CAVALLERIA RUSTICANA – Seconda serata del Ciclo Verghiano – Secondo tassello del puzzle

A spron battuto siamo passati alla seconda serata del Ciclo Verghiano che si è tenuta domenica al Centro Polifunzionale della Biblioteca Civica di Lentini.

Per aggiungere un altro tassello alla ricostruzione della figura letteraria, artistica ed umana di Giovanni Verga abbiamo presentato la Cavalleria Rusticana di Franco Zeffirelli.

La novella da cui l’opera trae ispirazione fu pubblicata nella raccolta “Vita dei Campi” del 1880.

Tre elementi della poetica di Verga abbiamo approfondito con questa serata:

1. L’ispirazione da un fatto vero. Verga trae spesso ispirazione da fatti veri accaduti a lui o conosciuti da lui. Avviene per la Lupa, per la Capinera, per tante altre sue pubblicazioni. Rientra proprio nella sua poetica Verista, partire da un fatto vero.

2. La passione di Verga per le vicende giudiziarie dovuta ai suoi studi di Giurisprudenza, poi abbandonati per le Lettere.

3. La forza delle passioni amorose. I personaggi verghiani sono agitati dalle passioni amorose, ne sono guidati, non sanno resistergli.

Per il primo punto (ed in parte per il secondo) abbiamo presentato l’intervento del Preside Frazzetto che ci ha anticipato qualche suggestione di una sua prossima pubblicazione sull’argomento, che ricostruisce con minuzia e cura il fatto storico svoltosi a Francofonte, da cui Verga trasse ispirazione.

Il Preside Frazzetto ci ha raccontato le difficoltà e gli ostacoli incontrati durante la sua tenace e pluriennale ricerca. Ci ha mostrato alcune delle testimonianze dirette ed indirette raccolte nella sua ricerca.
Attendiamo la prossima pubblicazione del suo lavoro per approfondire tutti i dettagli.

Cavalleria Rusticana, e la Lupa, di cui ci occuperemo il 24 aprile, sono le due novelle più note di Verga, quelle più saccheggiate dal teatro e dal cinema, ben 11 film sono stati tratti dalla Cavalleria Rusticana.

Sono certamente le novelle più cariche di colore, di folclore, di anima mediterranea.
Un manifesto della Sicilia per l’Italia ed il mondo.

Sono piene, zuppe proprio, di passione amorosa, che se repressa, esplode.

Il doppio triangolo che nessuno dei partecipanti riesce ad evitare, tra Lola, Turiddu, Santuzza e Alfio, sfocia tragicamente nel delitto d’onore.

Vicende di sesso e di sangue. Dove il bisogno dell’Eros è vissuto alla stregua della sete e della fame, tra i bisogni elementari, essenziali. Amore come possesso, l’amato come la roba.
Su tutto grava un immanente senso di fatalità, tipicamente greco, tragico ed ineluttabile.

Per riportarci a quella dimensione verghiana originaria Francesca degli Amici di Casa Costa ci ha aiutato a leggere una riduzione della novella.

L’Opera Lirica

Pietro Mascagni, livornese, con il libretto di Targioni Tozzetti e Menisci, già nel 1888 realizza l’opera in atto unico, per un concorso bandito dall’editore Sonzogno.

Nel 1890 la prima rappresentazione, da subito accolta con un enorme successo.

Cavalleria Rusticana di Mascagni e i Pagliacci di Leoncavallo, sono le più importanti opere veriste del melodramma italiano.

Mascagni scriverà altre sedici opere, ma nessuna avrà il successo di questa sua prima opera (qualche ricordo lo suscita Iris, o L’amico Fritz).

La vicenda è sostanzialmente fedele alla novella. Qualche adattamento lo richiede l’unità d’azione nella sola giornata di Pasqua.

L’opera contiene l’unica aria cantata in siciliano della storia del melodramma italiano. L’aria che viene dopo la ouverture, la prima aria cantata da Turiddu, Siciliana, appunto.

Quest’aria arcinota, contiene la più bella dichiarazione d’amore che mai sia stata scritta:

e s’iddu muoru
e vaju ’n Pararisu,
si non ci truovu a tia,
manco ci trasu

Che sicuramente risente dell’influenza di altri versi scritti proprio dal nostro Jacopo da Lentini, detto il Notaro:

Io m’aggio posto in core a Dio servire,
com’io potesse gire in paradiso,
al santo loco ch’aggio audito dire,
u’ si manten sollazzo, gioco e riso.
Sanza mia donna non vi voria gire,
quella c’ha blonda testa e claro viso,
ché sanza lei non poteria gaudere,
estando da la mia donna diviso.

L’intermezzo sinfonico che segue la svolta irreversibile, la rivelazione di Santuzza a Compar Alfio, è uno dei brani d’opera più noti e più usati dal cinema, dalla tv, dalla pubblicità. Recentemente è stato usato in uno dei momenti più cruciali del Padrino Parte III.

Nella memoria collettiva rimangono impressi la maledizione di Santuzza: “A Te La Malapasqua“, e l’urlo di donna che chiude l’opera: “hanno ammazzatu cumpari Turiddu“.

Ma Verga che rapporto ebbe con la versione operistica?

Verga era di estrazione borghese, ma gran scialacquatore, per via della sua curiosità, della sua inquietudine, viaggi, macchine fotografiche, era spesso in bolletta. Sia Vita dei Campi, che i Malavoglia non ebbero grande successo editoriale. I guadagni della Capinera non bastavano certo a sostenere la sua vita appassionata. Il marito di Elena era servito a ripagare l’editore Treves dell’insuccesso dei Malavoglia. Mastro Don Gesualdo bastava alla sopravvivenza.

Quando si accorse del grande successo dell’opera, le sue conoscenze di giurisprudenza, gli fecero intravedere uno spiraglio. Accusò Mascagni di plagio e vinse, ovviamente, la causa, recuperando agiatezza finanziaria che lo accompagnò fino alla morte. Il Preside Frazzetto ci ha ricordato che Verga ottenne la mirabolante cifra per l’epoca di 143.000 lire.

La versione che abbiamo visto ieri sera è una versione molto particolare.

Franco Zeffirelli, che abbiamo visto aiuto regista e fedele e devoto allievo di Visconti, porta l’opera fuori dal teatro e la riprende nei tipici luoghi verghiani a Vizzini, con set anche a Palazzolo Acreide e Buccheri. Ne viene fuori una spettacolare versione che potrebbe essere considerato un film.

L’orchestra è quella del Teatro alla Scala di Milano, diretta da Georges Pretre, Elena Obraztsova è Santuzza, Placido Domingo è Turiddu, Renato Bruson è Compar Alfio.

Il successo della serata è confermato dalla numerosità degli ospiti che hanno partecipato, ma, soprattutto, dalla ricchezza in qualità e quantità degli interventi al dibattito successivo, che ormai caratterizza queste serate.

Momenti di confronto e di scambio con animo leggero e scanzonato, ma mai banale, ricche di emozioni e di voglia di condividerle.

Arrivederci alla prossima serata.

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