La lacrima del Pierrot – Sunny

Quando da bambino andavo al circo mi piacevano tanto i clowns. Colorati, straccioni, maldestri, ridevo fino alle lacrime.

Ma c’era un clown vestito spesso di bianco, elegante, per nulla straccione, nè maldestro, che spesso suonava in modo struggente una tromba. Non mi faceva ridere fino alle lacrime, ma mi intrigava con la sua lacrima disegnata dal trucco sul volto.

A casa mia si ascoltava tanta musica. Quando a mio padre prendeva il ghiribizzo della musica lirica, finiva sempre per ascoltare Mascagni, l’aria Siciliana della Cavalleria, oppure il tuonante Ridi pagliaccio di Leoncavallo, rigorosamente cantato da Beniamino Gigli.

Sempre questa contraddizione tra pagliacci e lacrime, tra pianto e gioia, che mi inquietava.

Qualche anno dopo, Enzo Jannacci tirò fuori un altro suo capolavoro, Son s’cioppàa.

Ne parlavamo con Marcello e ci ascoltava suo padre, che, da uomo d’arte, di arte comica, ci sottolineò il verso:

Tu che adesso hai capito
Come nascono i comici

Ancora una volta riso e allegria, legati alle lacrime, al disagio, al dolore.

Indissolubilmente.

Quasi uno matrice dell’altro.

Bobby amava la musica.

Suonava qualsiasi cosa, cucchiai, tamburi, chitarre. Cantava e si divertiva.

I genitori di Bobby erano entrambi non vedenti ed amavano anch’essi la musica. Bobby aveva un riferimento assoluto nel suo fratello maggiore, che accompagnava ovunque suonasse.

Il 22 novembre 1963, all’uscita da un locale dove avevano appena suonato, un balordo che voleva rapinarli, accoltellò a morte il fratello di Bobby. Tutto il mondo di Bobby crollò, tutte le sue speranze sembravano sprofondate nel nulla, nel silenzio.

Il 22 novembre 1963 a Dallas, il Presidente John Fitzgerald Kennedy fu ucciso. Con il Presidente morirono tante speranze. Il mondo occidentale temette di crollare nel nulla, nel silenzio.

Bobby era percosso e attonito dalla sua tragedia familiare, vagava in un mondo attonito e percosso dalla tragedia politica e umana degli Stati Uniti.

Il buio era totale, oppressivo, asfissiante.

Qualche giorno dopo sentì fisicamente bisogno di uscire dal buio, bisogno di luce. Qualche giorno dopo Bob Hebb scrisse di getto Sunny.

Questa canzone è entrata nella storia della musica, è uno standard replicato innumerevoli volte, in innumerevoli versioni.

Marcello ed io ne abbiamo raccolte centinaia di versioni. Abbiamo imparato presto quanto dolore costa l’allegria, la gioia. Quanto buio costa la luce.

Amiamo svisceratamente questa canzone, perché ci ricorda che dobbiamo godere di ogni raggio di sole, anche nascosto tra i rami intricati, sappiamo quanto è costato e sappiamo che tanto dopo sarà subito sera…

Sunny, yesterday my life was filled with rain
Sunny, you smiled at me and really eased the pain
Now the dark days are done and the bright days are here
My Sunny one shines so sincere
Sunny, one so true, I love you
Sunny, thank you for the sunshine bouquet
Sunny, thank you for the love you've brought my way
You gave to me your all and all
And now I feel ten feet tall
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