuro. Come gli omaggi e le influenze riconosciute dal mondo del pop, e del rock in questi due decenni del duemila, raccontate nel film, testimoniano.

Ci è rimasto solo un dubbio su Morricone e la sua musica. Come mai non si realizzò un incontro con Fellini?

La passeggiata nella vita di Morricone e della sua musica è stata un’esperienza intensa, emotivamente intensa. La carezza con cui Tornatore ha condotto questo film è stata anche una carezza sulla nostra anima di ascoltatori e cinespettatori. Non solo per fatto anagrafico, ci è sembrato di scorrere i fotogrammi della nostra vita, legata tantissimo a quegli arrangiamenti, e a quelle note, che sono diventate la colonna sonora della nostra vita.

Qualche giorno dopo la morte di mio padre, quasi inavvertitamente e improvvisamente, imparai a fischiare, mettendo bene la lingua, e soffiando l’aria, modulando correttamente melodie e contrappunti.

Come sto facendo in sordina alle 3:30 di questa notte, fischiando il tragico Flauto di Pan da “C’era una volta in America”, mentre una lacrima mi scende sulla tastiera, sulla lettera p di papà, che non ha mai sentito questa musica, che non mi ha mai sentito fischiare.

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri

2 pensieri su “Una fischiatina che rivoluzionò le colonne sonore – Ennio di Peppuccio Tornatore

  1. Indimenticabili memorie del passato… Far rivivere un artista e con lui una persona a noi cara…
    Complimenti come sempre

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.