Il trofeo – Conversazione con Cristina Cassar Scalia – 31 agosto 2022

Il fantastico giardino segreto di Syracuse Academy ha accolto un centinaio abbondante di appassionati lettori di Cristina Cassar Scalia ieri sera 31 agosto.

Grazie alla libreria Ubik Gabó, Livia Gagliano e Luisa Fiandaca, ho avuto l’onore di indagare insieme alla creatrice di Vanina Guarrasi sulle storie e sul microcosmo di questa saga, giunta al sesto capitolo, La Carrozza della Santa, Einaudi.

Abbiamo chiesto alla scrittrice di Noto, ma stabilmente residente nel catanese da anni, se esista e quali siano i disciplinari di un genere specifico di giallo denominato siciliano.

Cristina Cassar Scalia ci ha parlato di un giallo regionale, che con il pretesto di dipanare un intrigo, di assicurare alla giustizia un colpevole, racconta una porzione di territorio, un centro di tradizioni, di costumi, di abitudini.

Riconoscendo comunque alla Sicilia una specificità regionale, dovuta alla stratificazione multiculturale, che alimenta una varietà di approcci, un sapiente miscuglio di matrici che diventa unico, che diventa riconoscibile anche al di fuori dei confini della regione.

È stata l’occasione per riconoscere il peso centrale di Sciascia in questa storia letteraria del giallo siciliano, e per riconoscere a Camilleri il merito di aver sdoganato la letteratura noir regionale.

Abbiamo anche chiesto della eredità di Camilleri, accostamento che Cassar Scalia ritiene lusinghiero, pur affermando la sostanziale differenza tra Vanina e Salvo.

Attraverso le letture di Francesca e Simone degli Amici di Casa Costa, e le nostre domande centrate sul microcosmo di Vanina, Cristina Cassar Scalia ha ricostruito la genesi e lo sviluppo dei tanti personaggi che ne fanno parte.

In particolare il commissario Biagio Patanè, pensionato renitente, nato come personaggio strumentale alla prima indagine di Vanina, come testimone informato di vecchie indagini, ma cresciuto passo dopo passo fino a diventare un coprotagonista.

Un altro posto particolare merita la materna vicina Bettina, vera e propria famiglia catanese di Vanina, con le sue attenzioni pudiche, e le sue forniture di manicaretti di ogni tipo, scacce modicane e non solo.

Cristina Cassar Scalia ci ha raccontato di aver fornito a Vanina un passato tragico e doloroso, palermitano, ed un amore con Paolo Malfitano, come elemento di contestualizzazione storica, come riferimento alla stagione delle stragi.

Per aver l’occasione di raccontarne ad ogni capitolo della saga, e lasciarne traccia, anche per le generazioni che non possono ricordare direttamente quella drammatica stagione.

Ci siamo poi concentrati sul personaggio principale, su Vanina.

Raccogliendo la curiosità di un amico ragusano, affetto anch’egli da insana passione per Vanina, abbiamo chiesto a Cassar Scalia di aiutarci ad immaginarcela, prima che qualche brava attrice in una prossima serie Tv ne occupi l’immagine. Come accadde quando Zingaretti si sostituì al baffuto e capellone Montalbano, raffigurato nella statua di Porto Empedocle.

La scrittrice ci ha confermato che non esiste una vera e propria descrizione nelle pagine della saga. E non per caso.

L’obiettivo è quello di lasciare ad ognuno di noi la possibilità di immaginarci Vanina, le sue fattezze, i suoi colori.

Una divertita e sonora risata di Cristina Cassar Scalia ha accolto la mia rivelazione che quell’amico ragusano, leggendo le sue avventure, se la immagina con la figura della scrittrice stessa, con la sua eleganza, la sua classe, solo con la pistola alla fondina.

Una rivelazione gustosa su Vanina, però l’autrice l’ha fatta.

Il nome Vanina, anche se descritto come diminutivo inconsueto di Giovanna, deriva dalla giovane studentessa, che in maniera fatale fa perdere la testa al professor Alain Delon, con cappotto cammello e Gauloises, nel capolavoro di Valerio Zurlini, “La Prima Notte di Quiete”.

La passione per il cinema, per il cinema italiano, per certo cinema italiano è il tratto caratterizzante personale, la sua personale mania, di Cristina Cassar Scalia. Tratto caratterizzante che ha donato al personaggio di Vanina.

Ci ha fatto enorme piacere sentire che la scrittrice ha effettivamente puntato alla creazione di un microcosmo affettuoso, ha voluto ricreare un gruppo di personaggi, di colleghi, di vicini, di amici, di parenti, che vivesse realisticamente le proprie interazioni, che innervasse di affetto queste interazioni.

Così le parole ed i gesti di Bettina, di Patanè, del marito della madre, di Alfio del bar di Santo Stefano, che circondano di affetto Vanina, che spalmano balsamo, olio di iperico, sulle sue ferite profonde, rimbalzano dalla pagina, e leniscono le nostre stanchezze.

Questa operazione perfettamente riuscita è il fulcro caratterizzante di questa saga.

Non smetteremo mai di ringraziarla per questo.

Con la consueta cortesia ed elegante disponibilità, Cristina Cassar Scalia si è poi fermata a conversare e firmare le copie dei tanti appassionati suoi lettori.

Anche io ho portato a casa il mio trofeo, la mia personale dedica.

Grazie ancora Cristina Cassar Scalia.

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