Potrei scrivere un bel pezzo sull’ultimo disco di Fabri Fibra… ma non c’ho voglia

Nel giorno del mio onomastico una carissima amica mi dice: “Oh! Ma lo sai che Fibra è uscito con un disco nuovo? C’è pure la tua Madame

Allora sentiamocelo questo capolavoro. Caos di Fabri Fibra.

La prima impressione è che Fabri Fibra sia tornato e abbia tanta voglia di dircelo. Una rivendicazione di quale sia il suo posto nella storia del rap italiano. E nel presente, e nel futuro, ovviamente. 

Quando parte il disco pensi di aver sbagliato disco: Gino Paoli ancora in quella stanza con il cielo per soffitto, proprio nell’arrangiamento originale. Poi irrompe Fibra con le sue variazioni sul tema dichiarando il suo smisurato, irresistibile ed irreversibile amore alla musica

Dopo alcuni brani di grande forza, che valgono già un buon disco, arriva la prima sorpresa: Propaganda. Colapesce e Dimartino danno la voce ai tanti Salvini che intontiscono l’elettore medio afflitto dai suoi problemi esistenziali, nel senso letterale, che riguardano la sua esistenza, la sua sopravvivenza.

E allora sì, propaganda, propaganda 
Non c’è più niente che mi manca 
E allora sì, propaganda, propaganda 
La risposta ad ogni tua domanda 
Ma che occhi grandi che ho (Oh oh) 
Che bella felpa che ho (Oh oh) 
Che bel sorriso che ho (Oh oh) 
Non mi puoi dire di no (Oh oh) 

Con questo refrain ci aspettiamo presto una apparizione da Zoro.

Qui per vedere il video.

Subito dopo il colpo basso per me.

Da quando ho scoperto Pirandello, il Caos per me è fonte di ogni cosa che valga la pena di conoscere, vivere, elaborare.

La title track, Caos, regala un inserto di Madame, che ritorna a giocare con la lingua e gli accenti, mentre gioca con i sentimenti e la resistenza di Fabri.

Pappa, pancia e fegato” in arrotolata allitterazione, “cura, paura procùrarti” che si rincorrono scivolando sugli accenti. La cifra di Madame.

Qui per vedere il video.

L’album avanza tra le rivendicazioni ed il dolore, il disagio per la cupezza del mondo intorno, 

L’inferno è sulla terra
Perché la gente cerca
El diablo 

La musicalità cambia, prende una piega più intima, aumentano gli inserti del pianoforte, alla quattordicesima traccia il culmine: Noia.

Ah (Ah) 
Accendo e subito c’è il telegiornale, tristezza totale 
Non mi lamento e neanche vado a votare (No) 
Ho mille scarpe celesti, blu, viola 
Dovrei provarle, ma non c’ho mai voglia 
Il tempo passa, ma poi non ritorna 
Dovrei fare sport e tenermi un po’ in forma (E sì, eh) 
Dovrei andare in studio a scriverе una bomba (Boom) 
Dovrei combattere l’insonnia (Sеh) 
Ma non c’ho voglia 

Un osceno outing di una depressione irredimibile.

Per questo brano Ketama126 (ancora quegli scalini) campiona addirittura Miles Davis a supportare le barre potenti di Fabri Fibra, la sua confessione.

Una ballata piena di sentimento, di dolore, di senso di inadeguatezza.

Il quadro di quelle giornate in cui ti chiedi che senso abbia tutto il darsi da fare, lo sbattersi, fingere che vada tutto bene, scrivere, fare, progettare, recitare, agire, rappresentare, per non vedere nè sentire quel vuoto gigantesco, che rimane lì, fermo immobile e ti aspetta. Inesorabile.

Circondato da chi non capisce, non si accorge, che ti inchioda ai suoi cliché, e la cosa peggiore è che tu ci stai, ti adegui, diventi quello che vogliono. E il vuoto si allarga.

Impreziosisce il mood del brano, un recitato di Bukowski 

Lascia che si preoccupino della tua anima 
E continua a scrivere 
Gli elogi ti rammolliscono 
La fama tende a indebolirti 
La fama è una forma di elogio 

Qui per vedere il video.

Da qui la china è questa fino alla fine. Anche il racconto di una tragedia violenta come Nessuno, scorre tra chitarre e flow intimistico. Una irrazionale reazione incontenibile all’essere diventato Nessuno per chi ci amava, si svolge quieta, e per questo più terribile, come il racconto di una gita domenicale. 

Quando smetti di scrivere, quando ti appoggi sugli elogi, quando smetti di distogliere lo sguardo e fissi negli occhi il vuoto, tutto può accadere, e accadere naturalmente, come un obbligo, una necessità.

Quello che devo fare lo faccio per te 
E salgo nella macchina accendo la radio 
Canto così non sento a cosa sto pensando

Dopo averci ricordato con Francesca Michielin, che dipende sempre e soltanto da noi, che possiamo sempre scegliere di essere liberi. 

Ma non liberi di fare quello che gli altri ci lasciano fare, anche quando non è esattamente quello che vorremmo, che ci serve.

O forse siamo solo liberi, liberi di stare bene

L’album si chiude con l’Outro

Questa è l’outro 
E lo so che non va più di moda fare l’outro 
perché nessuno ascolta più i dischi dall’inizio alla fine, 
ma vaffanculo questa è l’outro

Fabri Fibra chiude il disco, ricordandoci la sua unità concettuale. Da tempo gli artisti avevano smesso di inseguire l’unità concettuale degli album, che aveva cominciato a cercare un altro Fabri, De André, con Tutti morimmo a stento, ormai quasi sessant’anni fa.

Su una base che spacca (come dice lui stesso), affidandosi alle parole di un messaggio dall’accento napoletano lasciato nella sua segreteria, da un amico che lo conosce bene, ci offre la chiave di lettura di questa unità concettuale ricercata in questo bellissimo album.

Tra l’altro so che stai scrivendo il disco nuovo 
E siccome il periodo è strano, surreale, complesso 
E so benissimo che te nelle cose surreali, complesse, strane ci sguazzi che è una bellezza sono certo che stai scrivendo roba seria, e quindi ti auguro buon lavoro. Forza Fibra.

Qui per vedere il video.

Insomma un disco potente, coinvolgente, emozionante, che ci agita dentro in molti modi.

Un disco pieno di ospiti, non evidenziati nelle note dell’album, ma valorizzati nelle singole canzoni.

Un disco da ascoltare dall’inizio alla fine, come un libro, che di un libro ha la forza narrativa, la affabulazione letteraria, la capacità di raccontare questo tempo, questi uomini e queste donne, noi.

Un disco che meriterebbe un post all’altezza.

Ma non so se ne sono capace e poi proprio… non c’ho voglia.

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1 pensiero su “Potrei scrivere un bel pezzo sull’ultimo disco di Fabri Fibra… ma non c’ho voglia

  1. C’ho tanta voglia di riascoltare l’album dopo aver letto le tue riflessioni, Gingolph.

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