Ad acqua e focu, dacci locu – Mare Mosso di Francesco Musolino – E/O

Mio padre è nato e cresciuto in un paesino di collina al centro della nostra isola. Il mare era per lui solo una ipotesi letteraria. Tra guerra e ristrettezze economiche, dovette aspettare di stabilire la sua famiglia in una città di mare per affamuliarsi con l’elemento acquatico.

Forse anche per questo uno dei suoi tanti detti proverbiali era appunto: Ad acqua e focu dacci locu, per contrastare allagamenti o incendi, occorre creare degli spazi innocui dove indirizzare l’acqua o il fuoco, e gestirne lo smaltimento.

Da buon palermitano Achille Vitale, il protagonista dell’ultimo romanzo di Francesco Musolino, Mare mosso, edizioni E/O, quella notte di Natale del 1981 avrà pensato allo stesso motto proverbiale, quando intorno a lui tutto congiurava.

Francesco Musolino torna in libreria con il suo terzo libro, ed è un libro completamente diverso dai primi due, a loro volta completamente diversi tra loro. È l’indice di una penna che sa padroneggiare registri diversi, con la stessa intensità, con la stessa felicità.

Dopo uno sfogo intimo ed una sorta di catalogo, torna con un romanzo d’avventura, di mare, di isole, di barche e di gente di mare.

Un romanzo in cui gli elementi non si piegano alle esigenze ed ai desideri degli uomini che stanno provando a controllare la situazione. Ogni uomo di mare ha vissuto almeno un’esperienza in cui tutto quello che può andare storto, va storto, inesorabilmente. Come accade a Robert Redford in quel capolavoro cinematografico che è stato All is lost – Tutto è perduto.

Francesco Musolino è un giornalista culturale che scrive e parla di libri con tanti protagonisti della letteratura italiana, europea e mondiale. La sua esperienza di modi espressivi si alimenta di questa sua enorme capacità di ascolto e confronto.

Fondendo insieme anime ed esperienze diverse riesce in una missione sfidante, quasi quanto quelle che affronta il suo Achille.

Scrivere un romanzo siciliano, perché questo romanzo è siciliano, ma con il sapore di un romanzo d’avventura americano, europeo. Un romanzo sprovincializzato. Un romanzo in cui il mare fa paura

Per i turisti in visita, o che sognano, o ricordano, una visita in Sicilia, o in Sardegna, il mare è una favola, un sogno, un gioco, onde sinuose e spiagge dorate, bagni al tramonto e nuotate energetiche.

Per chi vive in queste isole non è sempre così. A volte Il mare è confine da attraversare, aggressore infido e scivoloso, traditore, subdolo, furia spaventosa e distruttrice. Al tempo stesso è risorsa da sfruttare, pescoso, ricco, portatore di merci e stimoli.

In questo senso Francesco Musolino scrive un romanzo siciliano. Un romanzo dove il mare è temuto, usato, assecondato, governato.

Mare mosso è una perfetta avventura marina. Vede uomini di mare collaborare per compiere un salvataggio. Non ci sono fichi d’india, non ci sono lupare, non ci sono poliziotti e magistrati, insofferenti alle regole, non si mangia sempre benissimo, non ci sono cannoli o arancini.

In questo senso Francesco Musolino ha risciacquato i panni del suo romanzo nei mari del nord, oltre Manica, e nei fiumi che attraversano l’Europa.

La squadra che accompagna Achille Vitale è composita, ci sono greci, sardi, napoletani. Una intera orchestra mediterranea che suona al guizzo della sua bacchetta di Capitano.

La vicenda, ispirata da un fatto vero, si sviluppa lungo una intera nottata. La Notte di Natale del 1981 tra il mare e le coste della Sardegna, a riconferma della piena insularità della ispirazione letteraria di Musolino.

Ancora una ispirazione mitteleuropea. Nell’Ulisse di Joyce gli avvenimenti di una sola giornata, il 16 giugno, dei personaggi, ci consentono di ricostruire tutta intera la loro vita, tra ricordi e pensieri in flusso di coscienza. In questa notte di Achille (influenze dei miti?) ricordi e pensieri in flusso di coscienza ci consentono di ricostruire gli eventi che hanno portato a quella notte e comprendere quelli che seguiranno.

Ma più che al padre Joyce, comunque isolano anch’esso, la scrittura di Musolino, umida di mediterraneo e frustata dai venti del mare, riporta al figlio triestino di quella esperienza, Ettore (ancora flirt con il mito?) Schmitz, meglio noto come Italo Svevo. Almeno così abbiamo inteso le importanti apparizioni di un ufficiale di capitaneria, che si chiama Zeno e vorrebbe smettere di fumare, ma non ci riesce.

Curiosamente, ad un certo punto, ruba la scena mediterranea di questo romanzo, una incursione nella Grecia che si sta liberando dei colonnelli, la Grecia che immaginava Alekos Panagulis, un altro mito, un altro eroe che scavalca la storia ed entra nella letteratura, con il romanzo della Fallaci. Una Grecia che però tradisce quelle aspettative, come spesso fa il mare, quando diventa mosso.

Visconti quando girava i suoi film pretendeva la massima rigorosità nella predisposizione delle scene che dovevano contenere tutti gli elementi necessari alla contestualizzazione temporale della scena. Così Musolino dissemina di oggetti e gesti questa straordinaria avventura per calarla nel 1981. In quegli anni Ottanta in cui il nostro Paese provava ad uscire dalle tristezze del terrorismo per imboccare la via della felicità borghese della Milano da bere.

Lo strumento principe che usa Musolino sono le canzoni. Tante canzoni si ascoltano, vengono citate, vengono integrate nella vicenda.

Da Maledetta Primavera, al jazz di Coltrane, soprattutto il Maestro Paolo Conte, autore della canzone di ogni naufrago e della sua insperata salvazione, Onda su Onda

Nonostante tutti i riferimenti però, il romanzo di Francesco Musolino è comunque siciliano, e, nel suo romanzo, il mare non dimentica e alla scordatina, favorisce il compiersi della vendetta.

Il cerchio si chiude, onda su onda, il mare ci ha portato lì, dove questa avventura era cominciata, dove i fili possono essere tirati, dove le luci di Natale ci hanno aspettato ineffabili.

Venerdì 8 luglio Gingolph conversa con Francesco Musolino

Nell’ambito dell’iniziativa Libri in piazza, abbiamo incontrato Francesco Musolino e abbiamo conversato del suo libro.

Abbiamo potuto ascoltare dalla sua voce il suo amore rispettoso verso il mare. Il fascino che il mare esercita su di noi. La sua supremazia indifferente alle illusioni di dominio dell’uomo.

Ci ha raccontato di Achille Vitale, di Brigitta, delle suggestioni musicali, dello sforzo di tornare negli anni 80.

Manuela degli Amici di Casa Costa ci ha letto alcune pagine scelte del libro, mentre Francesco Musolino si acconciava a fare da asta vivente del microfono.

Sferzata da un ponentino più sostenuto delle altre sere, il sagrato della Piazza S. Lucia si è riempito di interessati partecipanti, in numero superiore alle sedie disponibili.

Marcello Bianca si è aggirato durante l’incontro e ha catturato ricordi in uno struggente e poetico bianco e nero.

Mentre tutt’intorno la vita della piazza brulicava come sempre, mentre gli scooter rombavano passando (uno addirittura tra le sedie dei partecipanti) con Francesco Musolino abbiamo amabilmente chiacchierato di mare, di uomini, di noi.

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