La pazienza del ragno – La mentalità del granchio di Gaspare Grammatico – Mondadori

Quando avevo quattordici anni, alcune estati fa, grazie a un giovane amico palermitano scoprì l’intelligenza del ragno e la sua pazienza nella canzone del Banco di Mutuo Soccorso. Se da un lato smisi di averne ribrezzo, non smisi di averne paura: le sue capacità architettoniche, la sua abilità dissimulatoria, la sua sterminata pazienza, l’immobilità con cui sa aspettare punto e momento giusto per catturare la sua preda, lo hanno fatto diventare per me un temibilissimo e geniale nemico predatore.

La nostra mente combina associazioni di cui al primo momento non riusciamo a essere pienamente consapevoli, così sin dalla prima pagina del nuovo romanzo di Gaspare Grammatico, La Mentalità del Granchio, edito da Mondadori, mi ha rincorso quella canzone e il pensiero del ragno. Ora che me lo sono goduto tutto, proviamo a capire insieme perché.

Come ci aveva già insegnato Grammatico nella prima uscita i protagonisti di queste avventure sono due: il commissario Nenè Indelicato e la città di Trapani, il suo mare, le sue strade, i suoi abitanti.

Il mondo del commissario Indelicato è un affresco di difficoltà quotidiane, che nascono dal conflitto generazionale con la figlia più matura della sua età, dalle insidie che il condominio, la portiera, i vicini, i colleghi, i superiori, gli tendono a ogni passo per mettere a rischio la sua naturale pigrizia e indolenza proverbiali.

Nenè Indelicato è uno di quei personaggi che conquistano quasi subito perché sembrano esistere anche quando il romanzo chiude le sue pagine.

Non è l’investigatore infallibile, non è il genio eccentrico, non è il detective tormentato da fantasmi interiori. È un uomo, un uomo vero, concreto, credibile.

Dimentica le chiavi, si innervosisce, santìa, ha bisogno del caffè, si irrita quando qualcuno gli dice “vieni subito”.

E soprattutto possiede quella straordinaria miscela di intelligenza e pigrizia apparente che appartiene a molti siciliani.

Tra dentifricio finito, chiavi dimenticate e contrattempi continui, Grammatico costruisce una sequenza che potrebbe appartenere a una commedia, senza mai perdere credibilità.

Indelicato ci risulta, infatti, subito simpatico perché riconosciamo in lui qualcosa di profondamente umano, di simile a noi.

Trapani è la raffigurazione metonimica della nostra isola, delle sue dinamiche, della sua imperfezione, della sua straordinaria bellezza, folgorante e quasi offensiva, della sua inafferrabile essenza. Il caldo, il vento di mare, il ferro battuto della Casina delle Palme, la luce bianca e quella sensazione tutta siciliana che il tempo, invece di scorrere, si sieda accanto a te aspettando che sia tu a muoverti.

Un’altra caratteristica tutta siciliana che riscontriamo fin dall’inizio è quella capacità di smontare ogni melodramma, di trasformare ogni cosa in materiale concreto e pratico, quella di “sbentare” (sgamare) qualunque personaggio per la via.

Così con tensione cinematografica, ma iperrealistica, Grammatico ci annuncia il primo morto:

“Tutto divenne niente: niente più dolore, niente più paura, niente più odore di mare. Nessuna scena della sua vita passata. Nessuna prima caduta dalla bici. Nessun primo bacio.”

La morte non diventa spettacolo, diventa silenzio, senza retorica.

Gaspare Grammatico non è “solo” scrittore di romanzi che ci affascinano, la sua occupazione principale (quello che fa per vivere, diremmo, visto lo stato in cui versa il mondo dell’editoria) è quella di autore televisivo. In particolare, autore per Maurizio Crozza, in quella bagarre satirica ed esistenziale che è l’arena dei Fratelli di Crozza.

Non possiamo pensare che davanti alla pagina bianca della sua Trapani, e del suo alter ego poliziesco, se ne dimentichi.

Così i suoi romanzi offrono altre due caratteristiche identificative: i dialoghi e l’umorismo (ca va sans dire).

Il dialogo è uno dei punti di forza del romanzo, rapido, musicale, mai artificioso. L’innesto delle locuzioni dialettali avviene naturalmente e non dà retrogusto folcloristico, né rende da sottotitoli la sua scrittura.

L’umorismo di Grammatico nasce dalle persone, non dalle battute. Il carrozziere che vive di carne in scatola. La “signorina” ultrasettantenne che controlla tutto. Il proprietario del bed and breakfast impacciato. Il barbiere che sogna una surreale crociera per anziani pro INPS.

Sono personaggi che potrebbero facilmente trasformarsi in macchiette, ma Grammatico riesce sempre a fermarsi un passo prima della caricatura. Ride con loro, mai di loro.

Una delle scene più riuscite è probabilmente quella in cui Nenè e Salvina interrogano gli abitanti del piano terra.

L’indagine procede, certo, ma nel frattempo il lettore entra nelle case, ne sente gli odori, osserva i soprammobili, ascolta le pause.

È quasi antropologia narrativa. L’indagine serve a raccontare una comunità.

Salvina Russo, poi, è il contraltare professionale perfetto per Nenè. Irritante per la sua velocità, per la sua determinazione, anche per la sua gioventù ostentata. Eppure, tra loro, il dialogo e le interazioni, si svolgono in maniera credibile e convincente, senza forzare il pedale sulla differenza di età, ma affondando le radici negli anni di vissuto insieme che rinforza lo scambio vitale tra i loro rami. Le interazioni da mediatore culturale con la adolescente che abita la vita di Nenè ne sono testimonianza carnale e viva.

La vita di Nenè con sua figlia Sara è una singolar tenzone continua, fatta di battute, di scazzi, di reazioni burbere, di apparente dissidio insanabile. Eppure, un mare profondissimo li tiene legati, bagna loro i piedi e li lega indissolubilmente. Mi permetto di andare oltre la citazione e vi riporto una pagina che rende merito anche alla qualità della scrittura di Grammatico, alla sua capacità di raffigurare emozioni e sentimenti come faceva Hopper con i pennelli: 

Costeggiarono il mare e quando si ritrovarono con i piedi penzolanti sopra gli scogli del viale delle Sirene, ad ascoltare le onde battere, sotto tutte quelle stelle Sara sospirò.

Nenè appoggiò una mano sulla sua e gliela strinse piano, un paio di volte. La guardò e, con un gesto quasi impercettibile, le domandò “che c’è?”.

Lei scosse la testa.

«dài!» mormorò Nenè. Questa volta, accarezzandole il dorso della mano con il pollice.

«Pa’… mi manca…»

Poche parole. tirate fuori dallo stomaco, con dolore, e un silenzio lunghissimo che Nenè interruppe lottando.

«Starà bene, vedrai.»

«Sì…»

«Sì.»

Nenè si guardò i piedi e annuì tante volte. Leggendo il cuore di Sara, percepì che c’era altro. rimase zitto e attese.

«Intendevo che mi manca una…»

Sara aspettò che suo padre si girasse a guardarla e glielo disse. Senza emettere alcun suono. disegnò la parola “mamma” muovendo solo le labbra. Sotto tutte quelle stelle.

Nenè, chinò nuovamente la testa. Si abbassò per allacciarsi una scarpa, il cuore piccolo piccolo e la sensazione che più di una di quelle luci sopra la loro testa si fosse spenta di colpo.

«Scusa…» disse la ragazzina, con un soffio di voce.

Nenè annuì di nuovo. Poi scosse la testa e ancora una volta annuì.

Allungò un braccio, strinse a sé sua figlia, e rimasero così. Senza aggiungere altro, con il rumore delle onde del mare a parlare per loro, con la brezza di grecale ad accarezzare i capelli. 

Sotto tutte quelle stelle.

Grammatico possiede una prosa sorprendentemente pulita, non cerca mai la frase a effetto, preferisce l’immagine precisa, l’osservazione concreta, il dettaglio che resta nella memoria.

Anche il congegno propriamente giallo e poliziesco segue la stessa dinamica. 

Grammatico ha molto rispetto per il lettore, non spiega tutto, non ripete continuamente ciò che abbiamo già capito, non sottolinea con l’evidenziatore narrativo gli indizi importanti. Li lascia lì, chi vuole li raccoglie, chi non lo fa li ritroverà più avanti.

È una scrittura che si fida dell’intelligenza di chi legge, in cui il piacere nasce proprio dal ritmo, dal modo in cui l’autore costruisce lentamente il quadro, dal piacere dell’osservazione.

È un romanzo che invita a rallentare.

La ricerca della verità procede lentamente, quasi senza volontà, per accumulazione temporale. In Sicilia spesso avviene così. Soprattutto nella Sicilia occidentale. Fatti e situazioni si affrontano meglio dalla finestra anziché dalla porta.

Inevitabile farsi qualche domanda sui rapporti con i numi tutelari del giallo siciliano. La risposta ce la dà proprio Grammatico stesso, quando in un impeto di scoraggiamento serale di Nenè lo fa rammaricare di non avere una Adelina che gli faccia trovare ogni ben di Dio dentro al forno, come l’amico Salvo Montalbano.

Dal vostro umile recensore non avrete dettagli rivelatori sui morti, sulle indagini, sulle svolte, sulle responsabilità. 

D’altronde, il piacere della lettura di queste pagine si rivela pienamente non solo nella risoluzione del caso, ma proprio nella condivisione di passi e occasioni con i personaggi del suo mondo. Non vediamo l’ora della prossima uscita non solo per vedere quale caso capiterà al commissario Indelicato, e come lo risolverà, ma proprio per farci un’altra passeggiata per le vie di Trapani con i suoi personaggi.

Neppure sulla scelta del titolo avrete rivelazioni, dovrete aspettare la pagina in cui Nenè ricorderà la sua esperienza con i granchi per capirlo.

Ai nostri fini vi dirò solo che il granchio, specialmente quello di mare, in dialetto viene detto aranciu pilusu, tradendo la sua morfologica e grammaticale origine comune con l’aracne, il ragno.

Le virtù investigative di Nenè Indelicato sono proprio quelle del ragno: intelligenza e pazienza. Sa aspettare che i colpevoli facciano un passo falso, anche sottovalutandolo per la sua apparente inerzia e inettitudine.

Ecco spiegato perché per tutte le pagine del libro ho tenuto in un angolo del mio cervello l’altro artropode, parente lontano di quello del titolo.

Il ragno come Nenè si fa trovare al posto giusto nel momento giusto, mentre il granchio, anche camminando sghembo, di lato, e, apparentemente all’indietro, conosce sempre la strada che lo riporta al mare, proprio come Nenè.

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1 pensiero su “La pazienza del ragno – La mentalità del granchio di Gaspare Grammatico – Mondadori

  1. Da Gaspare Grammatico

    La penna di Giuseppe Costa.
    La lucidissima penna di Giuseppe Costa disegna una delle più belle recensioni che abbia mai letto. Lucida, piena. A tratti, musicale.
    Emozionato e onorato, caro Giuseppe Costa

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