Non piove solo a marzo – Il ritorno di Tony Canto

Foto di Carlo Gradenigo

E’ capitato più volte di raccontare in questo blog della manifestazione musicale Magna Grecia Rock Festival che si tenne per qualche anno a Siracusa e poi sparì nel nulla come le rose e le più belle cose.

In particolare la prima edizione, a metà degli anni Ottanta, fu straordinaria per la ricchezza della proposta innovativa. Pensate che in tre serate consecutive apparvero sul palco, con noi appassionatamente adolescenti musicali sotto, Avion Travel, Denovo e Litfiba. Gruppi che di lì a poco si impadronirono della scena new wave e rock italiana e i cui echi si sentono ancora oggi.

Negli anni successivi, come tanti altri giovani fissati con la musica, ho seguito gli sviluppi di quei gruppi, la proliferazione per gemmazione di quelle formazioni giovani, ma già molto ben determinate.

Forse i Litfiba hanno gemmato meno, offrendoci oggi la produzione solista di Piero Pelù, ma hanno ispirato tantissime formazioni.

Dai Denovo sono venute le due carriere artistiche di Luca Madonia e Mario Venuti, entrambi con collaborazioni artistiche di pregio e livello, Franco Battiato per Madonia, Kaballà e Carmen Consoli per Venuti, con tanta musica che ha riempito molti momenti e giornate della nostra vita.

Dagli Avion Travel, poi Piccola Orchestra Avion Travel, si sono aperte molteplici esperienze, dall’Orchestra di Piazza Vittorio creata da Mario Tronco, alle tante iniziative con al centro Peppe Servillo, con e senza la incredibile chitarra di Fausto Mesolella – finché ha potuto – agli InventaRio di Ferruccio Spinetti, all’esperimento di Musica Nuda che ha intrecciato ancora il contrabbasso di Ferruccio Spinetti alla voce ogni volta più sorprendente di Petra Magoni.

Con un detto discutibilissimo e ormai impronunciabile si diceva che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna.

Gli addetti ai lavori del mondo della musica sanno che spesso dietro certi successi artistico musicali ci sono dei professionisti che compongono, arrangiano, organizzano e mettono i fiocchi al pacco regalo di un disco memorabile o di un successo indimenticabile.

Collegato a molte delle esperienze gemmate come dicevamo dal Magna Grecia Rock Festival si ritrova spesso un compositore, un musicista, un arrangiatore, un produttore “oriundo”: Tony Canto.

Tony Canto è messinese e, infatti, uno dei suoi più grandi successi è proprio un brano dedicato al terremoto che aprì il secolo in quella città, 1908.

Messina è una città distesa sul mare e verso il mare, nonostante dal mare abbia ricevuto alterne ricompense. Il mare è il collegamento ideale che unisce le musiche di tutti i sud del mondo.

Così Tony Canto è messinese, ma anche genovese, napoletano, portoghese e, soprattutto, brasiliano. Laddove brasiliano non è una denominazione di origine controllata, ma una condizione squisitamente esistenziale, una postura dell’anima che si trasforma in musica e diffonde il suo sentimento nelle varie forme che può assumere.

Così Tony Canto ha collaborato alla realizzazione dei dischi di Mannarino, di Joe Barbieri, ha collaborato con Musica Nuda e InventaRio con Ferruccio Spinetti, ha collaborato al disco Tropitalia di Mario Venuti, di cui abbiamo abbondantemente detto in questo blog.

Ad aprile di quest’anno Tony Canto è tornato a fare la sua musica, a fare musica da sé, con il singolo Casa. Un inno tropicalista con gli animali che poetano e filosofano in una giungla futuristica. Un inno alla solidarietà umana, al sentirsi tutti a casa, perché ogni parte del mondo, tutto il mondo, è casa. Tutto il mondo è casa mia.

Un samba sorretto dalla batteria di Franco Barresi, dal basso di Vincenzo Virgillito e dalle percussioni di Mauro Refosco, da ballare in girotondo, umani e animali, giovani e anziani, ricchi e poveri, tristi e allegri, ora e qui, domani chissà…

Sempre per l’etichetta discografica e la produzione esecutiva di Athena Produzioni, Edizioni Sugarmusicpublishing, qualche giorno fa Tony Canto ha licenziato un singolo ancora, Piove Saudade. Una bossa incantata, intima e malinconica, che incorpora già nel titolo quel sentimento tipicamente brasiliano, la saudade. Intraducibile senza compromessi o riduzioni. Il sentimento dolce della malinconia, della nostalgia vertiginosa. Un dolore grande come un mare largo e placido dove è dolce naufragare.

Ma Tony Canto ci dice di più.

Non serve affannarsi, dimenarsi, inventarsi soluzioni geniali ai vuoti esistenziali, illudersi di perseguire un ideale, di battersi per il bene generale.

Non serve lottare, rincorrere il successo anche a discapito degli altri, ostinarsi a restare giovani.

La condizione umana per eccellenza, quella che ci restituisce la nostra dimensione vitale è proprio la tristezza, la saudade, che ci fa sopravvivere, ci fa vivere.

Benedetti dalla saudade riusciamo a cogliere pienamente il suono della musica, del tempo che passa, delle rughe che si adagiano sul nostro volto, ci liberiamo dalla dittatura del successo e della ipocrisia.

Aprendo alla nostra umanità, alla saudade che da ogni dove piove su di noi – e sulle nostre tamerici – coprendoci di gocce di umanità e di splendore.

Accarezzando gli strumenti e lasciando che da essi sgorghi quel flusso di bossa che ci incanta come una nenia, come una ninna nanna, che ci spinge a muovere indolenti il nostro corpo, a seguirne l’andamento lento.

Rifiutando tutte le distrazioni imposte da un modello totalitario e opprimente, che ci rende sordi ai richiami e agli allarmi del nostro corpo e della nostra anima.

Soltanto così riusciremo a cogliere la magia dell’attimo in cui il sole tramonta e dove c’era un istante prima la luce ora c’è il buio, e non ci resta che aspettare che la luce ritorni, domani.

Conosco la saudade, ergo sum.

Ad accarezzare gli strumenti con Tony Canto ci sono:

Ferruccio Spinetti che accarezza con la sua delicata impronta inconfondibile il contrabbasso nudo come la Musica del suo duo;

Luca Scorziello che accarezza con le spazzole i tamburi e i piatti della batteria, che hanno già accompagnato Rossana Casale, Pino Daniele, Sergio Cammariere – per citarne solo alcuni;

Fabrizio Bosso che accarezza i pistoni della sua tromba, con la stessa delicatezza implacabile del maestro Chet Baker, un vero e proprio Penato del suo Pantheon.

Distillando come miele il sentimento della saudade, con questo parterre di officianti, questo singolo non potrà che essere un successo.

Salutiamo l’atteso ritorno di Tony Canto alla sua musica.

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