Un romanzo live – Quel che facciamo dell’amore di Massimo Maugeri – La nave di Teseo

Ricordo ancora la mia prima partecipazione a un concerto con gli amici senza genitori. Quella sensazione di libertà e di fenomenale grumo di emozioni che esplodono nella consapevolezza di essere condivise con centinaia di sconosciuti, che all’uscita dallo stadio, piazza, o altro contenitore diventano fratelli di sangue musicale, legati indissolubilmente come se avessimo fatto il militare assieme.

Sono passati più di quarantacinque anni, ma ricordo ancora l’impatto.

Da un concerto live parte Massimo Maugeri nel suo nuovo romanzo, Quel che facciamo dell’amore (La nave di Teseo, 2026).

Tutto inizia in una data che per molti di noi è scolpita nella memoria: l’11 maggio 2003. Il “Mitico Concerto di Roma“. Paul McCartney ai Fori Imperiali.

Massimo Maugeri ci ha già mostrato con Il Sangue della Montagna come riesce a incastrare i piani di lettura e i piani temporali per offrire una storia che non sia solo una storia. Con questo nuovo romanzo compie un salto pindarico e sentimentale che unisce Roma e New York, il Queens e i Fori Imperiali, sotto l’egida protettrice di Sir Paul McCartney.

Il protagonista – un alter ego dell’autore che condivide con lui la passione per la scrittura e per i Fab Four – si ritrova tra il mezzo milione di persone accorse in via dei Fori Imperiali. È lì che, tra un panino con la mozzarella e l’attesa sotto il sole, avviene l’incontro che cambierà tutto: quello con la famiglia Suffenlaw. Martha, David e la giovane Jodie.

Martha non è una fan qualunque. È una donna che porta il nome di una canzone (Martha My Dear, ovviamente) e che ha vissuto il big bang della beatlemania prima davanti alla tv con l’apparizione all’Ed Sullivan Show nel 1964, sei settimane dopo il parricidio nazionale degli Stati Uniti, l’attentato di Dallas, e poi allo Shea Stadium nel 1965. 

Già dai primi scambi di battute con Martha emerge uno dei temi cruciali del libro: la rilevanza del caso.

“Il fatto è che non troviamo il tempo per riflettere davvero su quel che ci capita. Siamo schegge impazzite e non capiamo che non sempre quel che ci accade è frutto del caso. Se siamo fortunati e ci mettiamo un po’ di impegno riusciamo a comprenderlo.”

Quando il protagonista le chiede se quella serie di incastri fortuiti non sia solo una coincidenza, lei risponde con una parola che è il manifesto programmatico di tutto il romanzo: “Magia”.

Dopo quell’incontro “mitico”, tra il protagonista e Martha si sviluppa un rapporto che dura per oltre vent’anni tra mail, telefonate e videochiamate, in cui imparano reciprocamente anche la lingua.

Questo scambio di parole, incorporeo, li porta a conoscersi sempre meglio e sempre più. Dentro la cornice musicale del confronto sulla passione per i Beatles e per gli epigoni, principalmente attorno a Paul McCartney, il confronto si allarga su altre tematiche sociali, politiche, economiche.

Ma è nel 2012, a New York, durante i giorni terribili dell’uragano Sandy, che la tensione emotiva esplode. In una Manhattan spettrale, tra la tempesta e il rumore del vento che ulula tra i grattacieli, i due si ritrovano soli, quando il blackout interrompe bruscamente la chitarra che gently sweeps…

È qui che Maugeri scrive alcune delle pagine più intense sulla scoperta dell’amore maturo, quello che arriva quando pensavi di aver già visto tutto:

“Lo compresi in quel frangente: avevo fatto sesso tantissime volte, ma non avevo mai amato davvero. Era quella la mia vera prima volta. Ne ebbi la consapevolezza immediata, la certezza assoluta.”

Il protagonista non ha un nome, viene apostrofato dalla sua amica di penna “Paperback Writer“, un’altra canzone dei Beatles, che in modo molto laterale sembra richiamare lo scribacchino di Vargas Losa e della sua zia Julia.

Abbiamo detto che il romanzo si interroga sul caso, sulla “magia” di alcuni momenti e situazioni, solo apparentemente causali.

Al tempo stesso si interroga ancora sulla responsabilità, sulla relativa impossibilità di alcuni sentimenti di svilupparsi e di vivere liberamente. 

L’amore può nascere per caso o per magia, ma sta a noi, alla nostra responsabilità, decidere cosa farne.

Quel che facciamo dell’amore è un libro che parla di scelte. Del coraggio di restare e di quello di andarsene. Di come la musica possa essere il collante di una vita intera. È un’indagine profonda su quel che resta dei nostri sentimenti quando la tempesta è passata.

Un romanzo che racconta come l’impegno civile – quello di Martha, avvocato nel Queens, paladina contro le discriminazioni e il razzismo – possa diventare una forma di sublimazione di un amore che non può mettere le ali come vorrebbe. 

In questo modo Maugeri innesta tra gli altri piani di lettura, una accalorata e appassionata ricostruzione dell’immanenza dei fenomeni di razzismo e discriminazione – il razzismo subliminale – e di come la musica, gli artisti, riescano a porre in maniera anche scandalosa, ma sempre rilevante, il tema delle discriminazioni al centro del dibattito pubblico. 

E fa pensare che le pagine su George Floyd, o sulle prese di posizione di McCartney nei suoi concerti, si rispecchino nelle pagine dei giornali che circondano il lettore con Minneapolis e le sue streets – come canta il Boss – ancora e di nuovo in cima alle cronache.

La prosa di Maugeri è elegante, venata di una malinconia che, accordo dopo accordo, si compone come una playlist di due vite, che decidono di mantenere l’oceano tra i loro corpi, ma non allontanare le loro anime.

Come dice Martha in uno dei passaggi più dolorosi del libro, anni dopo quella notte a New York:

“David è un uomo buono. E non meritava di soffrire per causa mia. […] Non era la cosa giusta da fare.”

Maugeri ci ricorda che l’amore non è sempre “tutto ciò di cui hai bisogno” (All you need is love), a volte è ciò che decidi di sacrificare per il bene dell’altro.

Una lettura stimolante, una lettura affascinante, una lettura che risuona di un canzoniere ampio e molto amato, che rivela ad ogni ascolto qualcosa di nuovo.

Vi verrà naturale accompagnarvi nella lettura con la musica che rimbalza prepotente dalle pagine, per sottolineare, per completare l’emozione che matura con la lettura.

Non posso che consigliarvi di aggiungere molte versioni dal vivo alla vostra playlist, perché questo romanzo ha proprio l’andamento, la struttura, la “magia” di un live.

Abbiamo interrotto la concentrazione immersiva nel Festival dei fiori sabato pomeriggio all’Urban Center, accolti dalla generosità di Rossana Geraci, per varare la nave di questo libro e avviare la sua navigazione nel mondo.

Simona lo Iacono, scrittrice esponente della corrente letteraria di donne che di qua e di là dallo Stretto stanno dettando le linee guida di una nuova letteratura, ci ha voluto con lei per infrangere lo champagne sulla chiglia.

Insieme a lei abbiamo solcato le pagine di questo libro d’amore e musica, appoggiandoci alle letture di Francesca Pacca e Simone Giallongo e ai suggerimenti musicali di Marcella, Annalisa e Giancarlo Bianca, The Whites.

Un divertente pomeriggio che rimarrà immortalato nelle foto di Marcello Bianca che vi lasciamo per ricordo.

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2 pensieri su “Un romanzo live – Quel che facciamo dell’amore di Massimo Maugeri – La nave di Teseo

  1. Ottima recensione che guida il lettore nei temi e nella cifra stilistica del nuovo romanzo di Massimo Maugeri!
    Emma Di Rao

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