Con Francesco Musolino abbiamo finalmente portato il mare a Lentini – martedì 8 novembre

Il Centro Polifunzionale della Biblioteca Civica di Lentini, martedì 8 novembre ha accolto lo scrittore e giornalista Francesco Musolino.

Personalità carismatica, conversatore arguto, lettore seriale, con un substrato culturale rilevante, Musolino ha portato il mare al centro della conversazione con noi.

Si conferma l’attenzione delle istituzioni di Lentini per questi nostri appuntamenti culturali d’autunno, con la presenza attiva e coinvolta dell’assessore alla cultura Cristina Stuto e dell’assessore al turismo Ciro La Ferla, e l’immancabile supporto del Dirigente del settore culturale Pippo Cardello.

Per prepararci alla conversazione su questo romanzo, abbiamo proiettato un video realizzato dalla Compagnia di Encelado Superbo, i nostri amici musicisti lentinesi sui palchi da circa trent’anni. Una loro canzone scritta tanti anni prima, ma che si ricollega a questo romanzo e alla nostra conversazione con la forza di un’onda. Ventu (Naufragiu sutta costa).

Con Musolino abbiamo ripercorso l’ispirazione da cui è nato Mare Mosso, il grande successo E/O, che ha voluto raccontarci. Il fatto vero di un naufragio di una nave commerciale, carica di pesce surgelato, la notte di Natale del 1981, nelle coste della Sardegna.

Da questo spunto è partito Musolino.

Ha aggiunto un protagonista, Achille Vitale, palermitano, diventato comandante a Livorno, spostatosi a Venezia per amore, e da lì arrivato in Sardegna in fuga da se stesso e dai suoi errori.

Ha aggiunto alcuni tipici elementi del noir, che ci siamo guardati bene dall’esplicitare per lasciare intatta agli ospiti intervenuti la curiosità da lettori.

Ha aggiunto la figura cruciale di Brigitta, la bellissima donna svedese, che a Venezia fa innamorare Achille. Una donna che vive in maniera incontrovertibile con intangibile libertà il rapporto con se stessa, con il suo corpo, con il suo amato.

Ha aggiunto una ciurma mezza sgangherata con cui Achille affronta le sue avventure di salvataggio, compresa questa che cristallizza la notte di Natale del 1981 in questo romanzo.

Infine, ha preso tutto questo e lo ha immerso nella vita del mare, nelle leggi del mare, nel mito del mare e ne ha tratto un romanzo di respiro europeo, un romanzo sprovincializzato, che ha riscosso i favori di tanti illustri scrittori e dei tanti lettori appassionati.

Francesco Musolino ci ha raccontato del suo metodo di scrittura. Lo abbiamo definito un metodo Stanislavskij per scrittori.

Calarsi dentro le cose che racconta fino in fondo, studiare a fondo le tecnicalità della navigazione, del funzionamento delle navi, dei motori dei frigoriferi. Visitare i luoghi dove si sono svolti i fatti, ripercorrerne le strade e le coste.

Infine, da tutto questo studio, vissuto anche fisicamente con il proprio corpo, distillare le parole e le righe che possano rendere viva la materia del racconto, senza ridondanze, senza giri inutili di parole.

Dedicare insomma tutto il tempo necessario per condensare, per ridurre, portare a godimento il lettore, senza trascurare nulla.

Pascal un giorno si scusò: “se avessi avuto più tempo avrei scritto una lettera più breve”.

Musolino il tempo necessario se lo è preso tutto, ed il romanzo ha raggiunto la misura utile al piacere vero della lettura.

Una prova del suo metodo Stanislavskij ce l’ha data involontariamente lui stesso. Gli abbiamo chiesto di raccontarci del personaggio di Brigitta.

Per almeno cinque minuti buoni ha raccontato dettagli e particolari di questa donna, gesti minuziosamente descritti, movimenti, momenti, emozioni vissute, dialoghi intervenuti. Il quadro di Brigitta è venuto fuori a tutto tondo. Ma tutto questo nel romanzo non c’è. Lo intuiamo leggendo di lei nel romanzo. Questa ricostruzione gli è stata essenziale per poterne scriverne così compiutamente. È stato il suo immergersi nel suo mondo interiore per poterla raccontare.

Un altro pregio del romanzo sta nella minuziosa e puntigliosa contestualizzazione delle vicende. Musiche, oggetti, abitudini, del 1981 aiutano il lettore a non dimenticare mai in che periodo ci troviamo.

Anni dove non c’erano ancora GPS e smartphone, dove comparivano timidamente i primi walkman, con l’odore dei gettoni nelle mani per telefonare.

Anche questa sera abbiamo potuto saggiare la qualità narrativa delle pagine di Mare Mosso attraverso le letture di Francesca Pacca e Simone Giallongo, Gli Amici di Casa Costa.

Quattro momenti utili a sentire come l’odore del mare e della buona letteratura trasudi dalle pagine di questo romanzo.

Mare mosso, ci ha detto Musolino, è un libro che vuole parlare di libri, che a tanti altri libri vuole rimandare, non solo alle avventure di Pratt, di Izzo, Glenn Cooper, Conrad, ma anche alla maestria dei racconti di coscienza di Joyce e di Svevo, e a tanti altri che vi invitiamo a scoprire.

Non attraverso la banalità di alcune citazioni, ma proprio nel riprodurre suono ed armonia di quei libri, facendoli risuonare nelle nostre corde attraverso le sue pagine.

Al centro di tutto rimane comunque il mare. Paura e stupore, piacere e terrore. Richiamo ancestrale ineludibile.

Libertà assoluta, ma esposizione indifesa a tutti i suoi capricci.

Con Musolino abbiamo condiviso che in questa centralità del mare che circonda l’uomo e la sua vita, che l’uomo atterra e suscita, nonché nel ricorso frequente al mito, sta il carattere profondamente siciliano che attraversa il romanzo. In una glocalizzazione perfettamente riuscita, di romanzo europeo, come dicevamo all’inizio, ma innervato di spirito siciliano.

Con alcuni interessati ed interessanti interventi del pubblico, la firma delle copie che i lettori hanno acquistato al termine della conversazione e l’immancabile selfie di saluto, si è chiuso anche questo appuntamento culturale d’autunno a Lentini, con Francesco Musolino ed il suo Mare Mosso.

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